di Adriana Niro –
Ritrovamento fossile umano di Isernia La Pineta oggetto dell’attenzione dei più importanti studi internazionali. Da poco, anche in America è scoppiata l’euforia per il bambino più antico d’Italia. Si fa chiarezza sulla più antica storia dell’uomo in Europa.
(ITM-UNMONDODITALIANI) L’antropologia preistorica, abbinata all’attività indispensabile dell’archeologia, è sempre più in grado di ricostruire la vita di chi ci ha preceduto su questa terra.
La ricerca e lo studio di reperti sono lo strumento essenziale per scoprire il passato più remoto dell’uomo: in Europa i ritrovamenti molto antichi sono rarissimi: si ritrovano pochi e importantissimi frammenti di questo mosaico alle origini della nostra esistenza.
La massima frequenza di ritrovamenti archeologici utili per questa ricerca si ritrova in Africa, continente culla della vita per la sua grande variabilità di ambienti, climi e consequenzialmente per la biodiversità, favorite dalla presenza della Rift Valley,
grande fossa tettonica originatasi circa 15 milioni di anni fa, sulla quale si ricorda il ritrovamento di Lucy, esemplare di Australopithecus afarensis, di cui fu rinvenuto quasi per intero lo scheletro.
Come già detto, in Europa è molto difficile recuperare reperti preistorici umani più antichi di 600000 anni: i siti più importanti si trovano in Spagna, Francia e Germania; ritrovamenti più antichi in Europa sono una mandibola parziale e un premolare inferiore attribuiti allo stesso individuo, esemplare di Homo Antecessor della grotta di Sima de l’Elefante, sito di Sierra d’Atapuerca, vicino Burgos, in Spagna e ritenuti più antichi di un milione di anni (1,2-1,1); in Italia, si ricorda che il precedente primato di rinvenimento più antico dello
stivale era quello di Ceprano, sede di Argil, il precedente “primo italiano”, che consta nel reperimento di una calotta craniale di Homo heidelbergensis (antenato del più noto Homo di Neanderthal), che si faceva risalire ad 800000 anni fa. “In realtà – fa presente la prof.ssa Minelli – la calotta craniale di Ceprano è stata ridata a 430000 anni”
Lo scorso anno da Isernia, sito de La Pineta, centro famoso come punto di passaggio dei nostri progenitori per il ritrovamento di numerosi
fossili faunistici, indici di un passato da cacciatore per l’uomo di 700000-600000 anni fa, è stato rinvenuto un primo incisivo superiore sinistro da latte di un bambino deceduto all’età di circa 5-6 anni, datato a 580000 anni fa.
Il reperto è singolare in quanto presenta caratteristiche differenti rispetto al range di heidelbergensis, visto che presenta una struttura più gracile e meno bombata. Il reperto va ad arricchire notevolmente il sito mostrando la prova concreta della presenza umana
in quello che viene considerato un luogo di passaggio e non di stanziamento fisso (attitudine tipica del sapiens a partire dagli 11400 anni fa e non prima, legata alla nascita dell’agricoltura).
Il piccolo dente è diventato oggetto di studio e di attenzione immediatamente da parte del mondo accademico che lo considera il reperto appartenente al bambino più antico d’Italia, nonchè il reperto più antico d’Italia. La scoperta è arrivata anche negli Stati Uniti d’America, in cui la rivista Plos One ha dato ampio spazio al ritrovamento e al sito di Isernia La Pineta.
27 / 10 / 2015
