Jacovitti, disincanto del surreale. Premiato con il prestigioso Molise Award in the World

Cultura

La Salamitudine de Il Sole 24 Ore. Tra i più grandi fumettisti della storia italiana, famoso in tutto il mondo per i suoi innumerevoli personaggi, Coccobill, Caio Tizio e Sempronio, i salami che spuntano dal nulla le lische di pesce. Palmiro Togliatti alla Camera dei deputati arrivò a definirlo nemico del popolo, per il solo fatto di aver disegnato un mazzo di carte con i baffi di Stalin al posto delle spade. La voce “raglia, raglia, giovane Itaglia”, gli  costò la sospensione del fumetto a puntate che gli era stato commissionato da Linus.

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Fumettista italiano, di fama internazionale, creatore di Coccobill e Diario Vitt, Benito Jacovitti ha ricevuto il prestigioso MAW – Molise Award in The World alla memoria. Il Molise Award in the World, il piccolo Nobel tutto italiano, premia chi ha svolto ricerca e ha sviluppato competenze storiche-culturali-letterarie-cinematografiche ed enogastronomiche, individuando aspetti di dettaglio che abbiano notevoli potenzialità nel marketing turistico-culturale e di promozione territoriale; premia le eccellenze italiane, ma anche i coraggiosi pionieri che hanno lasciato l’Italia e hanno portato alto il nome della nazione. E come primo atto assoluto, a Bologna, ha premiato un italiano molisano, nato a Termoli, in provincia di Campobasso, il 9 marzo del 1923. In occasione della mostra su Jacovitti a Bologna dal 25 novembre al 5 gennaio  2018, festival BilbOlbul Fondazione del Monte, retrospettiva dedicata al grande disegnatore e fumettista italiano, a vent’anni dalla scomparsa; della mostra nel palazzo comunale di Cremona dal 20 ottobre al 1 novembre 2017; Tutto Jacovitti a Bra, 1.800 visitatori dal 30 giugno al 27 agosto 2017, Palazzo Mathis; I neuroni di Jac & co., Chiostro di San Nicolò a Spoleto, 22 e 23 settembre 2017, il Centro Studi Agorà, il quotidiano internazionale UMDI Un Mondo d’Italiani, Molise Noblesse con Istituto Italiano Studi Filosofici, Ippocrates, Aitef, Casa Molise, Patto per lo Sviluppo del Molise – Molise Incanta, hanno presentato il Molise Award in the World, Premio alle Eccellenze Italiane nel Mondo,  sezione “Eccellenze di Ieri”, a cura del “Movimento per la Grande Bellezza di una Piccola Regione”, lo scorso 14 dicembre 2017 a partire dalle 17.00 a Palazzo Fava a BOLOGNA.

