Di Jenny Romano – 
Direttive europee oggi sono sinonimo di un ulteriore indebolimento nazionale. Lo Stato sovrano collassa di fronte a un “super sistema” che assume competenza in un numero di materie crescenti. Ne sono la prova, oggi, le direttive 2014/23/CE, 2014/24/CE e 2014/25/CE in tema di appalti pubblici, dal 18 aprile 2014 in vigore.
(UNMONDODITALIANI – UMDI) Una ridisciplina delle già adattate direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE sugli appalti pubblici, che non deroga i principi fondanti lo Stato Italiano o i principali Trattati Europei, né modifica la libertà di ciascun ente relativamente ai servizi d’interesse economico generale, il relativo ambito operativo e le caratteristiche del servizio da prestare, comprese le eventuali condizioni relative alla qualità di un servizio nato al fine di perseguire l’ interesse pubblico: ciò in quanto il compito delle direttive non è quello di imporre una disciplina sovrana, ma semplicemente quello di fissare una serie di principi guida in ragione della necessità di semplificare i sistemi amministrativi nazionali.
Nel caso italiano, si parla di una esistente normativa lenta e chiusa, per molti versi, alle innovazioni
informatiche e tecniche, e che guarda eccessivamente agli aspetti formali e burocratici, che si vuole a tutti costi rinnovare dando maggior spazio alle piccole e medie imprese e agli operatori economici in senso ampio, in modo da comprendere, qualunque persona e/o ente che offre sul mercato la realizzazione di lavori, la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi, a prescindere dalla forma giuridica.
Altro elemento significativo si ha relativamente ai criteri per l’aggiudicazione dell’offerta: da abolire infatti, è il sistema “al ribasso”: tiene conto solo del fattore prezzo, non guardando grado di qualità.
Già nel paragrafo 92 dei Considerando alla direttiva 2014/24/CE, l’UE specifica: “nel valutare il miglior rapporto qualità/prezzo, le amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero determinare i critari economici e qualitativi connessi all’oggetto dell’appalto che applicheranno a tal fine, in modo da permettere una valutazione comparativa del livello di prestazione che ciascuna offerta presenta rispetto all’oggetto dell’appalto quale definito nelle specifiche tecniche”.
Ciò significa fissare una serie di paramentri oggettivi e concreti, che puntino al raggiungimento degli obiettivi ad interesse pubblico in modo intelligente, privilegiando l’interesse e il benessere pubblico prima ancora che il risparmio.
È un quadro strategico ambizioso, viste la triste realtà di partenza, che vuole abbracciare le innovazioni e i piccoli operatori… ma ma non senza critiche:
l’adattamento è previsto entro il 2016, lasciando i bandi attuali alla stregua della disciplina preesistente, in relazione al fatto che ciascuno dei Paesi membri dovrà comporre una normativa specifica integrativa delle linee guida delle direttive, si dovrà tenere conto di una sistema politico che in più nazioni è giunto al collasso, e che, prima ancora di pensare all’offerta pubblica, ha necessità di ridefinire la portata dei costi del fenomeno comunitario.
Mentre il quadro strategico Europa 2020 parla di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, gli imprenditori premono sugli Stati per uscire da un’Europa che mentre sorrideva ai deboli, parlando di ripresa, di uguaglianza, di mercato libero, stringeva la mano a quei forti che oggi, ad una voce, gli europei chiedono di condannare.
17 / 04 / 2014
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