In Molise si vendono l’acqua con decisioni al buio, dove la solidarietà tra regioni è a senso unico. Non mi pare che altre regioni si siano minimamente poste il problema di solidarizzare con noi
“In Molise si vendono l’acqua alla Puglia zitti zitti, in cambio di silenzi compiacenti. In assenza di dati scientifici certi, aggiornati e attendibili sul fabbisogno idrico regionale e sui volumi di acqua (eventualmente) in eccedenza, è impensabile sottoscrivere un accordo con la regione Puglia per la realizzazione del “tubone”.
Con buona pace di Meloni, Ciciliano, Conte o De Caro che sia, Roberti non può e non deve avallare nessuna decisione “al buio”, senza cioè aver prima blindato la garanzia dell’intangibilità delle riserve strategiche per il Molise, dell’effettiva consistenza dei volumi trasferibili alla Puglia e dei meccanismi di controllo e monitoraggio.” Tuona così il consigliere regionale del Molise per Costruire Democrazia, avv. Massimo Romano, attento a monitorare certi passaggi poco chiari.
È legittimo e giusto invocare la “solidarietà” tra le regioni, ma soltanto a patto e condizione che non ne resti penalizzato, come sempre, solo il Molise, che ogni volta paga il prezzo senza ricevere nulla in cambio; e che ci sia reciprocità anche per gli altri ambiti, a cominciare da sanità, strade e trasporti su cui non mi pare che altre regioni si siano minimamente poste il problema di solidarizzare con noi. Anzi. Sennò anche stavolta “l’acqua va al mare” e la solidarietà se ne va a farsi benedire.
“Se qualcuno ha pensato di “vendersi” l’acqua, – conclude Romano – la risorsa più preziosa dei molisani, con i soliti giochetti ai tavoli dei partiti di centrodestra e centrosinistra (M5S incluso), magari barattando qualche candidatura alle prossime elezioni in cambio di silenzi compiacenti, stavolta ha fatto male i conti. È bene che ne siano consapevoli sin da subito.
