Pirellone come Twin Tower dell’11 settembre.Ieri ed oggi del colosso di calcestruzzo

Attualità

di Claudio Beccalossi-

(UNMONDODITALIANI – UMDI) «Pirellone, ja t’aime!» Per amore (o per forza), piace a tutti (abitudinari passanti, turisti curiosi, utenti d’occasione, perdigiorno perditempo, dipendenti… accondiscendenti) alzare lo sguardo al cielo di Milano. Fermando lo sguardo, però, al 31° piano (gli altri 2 sono… sottoterra) del Grattacielo (o Palazzo) “Pirelli”, sede del Consiglio regionale della Lombardia, posto all’angolo sud-ovest di piazza Duca d’Aosta, nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria Centrale.

Osservare dal basso l’edificio “spilungone” procura un ovvio senso… d’inferiorità. Forse per esorcizzare drammaticamente questo complesso o per chissà quali altri motivi (guasto tecnico, pazzia improvvisa, azione premeditata), l’italo-svizzero Luigi Fasulo, 67 anni all’epoca del fatto, il 18 aprile 2002, ai comandi d’un aereo da turismo, volle misurarsi col destino (non solo suo, padronissimo, ma purtroppo anche con quello di altri del tutto innocenti) andando a schiantarsi all’altezza del 26° piano del “Pirellone” squarciando anche un altro piano e provocando gravi danni all’assetto esterno. L’impattò causò tre morti: due ignare dipendenti della Regione Lombardia al lavoro (Anna Maria Rapetti ed Alessandra Santonocito) e lo stesso pilota. Dopo il necessario risanamento, la rimozione delle antenne radio e l’installazione di luci stroboscopiche (cioè, provenienti da fonti intermittenti e che possono essere utilizzate per localizzare un punto cospicuo), il grattacielo è tornato in attività accogliendo ancora, da fine maggio 2005, il Consiglio regionale della Lombardia. La Giunta regionale (con la presidenza e gli assessorati), poi, nel 2011 è stata trasferita nel Palazzo “Lombardia”, alto 161,3 metri, parte d’un complesso unitario che sorge in piazza Città di Lombardia, adiacente a via Melchiorre Gioia.

Alle donne vittime della tragedia del 18 aprile 2002 è stato dedicato, al fatidico 26° piano, un “Luogo della memoria”. Ma la memoria corre anche dietro ai trascorsi della costruzione che vantava, tra il 1958 ed il 1966, il record della maggior altezza (metri 127,10) tra i suoi “simili” nella Comunità Europea/Comunità Economica Europea prima di perderlo per “colpa” della South Tower di Bruxelles (Belgio), con 148 metri e 38 piani, innalzata tra il 1962 ed il 1967.

Il “Pirellone” venne progettato nel 1950 e costruito tra il 1956 ed il 1960, con “taglio del nastro” celebrato il 4 aprile 1960. “Padre” del “colosso” fu il progettista Gio Ponti che s’avvalse d’un eccellente staff di collaboratori (Pier Luigi Nervi, Antonio Fornaroli, Alberto Rosselli, Giuseppe Valtolina, Egidio Dell’Orto, Giuseppe Rinardi) e di curatori delle strutture (Giuseppe Valtolina con i consulenti Pier Luigi Nervi, Arturo Danusso, Piero Locatelli, Guglielmo Meardi). L’opera fu portata a termine dall’Impresa “Bonomi”in collaborazione con “Comolli” e “Silce”. I 127,10 metri raggiunti costituiscono un vanto del “razionalismo italiano” ed una realizzazione in calcestruzzo armato tra i più orgogliosamente svettanti del pianeta.

Il complesso occupa un’area calpestabile di 24.000 m² mentre la superficie del grattacielo è di 1.900 m² , con una pianta lunga 75,5 metri e larga 20,5 metri. Secondo valutazioni di merito, per il suo innalzamento sono stati adoperati 30.000 m³ di calcestruzzo portando ad un peso totale pari a 70.000 tonnellate, con un volume di 125.324 m³.

Il palazzo trovò inizialmente funzionalità come sede di uffici della nota azienda di pneumatici “Pirelli”, visto che spiccò nello stesso luogo in cui stavano gli stabilimenti rasi al suolo dai bombardamenti aerei alleati della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1978 diventò proprietà della Regione Lombardia che, dopo averlo ristrutturato per mano dell’architetto Bob Noorda, l’utilizzò come punto ufficiale. Gli elementi verticali del blocco sono quattro pilastri rastremati con base larga 2 metri che si riducono a 50 centimetri all’apice. Sono collegati da travi orizzontali che funzionano da supporto per i solai dei vari piani.

Oltre al Duomo del capoluogo meneghino (dedicato a Santa Maria Nascente) ed alla sua Madonnina (“Madunina”, inaugurata il 30 dicembre 1774) posta sulla sommità (a 108,50 metri) ed al più “laico” panettone (“panetun”), il “Pirellone” rappresenta uno dei più “gettonati” emblemi di Milano, essendo anche stato per circa cinquant’anni al top della metropoli lombarda per poi venir surclassato nel 2010 dal Palazzo “Lombardia” e nel 2011 dalla Torre “Cesar Pelli A” (231 metri).

Il 31° piano del Grattacielo “Pirelli” è godibile salendo le scale dal 30° piano dove ha “capolinea” l’ascensore. Ed oggi, sic transit gloria mundi, il “Pirellone”, con i suoi 710 gradini, è un ghiotto boccone degli appassionati di run-up (corsa sui grattacieli), atleti-visitors alternativi al management in giacca e cravatta (o tailleur e calze a rete) nelle viscere d’un “gigante” dalla stabilità continuamente monitorata per mezzo di appositi dispositivi nei sotterranei.

28/05/2014

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