di Luigi Pizzuto *
Termoli omaggia Paolo Di Paolo: il maestro della fotografia. Nel resoconto di Luigi Pizzuto, l’evento, promosso dalla Casa del Libro, diventa un viaggio tra gli scatti che, a partire dagli anni ’50, raccontano un pezzo fondamentale di storia italiana
Termoli omaggia Paolo Di Paolo, il fotografo nato a Larino, in un incontro dove arte e tempo si fondono nel ricordo. Al Cinema Oddo un evento di spessore culturale, promosso dalla Casa del Libro, per celebrare uno dei grandi della fotografia italiana.
Termoli omaggia Paolo Di Paolo: un’emozione che non si spegne mai
Essere e tempo abitano nell’arte fotografica di Paolo Di Paolo. Emozionano. Si abbracciano negli scritti e scatti del grande fotografo per raccontare l’Italia che rinasce dalle ceneri della seconda guerra mondiale. Nel cuore delle immagini rivive la magia di un’emozione che non si spegne mai. E disvela piano piano l’essenziale. Un sacro minore che, con orgoglio, vive puntualmente nell’intimo dell’anima.
“Il film: Paolo Di Paolo: un tesoro di gioventù, diretto dal grande fotografo e regista Bruce Weber, candidato all’Oscar per Let’s Get Last – precisa Daniela Di Battista, presidente della Casa del Libro termolese – ripercorre la vita del grande fotografo molisano nato a Larino nel 1925 e scomparso nel 2023 a 98 anni. È da annoverare senz’altro tra i grandi narratori per immagini dell’Italia degli anni 50 e 60“.
I fratelli Cappella nel loro intervento accentuano la profondità e gli aspetti particolari del filmato. In sala applausi scroscianti da parte di un pubblico inatteso e numerosissimo. Giunto per l’occasione, di mattina, anche dell’entroterra molisano. La proiezione del film documentario impressiona i presenti. In particolare quanti hanno conosciuto da vicino Paolo Di Paolo nella sua Larino, che ha amato tanto, fino alla fine. Le immagini partono dal luogo delle proprie radici con racconti e aneddoti che colpiscono.
A Roma vive momenti di gloria. Tra il 1954 e il 1968 la sua carriera è intensa per aver collaborato con Il Mondo e Il Tempo illustrato. Grazie alla sua arte e al suo carattere empatico, aperto e genuino riceve le simpatie di personaggi di spicco. Protagonisti all’epoca della “Dolce Vita“.
L’istante, il sentire nascosto delle storie
La pellicola ripercorre questo cammino. Il canto di questo periodo, tra povertà, tanta cultura e voglia di vivere, s’intreccia al sogno, alla bellezza e ad un impareggiabile dolce sentire. Nei suoi reportage c’è il respiro profondo di tante storie nel flusso del tempo. Vengono documentati volti celebri e volti sconosciuti. Dalle immagini si nota la sua Leica tra le mani. Pronta a fissare per sempre ciò che si cela dentro. Le sue dita l’accarezzano. Curiose di tirare fuori i segreti dell’esistenza, il contesto di appartenenza e la realtà che cambia velocemente. Paolo Di Paolo preferisce l’istante, il sentire nascosto, le storie delle persone e i tratti che sorprendono. Il racconto che guarda lontano è reale. E’ pieno di vitalità. È parte di un mondo positivo. E’ una realtà che sorride tra non poche ferite.
Come Tony Vaccaro, un altro grande della fotografia mondiale, originario di Bonefro, custodisce un inaspettato tesoro di gioventù. Autorevole. Schietto. Umile. Abilmente creativo. Che non finisce mai. Anche quando gli anni passano. Paolo Di Paolo ama il corpo, i dettagli, l’incanto dei vicoli, gli sguardi, i ritratti dei suoi amici, il mondo degli umili, la gioia, i riti festosi, i buoi, i carri e i fiori di San Pardo. Ama il bicchiere di vino mezzo pieno che lo tiene in vita. Predilige l’arte dei grandi e la loro filosofia. Al centro dei suoi scatti tantissimi personaggi importanti: Pasolini, Visconti, Anna Magnani, Elisabeth Taylor, Mastroianni, Nureyev, Sophia Loren, Ezra Paund, De Chirico e tanti altri. Suscita curiosità “La lunga strada di sabbia“, inchiesta del ’59 sulle abitudini degli italiani in vacanza, firmata con Pier Paolo Pasolini.
L’eredità ritrovata
La chiusura della rivista Il Mondo, come emerge dalle interviste, inaspettatamente pone fine alla sua carriera. Il nuovo giornalismo fatto di scoop e di paparazzi non gli appartiene. La sua filosofia cura l’intimo, la riservatezza e il rispetto della persona. Detesta il mondo slegato dal senso dei valori. Si ritira così nel silenzio della sua campagna per dedicarsi alle sue passioni e ad una vita tranquilla e riservata. Il suo prezioso patrimonio fotografico tace per parecchio tempo. Viene abbandonato inspiegabilmente nella cantina di famiglia. Dopo tantissimi anni è sua figlia Silvia a scoprirlo. A valorizzarlo come merita. Il dialogo col padre è amorevole e appassionante. Si svolge con rispetto e tanta professionalità. A Silvia si deve il rifiorire del magnifico archivio.
Paolo Di Paolo riemerge così in tutta la sua grandezza come fotografo ritrovato. Come fotografo è nel backstage di Valentino dove ritrae brillantemente Pierpaolo Piccioli che sorride accanto alla modella con copricapo “arboreo” cucito ad arte come natura viva. Siamo alle ultime battute della sua documentazione visiva. Espone al MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma. La grandezza alberga nella semplicità che l’autore mostra e registra. Riceve la Laurea ad Honorem in Storia dell’Arte all’Università La Sapienza di Roma. Continua a far sentire la voce su quanto di meglio rappresenta il cammino dell’uomo. Fino al 6 aprile 2026 al Palazzo Ducale di Genova è possibile vedere la mostra “Paolo Di Paolo, fotografie ritrovate”. Qui in tante immagini esemplari i mutamenti della società italiana si abbracciano e si toccano con mano.
- Luigi Pizzuto, storico e poeta
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