MINA CAPPUSSI E IL DISINCANTO DELL’IMMAGINARIO

Dopo i saluti delle autorità, gli interventi: “Jacovitti: il disincanto surreale dell’immaginario” a cura di Mina Cappussi, giornalista, scrittrice, docente Università Roma Tre, nonché Ceo di Molise Noblesse e artista quotata che ha dato vita ad un movimeto artistico, l’e-MOVO Mirr Or Art. “Dal punto di vista stilistico – ha cominciato la studiosa – Jacovitti subì l’influenza di Elzie Crisler Segar, padre di Braccio di Ferro, Lo “stile Jacovitti” ha ispirato molti fumettisti, tra questi il noto e coevo Francisco Ibanez, molto conosciuto in Spagna per aver creato i personaggi di Mortadelo y Filemón. “Cocco Bill è un pistolero, che però consuma camomilla, nei saloon, al posto del classico whisky. Insomma, un cowboy particolare, un difensore della legge sui generis. In sella al suo cavallo Trottalemme (che beve e fuma di tanto in tanto), spesso con una riga e una squadra che fuoriescono massonicamente dalle staffe, ci mostra un Far West surreale, con i classici stereotipi: indiani, sceriffi, banditi, donnine allegre e diligenze, ampiamente distorti, riveduti e corretti, riportati al livello odierno, canzonati nel loro essere sterotipo, modernizzati e avvicinati all’osservatore. E così ci sono gli indiani Ciriuàcchi e i Piedi Neri, nativi americani che parlano molisano “ahó viscepà, iovoio quaiò! oquaiò kaimagnà”, che significa “ehi, viso pallido, io rivoglio il quaglione che hai mangiato”. E molisana è pure l’immagine delle donne, sempre col matterello, usato non tanto per ammassare la farina e realizzare le tante prelibatezze culinarie della regione, quanto come arma di “mitigata e affettuosa offesa” più che di difesa. Anche qui uno stereotipo, è vero, ma alquanto vicino alla realtà, delle mamme che  “educano” i figli “a mazza e panella”, con tanto di lancio al bersaglio di pantofole, matterello e cucchiaio di legno. Ma, al di là della simpatia per i personaggi divertenti, il mondo di Jacovitti è irriverente e scanzonato, cela una sottile rassegnazione culturale dell’artista che risponde con la creatività, il genio, l’inventiva, all’assetto sociale ed economico, alleggerendo il carico della responsabilità individuale in un fiorire di oggetti da “piccolo mondo antico” in chiave rap. Forse, sorridendo ai salami che spuntano dagli alberi e dai vasi di fiori, ai ragnetti che osservano la scena, alle lische di pesce e alle ossa che appaiono un po’ ovunque, ai dadi, ai piedi senza gamba, ai pettini infilzati nel terreno, ai calzini spaiati, potremmo evitare di prenderci troppo sul serio, riusciamo a sfuggire al conformismo mettendolo alla berlina con ironia e un pizzico di filosofia. E così Flitt, il dittatore di Flittonia, non salutava a braccio teso, come Hitler, e nemmeno a pugno chiuso come Stalin, ma facendo l’inequivocabile gesto della mano, reso con indice e mignolo alzato e le altre dita abbassate, che ci comunica, senza mezzi termini, il tradimento del consorte o della consorte. E qui entra in scena il nemico giurato di Flitt, Baldus Gregorovius, paladino della libertà  del popolo, che però preparava un regime identico a quello che voleva abbattere. Insomma, non c’è scampo nel mondo di Jacovitti, che si prende gioco del qualunquismo imperante nel secondo dopoguerra, delle ideologie, delle esaltazioni del potere. Forse non tutti sanno che il noto grido di guerra Eja, Eja, Alalà fu suggerito da D’Annunzio il 9 agosto del 1917, nel campo della Comina, in Friuli, derivandolo dall’esclamazione latina eja e all’alalà, col quale Achille aizzava i cavalli: il guerriero greco, infatti, prima di lanciarsi contro Ettore, emise quel grido, come ricorda anche Pascoli nel verso «emise allora un alalà di guerra». L’esclamazione, divenuta molto comune tra i soldati al fronte, fu ripresa con l’avvento di Mussolini e divenne quasi un doodle, come si dice oggi, pronunciata in ogni momento e in ogni angolo d’Italia, e non solo in Italia. “Eia Eia Alalà” è il titolo di un libro di Giampaolo Pansa, che fa una Controstoria del fascismo spiegando con dovizia di particolari come l’Italia sia diventata, convintamente, fascista. Usando l’artificio del romanzo – «a me il lettore piace acchiapparlo per la coda, non annoiarlo a colpi di saggio» – Pansa parte dalla sua terra e racconta, attraverso le vicissitudini del possidente terriero Edoardo Magni (personaggio di fantasia) quello che gli storici posteriori (quelli, per intenderci, che non potevano più temere l’epurazione socialista) hanno chiamato “consenso”, magistralmente argomentato da Emilio Gentile. «Non so quante volte l’ho sentito gridare quando ero bambino ed ero un Figlio della Lupa. – spiega Pansa riferito all’espressione Eia Eia Alalà che è anche il titolo della usa opera – Ho anche una foto in cui, piccolissimo, facevo il saluto romano, davanti al monumento ai Caduti. Non ho fatto in tempo a diventare balilla, però. Il regime è caduto prima. E per quanto in casa dei gerarchi sentissi dire peste e corna. Il sottofondo della vita degli italiani era quello lì».

