di Mina Cappussi –
A Sulmona si grida al miracolo. L’immagine di un volto impresso nella roccia sarebbe stato attribuito a Celestino V da Morrone, il Papa del gran rifiuto di dantesca memoria, indicato nella Divina Commedia, come “colui che fece per viltade il gran rifiuto” e per questo collocato da Dante nel girone infernale degli ignavi. Fu canonizzato da Clemente V come San Pietro Celestino. Sulla questione abbiamo sentito uno studioso molisano, Oreste Gentile, che da anni alimenta una accesa contesa storica sulle origini di Celestino V che si vorrebbe nato a Isernia.
“In riferimento al volto di Celestino V nella roccia – comincia Gentile – occorre ragionare tenendo sempre fede al buon senso. Mons. Angelo Spina, vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, riguardo al fenomeno “naturale” ha precisato che “ognuno può vederci chi vuole” e ha spiegato che in realtà si tratta di “una roccia che si è staccata e sulla parete ora si evidenzia solo ponendosi con una certa angolatura il volto di una figura umana..
Ognuno può vederci chi vuole. Essendo lo smottamento avvenuto in direzione dell’eremo e a pochi chilometri di distanza verso il lato sud-est, alcuni hanno voluto vederci un segno di S. Pietro Celestino che dall’alto continua a guardare e amare la sua Sulmona e il suo Morrone. Cosa dire? Niente di speciale. Bisogna stare attenti all’immaginazione delle persone ed a lasciarsi prendere da facili concessioni emotive. Come al solito la stampa fa clamore. A volte alle persone piacciono gli scoop e volendo valorizzare il territorio alcuni arrivano a dire tutto e niente”.
Un cronista di Isernia, per distinguersi dai colleghi che hanno pubblicato la stessa notizia, ha ritenuto opportuno aggiungere: “Non molto lontano (dalla frana, n.d.r.) è apparso un secondo bassorilievo scolpito nella montagna che ritrae un simbolo molto simile allo stemma di Isernia”, precisando: “Si tratta di un bassorilievo che ritrae una S che circonda una I e ricorda molto il simbolo di Isernia”. Per completare il “suo” scoop ha pubblicato anche “il confronto” fotografico tra i due simboli. Mons. Spina ha dichiarato in merito: “Riguardo alla pietra con la croce e la lettera S, ce ne sono tante nel territorio; era il motto di S.. Pietro: la croce segno di salvezza e la S lo Spirito Santo”.
Ritengo fuori luogo – continua Oreste Gentile – e soprattutto strumentale “il confronto” tra lo stemma della città di Isernia ed il simbolo scelto da Celestino V per caratterizzare il suo ordine religioso. Quello stemma non è in relazione con il recente movimento franoso, perché ne esistono altri nel territorio sulmonese e nei luoghi che hanno visto la presenza dei seguaci di Pietro di Angelerio.
Non sanno proprio che altro inventare per accreditare alla città di Isernia una nascita mai avvenuta! Per stare in argomento, mi preme ancora una volta ricordare ad un “iserniano” che sono trascorsi ben sette mesi da quando ha promesso, dalle pagine del quotidiano con cui collabora, la pubblicazione di documenti “inediti” sulla nascita di papa Celestino V in Isernia; conservati, a suo dire, nella biblioteca di Montecassino e scoperti dall’Associazione “La Fraterna”. Per spirito deontologico, le promesse ai propri lettori vanno mantenute!
16 / 11 / 2008
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