Nagorno Karabakh, guerra epistolare. L’Ambasciatore d’Italia in Azerbaigian, Costa Vs l’ambasciatore in Armenia, Scapini

Nagorno Karabakh guerra epistolare. L’Ambasciatore d’Italia in Azerbaigian, Costa Vs l’ambasciatore in Armenia, Scapini

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Nagorno Karabakh guerra epistolare con l’ambasciatrice che ammette: “Mi ha invece provocato l’orticaria la reazione dell’ex Ambasciatore d’Italia in Armenia, Bruno Scapini. L’eccidio di Khojali, l’espulsione di 750.000 azerbagiani cacciati dalle loro terre e case.  L’articolo di Domenico Letizia sulle contestate elezioni in Azerbaigian ha innescato una bomba epistolare cui può tenere testa solo il lunghissimo conflitto che vede antagonisti Armenia e Azerbaigian.  

La dottrina legale internazionale dell’uti possidetis juris per garantire i confini dei nuovi Stati indipendenti. E l’ambasciatrice spiega il significato delle parole azerbaigiane: “qara” – nero e “bag” – giardino che indicano il piccolo stato caucasico. Dal II secolo a.C., il territorio dell’attuale Karabakh fu chiamato Arsak. Da Sak, un’antica tribù turca, col significato di “coraggioso”.

Nagorno Karabakh, guerra epistolare tra ambasciatori che sta tenendo sul filo l’opinione pubblica. Ho letto con attenzione, ovvero con il cuore e la mente – spiega Margherita Costa, Ex-Ambasciatore d’Italia in Azerbaigian, nonché Console onorario della Repubblica dell’Azerbaigian a Genova – l’articolo del giornalista Domenico Letizia concernente le cosiddette elezioni in Nagorno Karabakh, giustamente condannate e criticate dalla comunità internazionale, dal Gruppo di Minsk dell’OSCE, dall’UE e da altri paesi, inclusa l’Italia. L’articolo, che condivido pienamente, rispecchia fedelmente la situazione attuale. (LEGGI QUI L’ARTICOLO DI DOMENICO LETIZIA)

Orticaria ed etimologia

Nagorno Karabakh guerra epistolare che parte dall’etimologia di un nome, il Karabakh, l’antico Arsak, in risposta ad un altro articolo, quello in cui a parlare è l’ex ambasciatore d’Italia in Armenia, Bruno Scapini (LEGGI QUI L’ARTICOLO DELL’AMBASCIATORE D’ARMENIA). “Mi ha invece provocato l’orticaria – prosegue Margherita Costa – la reazione dell’ex Ambasciatore d’Italia in Armenia, Bruno Scapini, che si permette di criticare un paese che non conosce bene, forse non ha mai visitato ed invita a leggere i libri di storia. Sì, mi domando a quali libri di storia si riferisca. Il Nagorno Karabakh significa la parte montuosa del Karabakh, il nome stesso deriva da due parole azerbaigiane: “qara” – nero e “bag” – giardino. Questo territorio dai tempi antichi fino all’occupazione dell’Impero zarista era appartenuto ai diversi stati azerbaigiani, da ultimo il khanato del Karabakh”.

“Per quanto riguarda il nome Artsak, – le parole del console onorario – è associato al nome del Sak, un’antica tribù turca, significa “coraggioso sak”, “marito sak”, “uomo sak”, dato che la parola “ar”, significa “uomo coraggioso”. Dal II secolo a.C., il territorio dell’attuale Karabakh fu chiamato Arsak. Più tardi, l’uso del toponimo Karabakh sostituì la parola Arsak. Nelle opere degli storici armeni (hai) nel primo Medioevo, questa parola è stata data come Artsakh. Però il termine si spiega in turco e non ha alcun significato nell’armeno antico o moderno”.

Nagorno Karabakh guerra epistolare per ricordare ciò che è stato

“Per quanto riguarda un approfondito esame di quanto risulta sul Nagorno Karabakh nella normativa ex-sovietica sulla secessione degli Stati, così come il diritto all’autodeterminazione nell’ambito di questo problema, vorrei aggiungere – rimarca l’ambasciatrice – che durante il periodo sovietico il Nagorno Karabakh aveva lo status  di provincia autonoma (NKAO) all’interno della RSS dell’Azerbaigian. La procedura per cambiare i confini delle repubbliche sovietiche fu stabilita nelle costituzioni dell’URSS e delle repubbliche sovietiche e il territorio di una repubblica sovietica non poteva essere modificato senza il suo consenso e i confini tra le repubbliche dell’Unione potevano essere modificati solo con l’accordo reciproco delle repubbliche interessate e con l’approvazione dell’URSS, ma ciò non è accaduto per quanto riguarda la NKAO.