Ebbene, in tutto questo sapete cosa si è inventato Jacovitti che, non a caso, si chiamava Benito? Al posto di “Eia eia Alalà”, il nostro faceva pronunciare ai suoi personaggi un “Eia Eia baccalà”, per prendersi in giro, per fare il verso al “verso” comune, e anche per rimarcare la tradizione culinaria della terra di Molise, mentre chiudeva le sue tavole più “impegnate” con un “Raglia, raglia, giovane Itaglia”.

L’intervento della Cappussi, corredato di slide con le immagini più emblematiche del fumettista, del raro fumetto “Pippo e il Dittatore”, delle caricature e delle foto più intime di Jacovitti, è stato salutato da un lungo applauso, tributato in onore del vignettista molisano.

E’ seguito l’intervento del prof. Giulio de Jorio Frisari, già docente dell’Università del Molise, Visiting Professor dell’Università Aristotele di Tessalonica, referente per l’Istituto Italiano Studi Filosofici, che ha parlato delle commistioni filosofico-letterario tra l’opera di Jacovitti e la cultura del suo tempo.

FRANCO E SABINA IADAROLA: LISCHE E SALAMI, L’ATTUALITA’ DI JACOVITTI

La Tavola rotonda dal titolo “Lische e salami: l’attualità di Jacovitti” è stata animata da due giovani di Bojano, l’antica capitale dei Sanniti Pentri, Sabina e Franco Iadarola, con l’intervento di studiosi, storici, appassionati, artisti, comunicatori, giornalisti. “I suoi salami – ha spiegato Sabina Iadarola – erano privi di qualsiasi riferimento ambiguo e malizioso e venivano invece aggiunti, come lui stesso aveva spiegato, per occupare gli spazi vuoti delle sue vignette. Ma non solo. Come spesso succede all’artista, aveva bisogno di “scarabocchiare” mentre pensava all’impianto della tavola in genere, e così, disegnare particolari, come salami e ossi, era utile per occupare il tempo mentre pensava”. Condotto da Maurizio Varriano de “I Borghi d’Eccellenza”, la manifestazione ha sancito l’orgoglio italiano e molisano per un fumettista dal tocco surreale e fantastico che ha caratterizzato un’epoca, regalando al mondo del fumetto e della satira la propria visione scanzonata e profondamente  filosofica della società. Jacovitti è stato dunque ricordato a tutto tondo e la sua figura messa in risalto dai giudizi di uomini di cultura di tutto il mondo. Poi la cerimonia di consegna del Premio, emozionante e coinvolgente.

SILVIA JACOVITTI

“Mio padre – i ricordi emozionanti di Silvia Jacovitti – mi ha insegnato a non prendermi mai troppo sul serio, a sapermi mettere in gioco, a imparare a ridere per prima dei miei difetti”. Uno dei più grandi fumettisti della storia italiana, famoso in tutto il mondo per i suoi innumerevoli personaggi, Jacovitti riusciva a far sorridere, non senza un velo di malinconia e una propensione alla riflessione

