Coronavirus: 70 mila lavoratori a casa, aperte solo fabbriche essenziali

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Molte persone resteranno a casa per la chiusura delle fabbriche il settore manifatturiero è il più toccato dal decreto sullo stop generalizzato, resteranno al lavoro fra il 20 e il 30 per cento. Ferma quasi completamente l’edilizia così come il commercio all’ingrosso o al dettaglio, la filiera alimentare e i carburanti saranno sempre garantiti.

(UMDI-UNMONDODITALIANI) Sono 70 mila le persone che da stasera a mezzanotte resteranno a casa per la chiusura delle fabbriche non essenziali di cui sono il 50 per cento degli occupati in provincia, ma la percentuale sale di molto fra i 42 mila del settore manifatturiero, il più toccato dal decreto sullo stop generalizzato all’industria, è ancora battaglia per capire chi sia strategico e chi no. I sindacati dicono di voler ridurre l’elenco al minimo. Resteranno al lavoro fra il 20 e il 30 per cento, quindi fra gli 8 mila e i 12 mila. E’ quasi ferma completamente l’edilizia, con i suoi 11 mila addetti, così come sono a casa 15 mila addetti del commercio all’ingrosso o al dettaglio, 9 mila dipendenti di alberghi e ristorazione, altri 6-7 mila lavoratori dei servizi più vari, dalle agenzie di viaggio ai noleggi. Invece, continuano con il lavoro da casa, 20 mila occupati delle pubbliche amministrazioni, statali, regionali, comunali, il mondo della scuola, che va avanti con le lezioni on line, i dipendenti dei settori assicurativo e finanziario. Il vero problema sono le situazioni delle grandi fabbriche che credono di rientrare nei codici autorizzati dal decreto. In prima fila c’è la questione Abb-Fimer, i due marchi eredi della ex Power One a Terranuova, con oltre 500 dipendenti, i sindacati contestano, così come contestano alla Duferdofin di San Giovanni e alla Tca di Castelluccio (Capolona), il terzo gigante della raffinazione d’oro, convinto che il recupero degli scarti rientri anch’esso nella lavorazione dei rifiuti che consente di non spegnere i macchinari alla Chimet e, molto probabilmente, alla Safimet. Ci sarebbero ancora tantissime situazioni sulle quali prendere una decisione definitiva. I sindacati, che viaggiano in coordinamento fra Cgil, Cisl e Uil, così come le sigle di categoria dei metalmeccanici, sono in agitazione. Intanto continua l’ondata della cassa integrazione nelle piccole e medie imprese. Il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri dichiara “Siamo pronti in qualsiasi momento e ci auguriamo prestissimo di allentare la morsa delle misure restrittive e superarle” E sulla situazione dei trasporti dice che la filiera alimentare e i carburanti saranno sempre garantiti, ed ha aggiunto che De Micheli farà un’ordinanza per regolare gli orari di apertura per i distributori.

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