Sant’Egidio 2019: da Bojano musica gipsy, morra e devozione

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Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar scaricato sull’erba da un’apecar, percorsi illuminati da lucine, i cori dei canti popolari e fuochi scoppiettanti. Sant’Egidio è un mito, un emblema, un riferimento, un segno distintivo. Atmosfera magica e quasi surreale, spinta dalla fatica della salita, nel buio l’eco delle voci, volti  noti, figure accennate, le lucine stese tra ramo e ramo di faggi che ornano il sentiero, grazie all’idea del Comitato Festa,piccole lucciole pronte ad illuminare il cammino dei viandanti,Samuele e Amedeo, Pokky e Burraccia, Andrea e Ferdinando hanno fatto riecheggiare le loro voci, per il tradizionale e urlante gioco della morra.

(UMDI UNMONDODITALIANI) Musica gitana all’eremo? Si, se l’eremo è un luogo cool, come quello di Sant’Egidio di Bojano, che il 1° settembre di ogni anno, e per i giorni precedenti, si riempie di gente, volti, vino, devozione, zaini in spalla, i falò, la  camminata in montagna inerpicata su antichi sentieri lungo il massiccio montuoso del Matese, dell’Appennino centrale. Sant’Egidio è un mito, un emblema, un riferimento, un segno distintivo, che ha trasformato un luogo santo, residenza di un eremita, in una meta a metà tra goliardia e spiritualità, con il valore aggiunto, l’odierna presenza da qualche anno a questa parte, di una suora eremita, Suor Margherita, divenuta custode dell’antico monastero, oggi rifugio montano. La pioggia pomeridiana non ha spaventato gli abitanti di Bojano, che ogni anno si trasferiscono in massa sull’altura verde che domina l’antica capitale dei Sanniti, la Bovaianom osca. Il 31 agosto i più audaci hanno sfidato le condizioni climatiche, e hanno raggiunto l’eremo a piedi, abbracciati dalla radura, suggestiva anche con nuvoloni carichi di pioggia, e sempre bellissima agli occhi dei bojanesi, orgogliosi di questa tradizione. Sembrava in forse il concerto del  Matese Friend Festival itinerante, per I Suoni Del Matese, di Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar accompagnato da Roberto NAPOLITANO e Fabrizio RUSSO. Scalato di un po’ l’orario ufficiale, giovani e meno giovani se ne stavano davanti al fuoco, tra boccioni di vino e arrosti, in attesa che la temperatura alcolica si scaldasse, per poter intonare i canti rituali dedicati alla festività. “L’acqua de Sante Aggidie, lassa Sante Aggidie e se ne va, l’acqua lucente e bella denta a lu mare ce ne va a jettà”; lungo il tragitto pedemontano, le lucine stese tra ramo e ramo di faggi che ornano il sentiero, grazie all’idea innovativa dell’Associazione Culturale Sant’Egidio Abate composto da Gianmario ROMANO, Antonio  IANNETTA, Franco PUZO, Renato SCHIAVONE, Ignazio CONTURSI, Nico NAPPI, Antonio MARRA, Nicola AMATUZIO erano come piccole lucciole pronte ad illuminare il cammino dei viandanti, nonostante il terreno scosceso, reso fangoso e a tratti quasi impercorribile. Atmosfera magica e quasi  surreale, spinta dalla fatica della salita, nel buio l’ecodelle voci, volti noti, figure accennate, e su tutto l’entusiasmo della partecipazione, del rito rinnovato, quasi a  ripercorrere le stesse identiche orme dei padri. Buio e silenzio rotti da suoni insoliti per quell’angolo di montagna: verso le 22:00 un’apecar improvvisata ha lasciato sull’erba il suo carico musicale. Giusto pochi secondi per capire cosa stesse succedendo e la Gipsy Orkestar ha cominciato l’insolito concerto attorno al falò davanti all’ingresso del rifugio. Le fiamme si levavano alte, facendo brillare la paillettes del gilet di Eusebio, una frangia fucsia a decorare il capo come nella migliore tradizione gitana. Ed è stata subito allegria travolgente, musica appassionata, sapore ancestrale, trombe, bassi, clarinetti, chitarre e  tamburi a sollecitare il movimento del corpi, facilitato dal buon vino messo da parte per l’occasione. Eusebio e la sua orchestra hanno continuato per un po’ attorno al falò, per poi trasferirsi sotto il porticato del piccolo cenobio, ricovero di viandanti nel medioevo, che seguivano le strade montane colleganti i due versanti del massiccio del Matese.

TREEEE, QUATTROOO, SETTEEE: SIGNORI, ECCO LA MORRA!

Samuele e Amedeo, Pokky e Burraccia, Andrea e Ferdinando hanno fatto riecheggiare le loro voci, per il tradizionale e urlante gioco della morra, curioso passatempo tipico di queste notti insonni in  montagna, che vede due o più partecipanti gridare numeri e “lanciarli” nel vuoto con le mani, affinché si crei la somma strillata in precedenza da ognuno dei due. Questa sfida a pieni  polmoni è intrinseca nello spirito dei bojanesi, e nelle notti di accampamento, svariati sono i numeri che risuonano alti tra le tende, e sfidano i timidi fuochi, ancora accesi, aspettando l’alba. Tanto strana la tradizione, da aver colpito, almeno all’inizio, negativamente Suor Margherita, per la violenza dell’impatto, la durezza dei volti e la forza delle urla. Ma si tratta di un rituale, e come tale va interpretato, sicuramente interessante da un punto di vista socio antropologico. E sotto il loggiato, i peperoni imbottiti, il pane  casereccio, i pomodori con la mentuccia raccolta in loco, le frittate alte, come anteprima del pranzo vero e proprio che si terrà nella ricorrenza di Sant’Egidio, il 1° settembre. La musica si è spostata sul belvedere, una folla a seguire la tromba di Eusebio, sul lato nord della chiesa,  dove l’acqua sorgiva scorre incessante, freschissima e “saporita” dalle bocche di cinghiale scavate dalla pietra dall’artista Mario Cavaliere, oggi scomparso.

CANTI, BALLI E UN SALUTO AL SANTO

Canti, balli, selfie e video tra il verde dell’erba rilucente, la porta della chiesa sempre aperta per accogliere i viandanti. Il saluto a Sant’Egidio lo vanno a fare tutti, e si appendono alla corda per far risuonare la campana. Anche questo è un rito, una specie di buon augurio che ti entra dentro perpetrando i rintocchi, come fossero un segnale convenzionale per rivolgere un pensiero al momento religioso, e contemporaneamente alla propria  interiorità.

E BOJANO DIMENTICA IL COMMISSARIO

Sant’Egidio è anche un momento liberazione, per dimenticare le vicissitudini politiche, di una città che ha vissuto il dissesto finanziario, le dimissioni ad oltranza di  segretari e funzionari comunali, la rinuncia del sindaco Marco Di Biase, l’arrivo del commissario prefettizio, i movimenti e le lotte intestine per le nuove elezioni, l’immobilismo politico in cui versa ormai da qualche anno.

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