DIEGO GABUTTI

“Era scritto a chiare lettere nelle tavole a fumetti di Benito Jacovitti – ha scritto Diego Gabutti – che l’avremmo rimpianto, prima o poi. Che avremmo rimpianto la sua irriverenza e il suo disincanto surreale. A cominciare dalla sua ironia nei confronti di una certa politica. Aveva capito l’essenziale: che la partitocrazia cattocomunista, circondata da una cucciolata di piccoli partiti folkloristici e uggiolanti, avrebbe immancabilmente tradito e deluso gli italiani. Jacovitti non fu un seguace ma un allegro eretico del qualunquismo, come Guglielmo Giannini, il fondatore dell'”Uomo qualunque”, aveva battezzato la sua weltanschauung. Ma Jacovitti, diversamente da Giannini, aveva capito l’essenziale anche della critica alla partitocrazia, cioè che costa più di quanto renda e che anche il qualunquismo, alla lunga, è politica. Come anche Achille Campanile, Giovannino Guareschi, Jacovitti era sì un umorista ma anche un po’ un filosofo: là dove tutti rivendicavano un’identità, lui mise ogni identità in burletta, senza salvarne nessuna, compreso il qualunquismo, di cui sbertucciò il linguaggio. Mentre gli altri sfilavano incolonnati, marciando al “passo di parata” e agitando bandiere lui disegnava «gli abitanti di Flittburg, capitale della Flittonia». Non aveva bandiere da difendere, a parte i salami senzienti e le lische di pesce che si nascondevano nelle sue pagine. Jacovitti comunque fece anche politica a modo suo. Nel ’48 realizzò manifesti elettorali per i comitati civici contro le sinistre del Fronte popolare; poi disegnò anche una vignetta per la campagna elettorale del Msi su richiesta del segretario Arturo Michelini, che lui creò gratuitamente. Palmiro Togliatti arrivò a bollarlo in piena Camera dei deputati come nemico del popolo, per il solo fatto di aver disegnato un mazzo di carte con i baffi di Stalin al posto delle spade. La voce “raglia, raglia, giovane Itaglia”, gli costò la sospensione del fumetto a puntate che gli era stato commissionato da Linus”.

IL SOLE 24 ORE E IL KAMASULTRA

E il Sole 24 Ore, il 7 dicembre 1997 parla di “Salamitudine” come condizione esistenziale dei personaggi di Jacovitti, contornati da uno spazio ossessivamente pieno di dettagli, condannati a comportarsi secondo lo stereotipo narrativo di cui erano la parodia, ossessionati dalla presenza impertinente di salami mozzati (talora con le ali), di piedi senza padrone che spuntano dalla terra come singolari cactus e di lische di pesce. Per noi, bambini negli anni Sessanta, Jacovitti era la giocosa irrisione dei miti televisivi, qualcosa che li rendeva meno sacri ed eroici, avvicinandoli non solo alla quotidianità, ma anche alla realtà irrimediabilmente provinciale che, rispetto a quei modelli, ci pareva di vivere. L’indimenticabile Cocco Bill, pistolero del west che beveva camomilla invece di whiskey! Il suo Kamasultra è un inventario delle situazioni erotiche più assurdamente barocche e demenzialmente irrealizzabili”

COCCOBIL COME BRACCIO DI FERRO

E l’accostamento ad Elzie Crisler Segar, fumettista statunitense, famoso per essere stato il creatore di Braccio di Ferro. “Nelle loro peculiarissime specificità – continua il quotidiano economico italiano – Segar e Jacovitti sono stati forse gli autori più genialmente demenziali della storia del fumetto mondiale. I personaggi di entrambi ostentano continuamente un misto tra genio e stupidità”

