Louvre la Gioconda falsa secondo lo storico Vinceti. Dietro il capolavoro si cela Caprotti

Louvre la Gioconda falsa secondo lo storico Vinceti. Dietro il capolavoro si cela Caprotti

Arte Attualità Notizie Internazionali

Louvre la Gioconda falsa: da qui prende avvio il viaggio nelle oltre duecento pagine in arrivo nelle librerie Vinceti, in cui lo scrittore affronta per la prima volta l’uomo Leonardo nella sua interezza e descrive le scoperte, frutto delle sue ricerche, che hanno consentito di svelare diversi misteri contenuti nel dipinto più ammirato al mondo.

Louvre la Gioconda falsa dipinta da un allievo

Perché la Gioconda del Louvre è un falso? “Le prove a sostegno di questa tesi sono numerose” afferma Vinceti. Una delle figure centrali della narrazione è quella del Salai, al secolo Gian Giacomo Caprotti, allievo prediletto di Leonardo che lo definiva “ladro, bugiardo, ghiotto e ostinato”. Fisicamente un androgino con tratti maschili e femminili che avrebbe posato anche per la Gioconda, ne avrebbe lui stesso dipinto delle copie e ne avrebbe venduta una, insieme ad altre opere, al re di Francia, Francesco I. Il Salai era quindi in grado di riprodurre fedelmente le opere del maestro. 

Tre riproduzioni della Gioconda. A Parigi per 2604 lire

Siamo a conoscenza di tre riproduzioni della Gioconda, una riportata nel suo testamento, di cui nulla sappiamo sulla sua storia e su dove potrebbe essere; una si trova negli Stati Uniti e l’altra venne venduta per una grossa somma nel 1518 al re di Francia. Il ritrovamento di questa vendita è dovuto allo storico dell’arte Bertrand Jestaz: un documento che si trova negli Archivi Nazionali di Parigi attesta un cospicuo pagamento di 2.604 lire francesi da parte di Francesco I al Salai per tre dipinti, fra cui una Gioconda. 

La validità del ritrovamento Jestaz

Ulteriore conferma ci viene dal sito internet delle collezioni del museo del Louvre (nella sezione dedicata alla Gioconda). In esso viene sottolineata la validità del ritrovamento del Jestaz, ma data l’enorme cifra pagata ad un allievo sconosciuto si asserisce essere opere autentiche di Leonardo senza alcuna prova. Dopo la scoperta del Jestaz l’autenticità delle tre opere vendute venne ritenuta priva di riscontri storici. 

Il furto del 1911

Altre prove a sostegno della non autenticità del dipinto del Louvre sono legate al furto del 1911. “Come ho scritto – sottolinea Vinceti – fu in realtà messo a segno dai fratelli Lancellotti e non dal loro amico Vincenzo Peruggia e, soprattutto, la perizia sull’autenticità dell’opera poi ritrovata e redatta da tre esperti di una commissione dell’epoca non ha alcun fondamento oggettivo, lasciando aperta l’alta probabilità che potesse trattarsi di un falso d’autore“.

Il vero autore della Gioconda

“Inoltre, nel terzo strato del dipinto, alcuni anni fa Pascal Cotte (fondatore della società Lumiere Technology di Parigi) ha scoperto il disegno di una giovane donna diversa da quella che oggi tutti ammiriamo. Una scoperta che rinvia alla prassi diffusa degli esercizi che compivano gli allievi sulle opere del maestro. Tutto ciò – afferma Vinceti – consolida e rafforza la personale convinzione che il Salai è il vero autore della Gioconda esposta al Louvre”.

Le curiosità

Nel libro viene poi riservato uno spazio importante a un disegno recuperato sotto un dipinto del pittore El Greco: uno sconosciuto studio preparatorio di Leonardo che propone una Gioconda più giovane e con colonne ai lati. La sua autenticità venne certificata negli anni sessanta del secolo scorso dal grande studioso leonardesco Carlo Pedretti.

