Le orme di George Orwell, che nel romanzo 1984 parlava della supervisione permanete da parte di un Big Brother, sono state seguite, efficacemente, da Peter Weir, regista del Truman Show. Il Cinforum Umdi Turchese ha affrontato un dibattito sui temi del film.
l direttore del quotidiano internazionale UMDI UN MONDO D’ITALIANI, la Dr.ssa Mina Cappussi ed è parte di Molise Noblesse: il Movimento per la Grande Bellezza, Patto per lo Sviluppo del Molise, azione Molise che Incanta; in collaborazione con Centro Studi Agorà; Ippocrates; Casa Molise Molisani nel Mondo; AITEF (Associazione Italiana Tutela Emigrati e Famiglie); Servizio Civile Nazionale; Regione Molise; Matese Mountain Bike; Matese Arcobaleno; Borghi d’Eccellenza; Adiform; Via Micaelica Molisana. Dietro l’apparenza di una commedia vivace e originale, il film presenta l’intreccio di numerosi e complessi temi culturali ed elementi antropologici: l’essere umano che nasce libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e della verità, il desiderio di poter essere artefici del proprio destino, il rapportarsi con il
prossimo senza infingimenti, il superamento delle proprie paure.The Truman Show è il capolavoro cinematografico datato 1998, realizzato da Peter Weir, con protagonista un incredibile Jim Carrey. Il protagonista, Truman Burbank, è un trentenne apparentemente pieno di vita e sempre sorridente, che ignora d’essere l’attore protagonista di uno spettacolo televisivo, il Truman Show, un racconto sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando fu prelevato da una gravidanza indesiderata e adottato da un network televisivo. Il punto di vista narrato è centrato sul protagonista, e sulla sua graduale presa di coscienza nel vedere i suoi affetti più cari, genitori, moglie e amico del cuore, sbiadire nei volti di perfetti estranei. Dopo aver scoperto che il mondo in cui vive è un’illusione, dove ogni cosa succede seguendo un copione predeterminato, Truman è costretto a superare le sue paure e insicurezze per riuscire a scappare.
Il Cineforum UMDI Turchese è nato proprio dalla voglia di infondere, nelle persone che vi prendono parte, la
consapevolezza dei falsi miti. I ragazzi Turchese si sono riuniti in cerchio, parlando delle emozioni e sensazioni, che ha stimolato questo film e spiegando di come si sarebbero comportati se avessero dovuto vivere la vita del protagonista. A condurre il dibattito, Samuele
Doganiero e Piermarino Spina. I temi affrontati sono di notevole importanza, soprattutto nella realtà odierna, bombardata dalle pubblicità, ed intrinseca dell’influenza, che i social network e i media producono. Un film profetico, che segue la linea di un classico della letteratura, quale 1984, il romanzo di George Orwell, ma anche distopico, come per Arancia Meccanica, il cui dibattito è avvenuto lo scorso 19 marzo. Parallelismo con la genialità di Kubrick, dunque, sul tema della rappresentazione di uno stato di cose futuro, che, in contrapposizione all’utopia, presenta situazioni e sviluppi sociali, politici e tecnologici negativi. Truman, infatti, per 30 anni è stato intrappolato in una realtà, che non aveva scelto, e nella quale il labile confine tra pubblico e privato era nullo. Si è parlato di amore, sentimento istintivo e intuitivo capace di far superare
ogni ostacolo, come l’oceano per Truman (grande impedimento e paura), che viene affrontato per raggiungere il vero l’amore della sua vita. Il tradimento da parte delle persone più fidate, amiche, che in quella realtà seguivano un copione prestabilito, ideato dal regista Christoph, il Creatore. Esemplare, la scelta del protagonista, che ha rinunciato alla comodità di una non-realtà,
per entrare nel mondo reale ed imperfetto.
di Grazia De Gregorio
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