I Ritornati al Sud la community nata a Matera grazie a Luca Tamburrino e Michele Vivilecchia, dove giovani e professionisti tornano o scelgono il Sud per costruire relazioni e appartenenza, più che per lavoro. Un fenomeno in crescita, specchio di un bisogno di comunità nel Mezzogiorno
I Ritornati al Sud la community nata a Matera di oltre 400 giovani, professionisti e creativi. Stanno dando vita a una nuova comunità: si chiamano i “Ritornati”, e sono persone che hanno deciso di rientrare nel Mezzogiorno o di sceglierlo per la prima volta. Tra loro ci sono Luca Tamburrino, 33 anni, e Michele Vivilecchia, 35, entrambi con carriere avviate altrove: Luca nel tech tra Dublino e Milano, Michele nella moda, tra Reggio Emilia e il Nord Europa. Nessuno dei due aveva davvero pianificato il ritorno.
I Ritornati al Sud e la sfida di ricostruire legami e reti
Luca e Michele non avevano pianificato di vivere stabilmente a Matera, eppure, entrambi si sono confrontati con la necessità di ridefinire il proprio luogo di appartenenza. «All’inizio era tutto provvisorio, poi nel 2024 ho deciso: ci provo, resto davvero» racconta Luca. «Non è stata nostalgia, mi mancava l’aria della mia città, è stato un bisogno fisico» dice Michele.
Il ritorno che disorienta
Molti tornano al Sud aspettandosi di ritrovare la vita di prima, fatta di relazioni profonde. Ma, una volta arrivati, scoprono che la città che avevano lasciato non esiste più: le reti sociali si sono dissolte, «i legami si sono spezzati, gli amici sono via» spiega Michele. «Quando torni e non ti riconosce nessuno, è lì che ti senti straniero».
«Non è la mancanza di lavoro il problema» aggiunge Luca. «È il silenzio attorno. È tornare e sentirsi soli». È in quel momento, che il ritorno può trasformarsi in frustrazione.
La community nata per caso
Tutto comincia una sera d’estate, su una terrazza di Matera. Luca e Michele si incontrano, parlano del ritorno, delle difficoltà, della solitudine. Ad un certo punto si pongono una domanda: «E se non fossimo gli unici?»
Pochi giorni dopo nasce un gruppo WhatsApp. Nessun progetto strutturato, solo il bisogno di capire se altri vivevano la stessa esperienza. In poche settimane il gruppo cresce: da dieci a cinquanta, poi cento, fino a oltre quattrocento. Non è un’associazione né un’iniziativa finanziata. È una rete spontanea, tenuta insieme da un meccanismo semplice: qualcuno propone, gli altri si aggregano. Trekking il mercoledì, incontro settimanale il giovedì, più aperitivi, gite, cinema. Chi vuole partecipa. Ed è così che le relazioni iniziano a nascere.
Non si torna per lavorare: si torna per vivere
Molti dei Ritornati non cercano lavoro: ce l’hanno già. Lavorano da remoto, hanno imprese proprie o ruoli di responsabilità. «Nessuno è qui per cercare un impiego locale» spiega Luca. «Chiedono relazioni, contesto, appartenenza». Sempre più giovani cercano una qualità della vita diversa: la possibilità di sentirsi parte, di avere tempo per sé, di non dover sempre correre. Il costo della vita nelle grandi città è diventato insostenibile, il tempo libero è un miraggio, e la solitudine si infiltra anche nelle piazze più affollate.
Sud, terra di ritorni e comunità
Matera non è un caso isolato. Iniziative simili nascono ovunque nel Sud: dai Monaci Digitali nel Cilento a Tribe in Puglia, fino a South Working a Cagliari. Tutti movimenti nati dallo stesso bisogno: ritrovare un senso di comunità.
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