Me Voje ‘Nzurà conquista Isernia: marionette e Quaresima con Filitalia Umdi Molise Noblesse

Me Voje ‘Nzurà conquista Isernia: marionette e Quaresima con Filitalia Umdi Molise Noblesse

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Me Voje ‘Nzurà conquista Isernia con la clip teatrale in dialetto bojanese, con riferimenti alla tradizione popolare della Quaresima. La narrazione si inserisce nell’iniziativa “La Quaresema”, curata dall’APS Voci e Tradizioni di Isernia. Tra saluti istituzionali, esibizioni musicali, interventi culturali e momenti dedicati alla poesia e ai bambini, l’evento ha valorizzato le radici molisane e coinvolto tutte le generazioni

Me Voje ‘Nzurà conquista Isernia: un pomeriggio ricco di emozioni, cultura e partecipazione quello vissuto ieri domenica 29 marzo al Bar Centrale, in occasione de “La Quaresema”, evento promosso dall’associazione Voci e Tradizioni, che ha ospitato il teatro delle marionette “Me voje ‘nzurà”, a cura di Filitalia Umdi Molise Noblesse. C’è chi è venuto per curiosità, chi per nostalgia, chi semplicemente perché “hanno detto che c’è qualcosa di bello”. E qualcosa di bello c’è stato davvero: un pomeriggio dove musica, poesia, teatro e tradizione si sono intrecciati come fili di una storia antica che non smette di parlare.

Me Voje ‘Nzurà conquista Isernia, quando le istituzioni abbracciano la tradizione

Ad aprire l’evento è il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che sottolinea con parole chiare l’importanza di iniziative come questa. Accanto a lui, Mariantonietta Colella, presidente dell’associazione Voci e Tradizioni, che da anni lavora con tenacia per tenere vive le radici popolari molisane.

Le note che aprono il cuore

I discorsi lasciano spazio alla musica. Daniele Monaco, giovane talento dell’Accademia Santa Cecilia di Roma, prende il violino ed esegue “The Wild Dog” di Joe Venuti. Le note si rincorrono veloci, intense, raffinate. Il pubblico tace, rapito. È uno di quei momenti in cui capisci che la musica, anche quella che viene da lontano, parla una lingua universale.

Poi arrivano gli interventi di Angela Colella, Carmelina Di Florio, Emilia Petrollini dell’associazione Voci e Tradizioni, custode e ambasciatrice delle nostre radici culturali e Giancarlo Antenucci, accompagnato dalla presenza vivace del gruppo scout di Isernia. Ragazzi in divisa che rappresentano una comunità viva, che non guarda solo al passato ma costruisce il futuro con gli strumenti della memoria. Daniele Monaco torna in scena, ma questa volta canta. “Terra Nostra”, del maestro Achille Carile, risuona come un inno. Non serve tradurre: il Molise è lì, in quelle parole, in quelle note.

La Quaresima che se ne va

Dopo gli interventi di Ester Di Capita e Gemma Bontempo, che arricchiscono il pomeriggio con riflessioni e testimonianze, è il momento di Rosangela Tedeschi. Fa il suo ingresso e inizia a recitare una poesia originale dedicata alla Quaresima. Il tono è ironico, il ritmo incalzante. La Quaresima “se ne va zitta zitta com’è venuta”, e al suo posto tornano le tavole imbandite, i sapori ritrovati, la convivialità che era mancata. Il pubblico ride, riconosce, si rivede. Perché quella Quaresima lì, fatta di sacrifici ma anche di attesa gioiosa, è la stessa che hanno vissuto i nonni, i genitori, forse anche loro stessi da bambini.

Sabino D’Acunto: quando la poesia è casa

Mina Cappussi, presidente di Molise Noblesse, introduce un momento particolarmente intenso: l’omaggio a Sabino D’Acunto, poeta isernino. A dare voce ai suoi versi è Alessio Spina, cultore di Dante e custode appassionato della grande tradizione poetica italiana e latina. La sua voce riempie lo spazio recitando “Elegia Molisana”. È poesia che profuma di terra, di fatica, di bellezza nascosta. Uno di quei momenti in cui il silenzio del pubblico dice più di mille applausi.