LA VITA DI BENITO JACOVITTI

Benito Franco Giuseppe Jacovitti nasce a Termoli, sulla costa molisana, in provincia di Campobasso, il 9 marzo 1923 da una famiglia di origine arbresh. All’età di sette anni, inizia a mostrare il suo interesse per i fumetti. Ancora bambino, Jacovitti si trasferisce con la famiglia a Macerata, prima, e infine a Firenze, dove frequenta l’Istituto statale d’arte. Nel 1939, a soli 16 anni, pubblica per la rivista satirica fiorentina Il brivido; poi la storia a fumetti “Pippo e gli inglesi” gli procura la collaborazione quasi trentennale per il settimanale Il Vittorioso dell’editrice cattolica AVE, che lo farà conoscere a tutta l’Italia. L’esile corporatura del giovane Jacovitti gli valse il soprannome Lisca di pesce, e per questo come icona con cui firmare le sue tavole adottò appunto una lisca di pesce. Jacovitti continuò il suo lavoro con Il Giorno dei Ragazzi, supplemento de Il Giorno, per il quale, il 28 marzo 1957 aveva creato il suo più famoso personaggio, Cocco Bill. Sempre per Il Giorno crea tre formidabili personaggi romani: Tizio, Caio e Sempronio i quali si esprimono in latino maccheronico. Nei primi anni cinquanta fu anche collaboratore del Quotidiano, giornale dell’Azione Cattolica, per il quale produsse vignette con più chiari spunti satirici legati all’attualità politica dell’epoca (in pratica fu il primo in Italia a fare una vignetta in prima pagina che era quasi un editoriale). La caratteristica dei piccoli personaggi ai quali ha dato vita sulla carta, i suoi salumi e affettati, serpenti e lumaconi, lo hanno reso popolare al grande pubblico. Nel 1977 pubblica, assieme a Marcello Marchesi, il libro Kamasultra, edito dalla casa editrice “Maga Publicitas” di Milano. Nel 1991 lo scrittore Fulvio Abbate ha curato una sua mostra di tavole originali alla Galleria La Nuova Pesa di Roma, forse il primo riconoscimento che il genio del fumetto italiano, l’inventore di Cocco Bill e del Diario Vitt, abbia mai ricevuto in vita in uno spazio espositivo “colto”. In quella circostanza Cesare Medail scrisse sul Corriere della Sera che “la sinistra ha finalmente riabilitato Jacovitti”. A Termoli il liceo artistico è intitolato a Benito Jacovitti. In occasione del novantesimo anniversario della sua nascita, l’Amministrazione comunale di Termoli, sua città natale, ha voluto dedicargli una mostra, nei locali della Galleria Civica di Arte Contemporanea.

“Qualcuno brontolò perché – le parole dello stesso Benito Jacovitti, in un’intervista al Corriere della Sera del 22 novembre 1992per esempio nelle storie western, c’era qualche ammazzamento. Ma sarà violenza quella in cui il morto fa un paio di capriole, entra nella cassa e cammina per il cimitero con mani e piedi che gli escono dai legni?”

“La sua più grande sfortuna – ha commentato Gori de Il Foglio – è stata essere nato tra noi. Se fosse nato in America, hanno detto in tanti, sarebbe diventato il rivale numero uno di Walt Disney.

JACOVITTI IN PUBBLICITA’

Jacovitti lavorò anche per la pubblicità: famosi i caroselli con Coccobill, quelli di Zorry Kid per l’olio Teodora e, prima di tutti, quelli di Pecor Bill per la Lanerossi Vicenza; creò oltre 100 campagne pubblicitarie (dalla Esselunga ai Concessionari FIAT, dalla Autobianchi ai Caravan ARCA, dalla Banca Popolare dell’Emilia alle casseforti STARK, dalla Voxson alle Ferrovie dello Stato, dalla Schiapparelli all’Ambra Solare, ecc.).

Nel dicembre del 1994 il Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro gli ha conferito il titolo di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana. Nel luglio 1971 vince il Trofeo di Palma d’Oro al Salone Internazionale dell’Umorismo di Bordighera

Il Molise Award in the World si è chiuso in bellezza, con un consenso unanime e la promessa di valutare l’assegnazione del Molise Award in the World ad un personaggio illustre di Bologna. La scelta è ampia.

Giosuè Carducci

1835 – 1907. Poeta e storico della letteratura italiana, editore di testi e filologo, critico, “istitutore” e organizzatore di attività culturali nell’Italia unita, è stato un vigoroso protagonista della società nostra del secondo Ottocento. Una giovinezza vissuta in Toscana, la maturità trascorsa a Bologna, dove è rimasto profondo il segno del suo alto magistero. Casa Carducci si trova nella piazza a lui dedicata, al numero 5: è diventata un istituto del Comune di Bologna per la conservazione e la fruizione pubblica, per la valorizzazione e lo studio della biblioteca e dell’archivio di Giosue Carducci, nella casa, con gli arredi e le suppellettili originali, dove lo scrittore ha abitato dal 1890 fino alla morte raccogliendo e organizzando un cospicuo patrimonio di memorie e di cultura.

