(Adnkronos-UMDI) – Madre sottoponeva il figlio a riti satanici. E’ stata sospesa la responsabilità genitoriale di una madre che avrebbe cercato di indottrinare il figlio con riti legati a superstizioni. La vicenda, raccontata stamattina sul quotidiano locale Alto Adige, è accaduta nelle scorse settimane nei dintorni di Bolzano.
La donna, rimasta vedova, avrebbe smesso di mandare a scuola il figlio, minacciando di morte le insegnanti. Avrebbe costretto il piccolo a dormire in pieno giorno e niente pediatra. Da mangiare gli avrebbe dato solo dei biscotti, si legge sul quotidiano.
La madre avrebbe convinto il bambino che i dolori fisici come il mal di pancia dovuto alla malsana alimentazione fossero in realtà dovuti a maledizioni sciamaniche che lo avevano colpito.
Le torture psicologiche si sarebbero protratte per mesi fino a quando i carabinieri, con in mano un decreto del Tribunale dei minorenni, hanno fatto irruzione in casa della donna e portato via il bambino, poi inserito in una comunità.
Resta da sperare che non si tratti di una puntata ulteriore della vergognosa vicenda di Bibbiano, dove decine e decine di bambini furono sottratti con l’inganno alle famiglie, soprattutto dopo l’altra triste vicenda dei bambini strappati all’amore dei genitori della cosiddetta “famiglia del bosco“.
L’inchiesta “Angeli e Demoni” di Bibbiano (Reggio Emilia), del 2019.
Questa indagine ha portato alla luce un sistema diabolico di gestione degli affidi di minori, che ha avuto vasta risonanza mediatica e politica in Italia. La vicenda ha generato un lungo e complesso iter giudiziario, che ha portato a condanne in alcuni casi e assoluzioni o prescrizioni in altri, a seconda dei singoli capi d’accusa
L’indagine, condotta dalla Procura di Reggio Emilia, ipotizzava che decine di bambini venissero allontanati illecitamente dalle loro famiglie d’origine, spesso sulla base di relazioni dei servizi sociali alterate o manipolate, per essere poi dati in affido ad amici o conoscenti degli indagati.
Tra le accuse a vario titolo contestate figuravano frode processuale, abuso d’ufficio, maltrattamenti e lesioni gravissime. Si parlava anche dell’uso di presunti “lavaggi del cervello” e, in alcuni casi, di impulsi elettrici per alterare i ricordi dei bambini e convincerli di abusi mai avvenuti in famiglia.
L’inchiesta ha coinvolto numerosi professionisti, tra cui assistenti sociali (come la responsabile Federica Anghinolfi), psicologi e psicoterapeuti. Diversi bambini coinvolti sono stati in seguito autorizzati a tornare nelle loro famiglie naturali dopo la riapertura dei fascicoli da parte del Tribunale dei Minori di Bologna.
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