Marionette in scena “Me voje ‘nzurà”

Mina Cappussi, ideatrice della clip teatrale, riprende la parola per introdurre il cuore pulsante del pomeriggio: il teatro delle marionette “Me voje ‘nzura”. Ricorda il successo già registrato alla Casa Alloggio “Il Giardino di Ninetta” di Oratino e sottolinea il doppio valore dell’iniziativa: culturale, certo, ma anche sociale.

E prima che le marionette prendano vita, sono i più piccoli a dare il via allo spettacolo. Sofia, Samuele e Giulia si fanno avanti con l’entusiasmo che solo i bambini sanno avere.

“Buon pomeriggio a tutti – esclama Sofia – la volete sentire una storia?”

“Una favola?” replica Giulia.

“Sì, ma quando la rompiamo la pignata?” risponde Samuele, scatenando le risate del pubblico.

I bambini si siedono per terra, davanti al teatrino, con gli occhi spalancati dall’attesa. L’atmosfera è quella delle feste di paese, quando tutti si stringevano intorno al palco improvvisato.

Peppe, la Curaesema e le risate del pubblico

Sul palco prendono vita Peppe, Ntuniucce, Deborah e l’implacabile Mmaculata, mossi dalle mani dei ragazzi del Servizio Civile Universale: Valentina Pisano, Alessia Cioffi, Marco Monaco e Salvatore Caracciolo, insieme a Mariantonietta Colella e Emilia Petrollini, rispettivamente nelle vesti di Filumena e Cuncetta, le vicine pettegole. Ma questa volta c’è un ospite in più: la Curaesema, quel pupazzo di stracci appeso alla porta che tanto spaventa Peppe.

“Tamie’, che è quille cose appise? – esordisce Peppe – me so pijate na paura…”

“Sempe ru solete gnurante – risponde Ntuniucc – chella è la Cuaresema.”

Il pubblico scoppia a ridere. Perché quella paura di Peppe è la stessa di chi, da bambino, guardava quel fantoccio con sospetto. E poi, naturalmente, arriva la battuta che fa ridere il pubblico: “Però ri maccarune sembrane buone”.

Ad accompagnare le voci delle marionette, l’organetto travolgente di Domenico Prioriello. Le sue note portano il ritmo della tradizione popolare molisana, quella che si ballava nelle piazze, quella che accompagnava le feste di paese. Tra il pubblico attento e partecipe, anche Federico Laraia, geometra che si distingue per il suo spirito di volontariato collaborativo, e il musicista Simone Margiotta, diplomato alla Saint Luis College of Music, testimoni di una comunità che sa ancora riconoscersi nelle proprie radici.

Cappuccetto Rosso molisano

Ma il pomeriggio non è finito. Mariantonietta Colella apre la sua performance con una marionetta speciale: un pupazzo a tre personaggi che racconta Cappuccetto Rosso. Sotto gli occhi stupiti dei bambini, la marionetta si trasforma: ora è Cappuccetto, ora la nonna, ora il lupo. Un gioco di teatro antico, semplice, ma capace di incantare come nessun effetto speciale potrebbe fare.

E poi, il momento più atteso dai più piccoli: la rottura della pignata. Urla, salti, risate. I bambini si accalcano: è festa popolare, è quello che la Quaresima prometteva alla fine: il ritorno alla gioia condivisa.

Più di uno spettacolo

“Me voje ‘nzura” non è solo uno spettacolo. È un ponte tra generazioni, è dialetto che non muore, è tradizione che si rinnova. È la Curaesema che torna a vivere come parte viva di una storia che continua. Domenica 29 marzo, al Bar Centrale di Isernia, il Molise si è raccontato a se stesso. E ha scoperto di avere ancora molto da dire.

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Alessia Cioffi

Sono Alessia Cioffi, ho 25 anni mamma a tempo pieno. Sono diplomata al liceo dello scienze umane, attualmente sto svolgendo il servizio civile, un'esperienza che mi arricchisce ogni giorno a livello umano e professionale. L'arte è la mia più grande passione, fin da piccola adoravo perdermi tra i colori! Quando non sono impegnata a rincorrere i miei figli o a inventare nuove attività insieme, mi dedico anche alla cucina, adoro sperimentare nuove ricette, soprattutto se si tratta di dolci! Mi piace rigenerarmi tra sentieri e cieli aperti; fare passeggiate immerse nel verde mi ricarica. Ho una mente aperta, sempre pronta ad accogliere nuove idee, culture e prospettive, perché credo che la bellezza della vita stia nella scoperta e nella condivisione!

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