Papa Gregorio XIII

al secolo Ugo Boncompagni, nasce il 7 gennaio del 1502 a Bologna, figlio di Angela e di un ricco mercante di nome Cristoforo.

Giorgio Morandi

20 Luglio 1890 – 18 Giugno 1964 Pittore italiano, grande protagonista del Novecento e tra i maggiori incisori del secolo. Nasce a Bologna il 20 luglio 1890 da Andrea e Maria Maccaferri.

Guglielmo Marconi

scienziato inventore delle radiocomunicazioni wireless e premio Nobel per la fisica. Figlio di un agiato proprietario terriero e di una signora irlandese sposata in seconde nozze, Guglielmo Marconi a soli 27 anni arriverà alla geniale invenzione del telegrafo senza fili che portò a una vera rivoluzione mondiale. A Guglielmo Marconi sono intitolati l’aeroporto di Bologna, una delle principali strade della città e i Comuni dell’appennino di Sasso e Pontecchio. Le sue spoglie sono custodite a Sasso Marconi a villa Griffone, dove hanno sede anche un Museo e una Fondazione a lui dedicati. Acquistata a metà Ottocento, Villa Griffone fu la residenza elettiva della famiglia Marconi dove Guglielmo passerà la maggior parte della sua vita fino alla maggiore età. Proprio a Villa Griffone, compì il primo riuscito esperimento di radiotrasmissione (1895), come riportato anche su una lapide collocata sulla facciata della villa“.

Marcello Malpighi

nasce a Crevalcore nel 1628. Nel 1645 arriva a Bologna per apprendere filosofia alle Scuole Pie. Studia medicina e si laurea nel 1653, ottenendo una lettura di logica nel 1655. Chiamato sul finire del 1656 a Pisa, da Ferdinando II, vi occupa la cattedra di medicina teorica ed entra in dimestichezza con Borelli che lo introduce alla “libera filosofia” galileiana. Richiamato a Bologna nel 1659 come lettore di teorica della medicina straordinaria, passa nel 1660 alla medicina ordinaria. Nel 1662 accetta la cattedra primaria di medicina a Messina, ma rientra nel 1666 a Bologna. Nominato archiatra pontificio da Innocenzo XII nel 1691, si porta a Roma dove muore tre anni dopo. La sua attività scientifica, volta in particolare alla anatomia microscopica, lo porta a indagare la struttura polmonare, il parenchima celebrale, il sistema ghiandolare, i problemi della sensibilità, il campo dell’embriologia, la struttura dei visceri. Per la sua fama nel 1669 la Royal Society di Londra lo nomina membro onorario. Nel 1686-1687 esce a Londra la sua Opera omnia in 2 volumi con 122 tavole incise in rame: seguono le opere postume nel 1697 e nel 1698.

Laura Maria Caterina Bassi Veratti, più nota come Laura Bassi

(Bologna, 29 ottobre 1711 – Bologna, 20 febbraio 1778), è stata una fisica e accademica italiana, la seconda donna laureata d’Italia dopo la veneziana Elena Lucrezia Cornaro, la prima a intraprendere una carriera accademica e scientifica e la prima al mondo a ottenere una cattedra universitaria. La Bassi seguiva le teorie newtoniane e cercò di applicarle alla fisica elettrica. Grazie alla stima che si era procurata con le sue ricerche e la sua attività didattica riuscì a farsi assegnare la cattedra di professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle Scienze finalmente senza alcuna limitazione di genere.ja

E ancora, Lucio Dalla, Luca di Montezemolo, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, Stefano Benni, Pierpaolo Pasolini, Raffaella Carrà, Haber ecc..

Il Molise Award in the World, insomma, potrebbe tornare a Bologna, e questa volta per premiare un bolognese, affidando alla città il piccolo nobel MAW d’Italia!

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