di Vincenzo Di Sabato
Guardialfiera e l’angolo di felicità botanica ideato e carezzato da Maria Vincenza e da Pasqualino. Sicché ogni passante, ogni frequentatore ne è attratto, sopraffatto; anche nel riscontrare accordi segreti e suggestivi in mezzo ad una insolita realtà ed un’armonia floreale. “Il tutto buono del mondo” di un “Carosello” di oltre 60 anni fa con Ernesto Calindri, che esaltava il Cynar, noto amaro al profumo di carciofo
Guardialfiera e l’angolo di felicità botanica per soffermarsi sulla bellezza delle piccole cose. Luce e sfumature di colori al mattino, su un balconcino in fiore. Raggi di sole – lì – a danzare tra foglie e gocce di rugiada, mentre tutt’attorno, brillano petali e corolle. E’ l’angolo di felicità botanica a Guardialfiera, ideato e carezzato da Maria Vincenza e da Pasqualino, il suo Sposo. Dotati l’una e l’altro d’un amore innato e profondo per il vegetale, riescono a captare, educare e ad ascoltare i fiori; e li sfoggiano attorno al loro negozietto. Sicché ogni passante, ogni frequentatore ne è attratto, sopraffatto; anche nel riscontrare accordi segreti e suggestivi in mezzo ad una insolita realtà ed un’armonia floreale.
Ogni vaso, ogni “piantina piantata” ogni ramoscello, ogni bocciolo è poesia d’una quiete soave che induce e conduce ad aprire l’animo e a respirare, ad aspirare a pieni polmoni, “il tutto buono del mondo”! Ciascun fiore è interezza, è bellezza, di un verde capace di sconfiggere perfino “il logorìo della vita moderna”. Che bello intanto per me, e per tanti novantenni, evocare questa frasetta, enunciata con convinzione al “Carosello” di oltre 60 anni fa da Ernesto Calindri, il quale seduto fra il baccano d’una piazza, aveva l’incombenza di esaltare il Cynar, noto amaro al profumo del carciofo.
Il ramoscello di Maria Vincenza è, dunque, un fregio. E’ un frammento del Creato, aperto a ventaglio, qui, sul Piazzale intitolato il 6 settembre 2014, a Mons. Giulio Di Rocco: guardiense d’origine controllata, il “Cittadino Benemerito”, il sacerdote, educatore, il poeta, lo storico e spumeggiante barzellettiere! Egli, ogni mattana, sbucava svelto qui dall’adiacente Vico Martino (ov’è ancora la sua abitazione), e salterellando poi l’elegante scalea, raggiungeva la Cattedrale, per celebrarvi la quotidiana Messa mattutina.
Don Giulio, intanto, è passato ai prati dell’eternità il 30 marzo 2003, “dominica laetare”, cioè in una delle due domeniche liturgiche del tempo forte dell’anno, serbate alla gioia, proprio quella purità di gioia di cui egli fece la ragione totale e profonda di tutta la vita.
Lo ricorderanno ancora così anche a Termoli, soprattutto gli aderenti – in quel tempo – al movimento ecclesiale di “Comunione e Liberazione”.
Poiché dal 30 marzo 2003 son trascorsi parecchi giorni, e le generazioni susseguenti non hanno avuto la nostra stessa felicità d’averlo familiarizzato, m’azzardo ad offrir loro il profilo sintetico di un don Giulio, cioè di un prete curioso e riservato, debole e forte, velocissimo e riflessivo, impaziente e tranquillo. Di un uomo, di un poeta che, quando soffriva sorrideva e che quando sorrideva soffriva. Amo ricordarlo così, nel significato delle sue movenze, delle sue smanie, dei suoi umori, con il guizzare dei suoi occhietti astuti e svelti. Dolcissima Maria Vincenza, piacevolissimo Pasquale, voglio dirvi grazie – in una sazietà di amicizia – per aver fatto dono, così, a Guardialfiera, a don Giulio; decorando un piazzale, anche con un balsamo trasognato di umanità e di franchezza.
- Vincenzo Di Sabato, giovane novantenne che narra con un retrogusto di poesia