Nagorno Karabakh e la dottrina dell’uti possidetis iuris

“Col crollo dell’URSS, – continua la nota – la dottrina legale internazionale dell’uti possidetis juris garantì la legittimità internazionale, regionale e nazionale dei confini dei nuovi Stati indipendenti, per cui in base a questa dottrina legale, le ex frontiere amministrative della RSS dell’Azerbaigian, che includeva la NKAO, erano riconosciute dal diritto internazionale come le frontiere legittime della nuova Repubblica dell’Azerbaigian. Per quanto concerne il diritto all’autodeterminazione, ciò non può essere interpretato per includere il diritto di secessione”.

La secessione da un paese indipendente, come l’Azerbaigian, per motivi di autodeterminazione, viola la norma universalmente accettata di integrità territoriale degli Stati, nonché altri principi pertinenti del diritto internazionale. Prima del conflitto, nel Nagorno Karabakh risiedeva una popolazione costituita da abitanti di origine armena ed azerbaigiana, ma l’esercito dell’Armenia ha espulso totalmente gli azerbaigiani dalla regione. Dopo il ritorno degli azerbaigiani in questa area, le comunità azerbaigiana e armena della regione potranno beneficiare pienamente del diritto all’autodeterminazione, entro i confini internazionalmente riconosciuti dell’Azerbaigian.

L’ira funesta, non già del pelide Achille, ma della più contemporanea ambasciatrice di Azerbaigian

“E qui comincia la mia ira funesta. – sottolinea con spirito – L’illustre ambasciatore si è dimenticato dell’eccidio di Khojali, dell’espulsione di tutti gli azerbagiani che vivevano nel Nagorno Karabakh e negli altri distretti adiacenti, sotto occupazione militare da parte dell’Armenia da quasi 30 anni. Ho vissuto questo tragico periodo, in cui più di 750.000 azerbagiani venivano cacciati dalle loro terre e case. L’ENI nel 2003 costruì un villaggio con case e giardini destinato a queste persone e fui invitata all’inaugurazione”.

Collega ambasciatore Scapini, venga a visitare l’Azerbaigian

Nagorno Karabakh guerra epistolare con finale di pace. Nel ricordare che nel pieno centro di Baku esiste una chiesa armena che mai nessuno ha danneggiato, il Console onorario della Repubblica dell’Azerbaigian a Genova ammette: “Non posso dire lo stesso dei monumenti azerbaigiani nei territori occupati.  Consiglio la lettura di un libro, “Ali e Nino”, che aiuta a capire il Caucaso e auguro buona lettura. Colgo anche l’occasione per invitare il mio collega, l’Ambasciatore Scapini, a visitare l’Azerbaigian: sarebbe per me un grande piacere accompagnarlo a visitare questo meraviglioso paese”

Cosè’è l’uti possidetis?

L’uti possidetis è un principio del diritto internazionale sulla sovranità territoriale. Norma latina che significa letteralmente “così come possedete”, l’espressione indica il mantenimento della sovranità su un territorio quando tale sovranità è già stata definita in passato.

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per approfondire

L’ARTICOLO DI DOMENICO LETIZIA

LA RISPOSTA DELL’EX AMBASCIATORE D’ARMENIA

Mina Cappussi

Sono nata il 14 luglio, che è tutto dire! Docente a contratto per l’UNIVERSITA’ ROMA TRE, Facoltà di Lettere, dipartimento di Linguistica, Corso di “Metacomunicazione sul Web e New Media” Laureata con Lode in Scienze Politiche, Master in Management Sanitario Professionale di II livello Master in Diritto del Minore Roma Sapienza, Master in Didattica professione Docente, Perfezionamento in Mediazione Familiare e consulente di coppia Università Suor Orsola Benincasa Napoli, Diploma di Counselor, Master sull’Immigrazione e le Migrazioni Italiane Università Venezia, Master in studi su Emigrazione Forzata e dei Rifugiati - University of Oxford, Master Class in Giornalismo Musicale, Diploma DSA, Diploma Tecnologo per l'Archeologia Sperimentale. Scrittrice, saggista, giornalista, artista, iscritta all’Ordine dei Giornalisti, International Press Card Federation of Journalists, Direttore e Publisher dal 2008 del quotidiano internazionale UN MONDO D’ITALIANI

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