Tumore al seno: rischio metastasi tardiva. Necessario follow up maggiore

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Una notevole percentuale di pazienti rimarrebbe a rischio di metastasi per tutta la vita, questo prende il nome di metastasi tardiva. E’ necessario studiare meglio la biologia delle cosiddette cellule dormienti modificando le attuali strategie di follow-up per evitare il loro risveglio

(UMDI-UNMONDODITALIANI) Denominato metastasi tardiva, il tumore al seno può ripresentarsi dopo anche 20 anni dalla prima diagnosi. A mettere in luce questo dato, era stato uno studio dello scorso novembre, pubblicato sul New England Journal of Medicine; arriva ora, su Nature, un commento da parte dei medici: Giuseppe Curigliano e Fatima Cardoso, provenienti rispettivamente dall’Istituto Europeo di Oncologia ed Università di Milano, e dal Champalimaud Clinical Center di Lisbona. E’ necessario studiare meglio la biologia delle cosiddette cellule dormienti modificando le attuali strategie di follow-up. Curigliano spiega che in media il 10% delle donne con tumore al seno ormonoresponsivo, che si sottopongono a chirurgia quando il tumore è ancora in fase iniziale e poi seguono una terapia endocrina adiuvante per cinque anni, rimangono a rischio di metastasi per il resto della loro vita, con possibile comparsa di metastasi dopo 15, 20 anni. Molti studi hanno valutato l’effetto del prolungamento della terapia adiuvante oltre i cinque anni. Questi studi non hanno un sufficiente periodo di follow up per poter stabilire il rischio di recidiva tardiva. E’ necessario studiare meglio la biologia delle cellule dormienti e il loro risveglio.

Cellule dormienti

Alcune cellule tumorali che sopravvivono ai trattamenti anticancro si annidano e rimangono dormienti per decenni, risvegliandosi improvvisamente. Ma la nostra conoscenza della biologia delle cellule residue dormienti dopo terapia adiuvante è molto limitata; il loro stato dormiente è da pensare come stato multidimensionale. Una dimensione è il letargo cellulare e una seconda dimensione legata alla vascolarizzazione: la mancanza di vasi nell’area tumorale causa una mancanza di ossigeno e nutrienti, che a sua volta causa l’inattività della cellula. La terza dimensione è quella mediata dal sistema immunitario che controlla l’espansione del tumore, eliminando le cellule cancerose più vitali, e scambiando per non cancerose le cellule dormienti. Se uno di questi fattori cambia, il “letargo” viene disturbato e le cellule tumorali dormienti si risvegliano bruscamente può iniziare lo sviluppo di malattia metastatica. Le terapie per prevenire le metastasi tardive dovrebbero impedire il risveglio delle cellule dormienti o distruggerle mentre dormono. C’è la necessità di trovare al più presto una strategia di attacco che mira sia alle cellule tumorali che al loro microambiente, studiando gli scambi fra le cellule tumorali dormienti ed esplorando la possibilità che portano le cellule dormienti ad uno stato di inattività simile a quello delle cellule staminali.

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