Tra le scoperte raccontate e descritte ci sono il ritrovamento delle lettere “S” ed “L” negli occhi della Monna Lisa e del numero 72 in una delle arcate del ponte dipinto nella parte destra del paesaggio. Messaggi enigmatici lasciati da Leonardo. L’approfondimento dei diversi significati del 72, in particolare quello cabalistico, dischiude una nuova e avvincente rilettura della Gioconda e rinvia al dipinto “Angelo incarnato” realizzato dal genio del Rinascimento realizzato probabilmente verso la fine del ‘400 avvalendosi del Salai come modello.

In tempi più recenti Vinceti si è dedicato anche alla ricerca del percorso dell’ultimo viaggio che Leonardo intraprese da Roma fino ad Amboise, attraversando il passo del Moncenisio nei pressi di monte Rocciamelone. Un particolare riproposto nella Gioconda.

In ultimo, ma non per importanza, la scoperta che quello dipinto a fianco della Monna Lisa è il ponte Romito di Laterina, in provincia di Arezzo.

Tutto questo e molto altro nel libro “La Gioconda svelata”.

dalla scheda sul dipinto della Monna Lisa pubblicato sul sito web delle collezioni del museo del Louvre)

“….C’est seulement en 1999 que l’historien Bertrand Jestaz est parvenu à expliquer le destin des peintures que Léonard avait emportées avec lui en France en 1516. Il a découvert un document aux Archives nationales à Paris, attestant d’un paiement considérable de 2604 livres, de François Ier à Salaì, un des plus fidèles élèves de Léonard, en 1518 « pour quelques tables de paintures qu’il a bailles au Roy ». Étant donné l’énormité de la somme, ces tableaux donnés au souverain sont certainement les origi- naux du maître. Ce dernier a vraisemblablement commencé à organiser sa succession: pour Salaì, qui vivait désormais à Milan, le fruit de la vente des tableaux dès 1518, tandis que l’autre favori, Francesco Melzi qui vivait avec lui au Clos-Lucé, devait hériter seulement après sa mort de tous ses manuscrits et dessins…..”.

Quelle 2604 lire pagate a Salai

“….Solo nel 1999 lo storico Bertrand Jestaz è riuscito a spiegare il destino dei dipinti che Leonardo aveva portato con sé in Francia nel 1516. Egli scoprì un documento negli Archivi Nazionali di Parigi, che attestava un cospicuo pagamento di 2.604 lire da parte di Francesco I a Salaì, uno dei più fedeli allievi di Leonardo, nel 1518 “per alcune tavole di quadri che aveva regalato al Re”. Data l’enormità della somma, i dipinti donati al sovrano sono certamente originali del maestro. Salaì, che ormai viveva a Milano, ricevette il ricavato della vendita dei dipinti nel 1518, mentre l’altro suo favorito, Francesco Melzi, che viveva con lui a Le Clos-Lucé, avrebbe ereditato tutti i suoi manoscritti e disegni solo dopo la sua morte….”  

A metà settembre a Roma in un prestigioso palazzo di Piazza Navona verrà realizzata la mostra in virtuale ” la Gioconda svelata”. Si tratta di una fedele traduzione del libro tramite le sofisticare tecnologie della realtà immersiva, dell’ologramma, della interattività realizzata dalla società Gsnet Italia.

Leggi altro

E ancora

Valentina Pisano

Sono Valentina Pisano, 24 anni, laureata in Scienze della Formazione Primaria. Ho intrapreso questo percorso di studi poiché mi piacciono molto i bambini e il loro fantastico mondo fatto di piccole cose. Adoro leggere, per arricchire il mio bagaglio personale e scrivere, per comunicare al meglio con gli altri. Mi piacciono gli animali e la natura. Ho una particolare ossessione per le foto, attraverso gli scatti catturo dettagli o momenti delle giornate. Una delle mie più grandi passioni è ballare, sin da quando ero bambina sono stata amante dello sport. Sono contenta e volenterosa di intraprendere, con impegno, questa nuova esperienza nel servizio civile presso la redazione UMDI.

Lascia un commento