Famiglia stroncata dal terremoto del 1805 seppellita a Sepino. Corso di Genealogia in Parrocchia. E la mamma di Vincenzo Tiberio morì a 40 anni

di Domenico Carriero e Mina Cappussi

Oggi 15 7mbre del corrente anno 1861 si è proceduto capitolarmente alla benedizione e consacrazione del novello Camposanto…intervenuto il Consiglio Municipale, la Guardia Nazionale, grande quantità di popolo, suono della banda e sparo di moschetteria. 4 giorni dopo moriva un bimbo di 4 anni, Luca Lisella, di Giovanni e Maria Antonia Chiarizia, primo seppellito nel camposanto. Ed è apparso l’atto di morte del 29 ottobre 1876, di Filomena Guacci, soli 40 anni, madre di Vincenzo Tiberio, la quale morì “dopo lunga malattia, senza aiuti spirituali, però aveva menato vita perfettamente cristiana”. Prima c’era stato il terremoto del terremoto del 26 luglio 1805 alle due circa della notte di venerdì e seppelliti in Santa Cristina, S. Lorenzo e Purgatorio furono...” tra questi un’intera, giovane famiglia “Angela Di Biase, moglie di Pietro Rucci, d’anni 29 circa assieme ai suoi figli Carminantornio, di anni 11 circa, Domenicangelo, d’anni 3, e di Maria Teresa di mese 1 e giorni 18”.

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Utriuscque iuris doctor…continua a parlare latino il Corso di Genealogia UMDI Un Mondo d’Italiani che a Sepino, sotto l’egida di Molise Noblesse, ha calamitato l’attenzione dei giovani grazie al carisma del docente, Domenico Carriero, ingegnere che da oltre 30 anni si dedica alle ricerche genealogiche, e alla decisione, in accordo con la direttrice del corso, Mina Cappussi, di far intervenire il fantasma di Vincenzo Tiberio, premio Nobel molisano mancato, scopritore del potere battericida delle muffe, 40 anni prima dell’inglese Fleming. Questa volta la lezione si è arricchita di un momento di ricerca sul campo, tra i polverosi volumi gelosamente conservati da don Antonio Arienzale nella chiesa di Santa Cristina, patrona del paese in provincia di Campobasso. Nella prima parte della lezione, la quinta, lo scorso 12 maggio 2018, è stato fatto il ripasso di quanto appreso nella lezione precedente, ossia la ricerca degli atti parrocchiali, spaziando dalla loro lettura alla loro contestualizzazione. I corsisti sono stati quindi esposti alle basi del latino, lingua con la quale venivano scritti i primi atti parrocchiali post Concilio di Trento del 1563, per una immediata e semplice lettura. Sono stati quindi fatti diversidon Antonio Arienzale parroco Sepino Santa Cristina www.unmondoditaliani.com esercizi di classe per consolidare quanto appreso leggendo vari atti parrocchiali in latino. Ad esempio, si è tornati sull’abbreviazione “als” (alias) che precedeva il soprannome con la quale la persona era appellata, o comunque conosciuta nel contesto sociale in cui viveva; altresì l’abbreviazione U.I.D. (utriusque iuris doctor) denotava l’essere laureto sia nel diritto civile che in quello canonico; IUG era l’abbreviazione di conIUGi, b.s.f. stava per “battezza sua figlio”, e così via.

IL 20 OTTOBRE 1876, A SOLI 40 ANNI, MORIVA FILOMENA GUACCI, MADRE DI VINCENZO TIBERIO, MOLISANO SCOPRITORE DELLA PENICILLINA

Inoltre, tra i vari atti letti c’era quello di morte, conservato nell’Archivio Parrocchiale della chiesa di Santa Cristina in Sepino, relativo a Filomena Guacci, madre di Vincenzo Tiberio, e datato 29 ottobre 1876. Come attestato nell’atto, la donna, di circa 40 anni, morì “dopo lunga malattia” la notte del giorno precedente alle 4 “senza aiuti spirituali, però aveva menato vita perfettamente cristiana e si era confessata al passato precetto ed alla santa missione. Dopo il funerale è stata sepolta nel Camposanto”.

ODORARE LA STORIA. NELLA CHIESA DI SANTA CRISTINA GLI ATTI DI BATTESIMO, MATRIMONIO, MORTE

Nella seconda parte della lezione i corsisti hanno potuto vedere dal vivo l’archivio parrocchiale della Chiesa di Santa Cristina in Sepino, adiacente alla sala consiliare in cui si svolge il corso. Il docente, dott. Domenico Carriero, avanti agli scaffali che custodiscono i testi parrocchiali, ha evidenziato come qui vengano conservati i libri di battesimo, di matrimonio e di morte. Grande è stato lo stupore quando il docente ha fatto “odorare la storia” ai corsisti esponendoli al tipico odore dei libri in archivio, così come grande è stata la preoccupazione nello scoprire, libri alla mano, che alcuni di essi non avevano l’indice o, nei casi più fortunati, l’indice era presente con una ordinazione dei nomi e non dei cognomi.

DUE GRUPPI E UNA SANA COMPETIZIONE

I corsisti sono stati quindi divisi in due gruppi: il primo aveva il compito di scoprire il nome del primo sepolto nel camposanto sepinese e il secondo aveva il compito di identificare gli atti di morte attestanti gli effetti del terribile terremoto “di Sant’Anna” del 1805.

IL NOVELLO CAMPOSANTO, BENEDETTO OGGI, 15 7BRE DEL CORRENTE ANNO 1861

La soluzione del primo gruppo era legata all’intuizione che dovevano avere i corsisti nel cercare l’indicazione della sepoltura nel Camposanto all’interno dell’atto di morte in Chiesa. Cosi si è visto che all’inizio del 1861 i morti venivano sepolti ancora nella chiesa madre di Santa Cristina, mentre verso la fine dell’anno già i morti era tutti sepolti nel camposanto. Raffinando la ricerca e l’intervallo temporale, i corsisti hanno scoperto l’atto di benedizione del cimitero da parte dell’Arciprete Donato Ferrante il 15 settembre 1861:

“Oggi 15 7bre del corrente anno 1861 si è proceduto capitolarmente alla benedizione e consacrazione del novello Camposanto, non che alla benedizione della Chiesa ivi esistente, la quale si è dedicata alla Vergine Santissima e propriamente alla nascita di Lei, che in questo mese dalla Chiesa si è celebrata la solennità. In questa toccante funzione è intervenuto il Consiglio Municipale, la Guardia Nazionale, grande quantità di popolo. La detta funzione è stata pure rallegrata dal suono della banda e dallo sparo di moschetteria. Il Signore faccia scendere la piena delle sue misericordie su tutti i fedeli che ivi saranno sepolti, e possano esclamare dal segno degli avelli….”

INAUGURATO DA UN BIMBO MORTO A SOLI 4 ANNI, LUCA LISELLA

Ma dopo solo tre giorni, un tal lieto evento fu rattristato dalla prima sepoltura, quella di una bambino, Luca Lisella, di Giovanni e Maria Antonia Chiarizia, di anni 4, “passato alla gloria di Dio”. “Dopo la benedizione è stato sepolto nel Camposanto”. Era il 20 settembre 1861.

LA PRIMA SEPOLTURA A CAUSA DEL TERREMOTO

Il secondo gruppo invece ha trovato immediatamente le sepolture conseguenti al terremoto del 26 luglio 1805: il primo atto di morte, datato 27 luglio 1805, fa riferimento ad una tale Ippolita della Spiaggia, dei furono Giuliano e Cristina Chiarizia, d’anni 71 circa, vedova del fu Libero Arcari, abitante al numero 32 del Rione 9°; come indicata ella morì “assistita in mezzo alla strada al largo sopra la lama, sortita tutta la popolazione dalle case per il terribilissimo terremoto de 26 detto a due circa di notte… Si è seppellita in S. Lorenzo Chiesa Parrocchiale senza esequie per l’accaduto terremoto”.

UN’INTERA FAMIGLIA STERMINATA, ANGELA, 29 ANNI, CON I FIGLI DI 11 ANNI, 3 ANNI, 1 MESE E 11 GIORNI

Dopo quest’atto ne è presente uno “di massa” in cui vengono riportati tutti gli altri morti sepinesi a causa del terremoto:

I morti sotto le Ruine del terremoto delle due circa della notte de 26 Luglio 1805 giorno di venerdì e seppelliti in Santa Cristina, S. Lorenzo e Purgatorio furono...” e segue un elenco di sepolti tra i quali un’intera, giovane famiglia “Angela Di Biase, moglie di Pietro Rucci, d’anni 29 circa assieme ai suoi figli Carminantonio, di anni 11 circa, Domenicangelo, d’anni 3, e di Maria Teresa di mese 1 e giorni 18” e “Cristina Di Biase, vedova del fu Nicola Peluso, figlia dei furono Alessio ed Agata di Stato, d’anni circa 47”

Vincenzo Tiberio www.unmondoditaliani.comUN LIBRO SU VINCENZO TIBERIO

Il corso di Genealogia a Sepino produrrà un volume su Vincenzo Tiberio, ideato da Mina Cappussi, che sarà scritto a piàù mani, oltre che dalla giornalista di Bojano, anche dal dr. Carriero (per la parte genealogica), dal prof. Giulio de Jorio Frisari, per la parte della Letteratura, dal prof. Giuseppe Pardini per la parte storica, dalla dr.ssa Nunzia Lattanzio per la parte grafologica.

13 / 05 / 2018

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