Hii Civita di Bojano successo oltre le aspettative tra storia, poesia e memoria: un viaggio tra antiche migrazioni e simboli sacri. La recita dei solenni versi de: “L’Infinito” di Leopardi ha trasformato Il borgo medievale di Civita Superiore in uno scenario di emozioni e orgoglio per Filitalia Umdi Molise Noblesse
Hii Civita di Bojano successo confermato: Civita Superiore di Bojano, un tempo raggiungibile a piedi e oggi dimora di 30 abitanti, custodisce sorprese inaspettate. Tra rievocazioni storiche e simboli di un passato lontano, come l’asinello che accompagnava gli antichi cammini, questo piccolo angolo del Molise ha accolto un viaggio d’altri tempi, tra storia e radici sannite.
Hii Civita di Bojano successo annunciato: tracce del passato
Protagonisti dell’esperienza, la giornalista e scrittrice, Mina Cappussi, i ragazzi del Servizio Civile Universale, progetto Central Special Guest 2, Alessia Cioffi, Valentina Pisano e Marco Monaco, lo storico, Oreste Gentile, l’Emotional Manager, Monica Paola Monaco, il geometra, Federico Laraia, il cultore di Dante, Alessio Spina, il musicista, Domenico Prioriello e la piccola Sofia.
Seduti su una panchina del Belvedere, i partecipanti hanno ascoltato lo storico Gentile ripercorrere le origini della città di Bojano e del suo borgo medievale di Civita Superiore, trasformando la narrazione in un momento intenso e coinvolgente.
«Immaginiamo di tornare indietro, tra l’XI e il IX secolo a.C. – ha esordito Gentile – siamo nella zona della Sabina, nella provincia di Rieti, dove vivevano comunità stanziate attorno al lago di Cotilia. In quel periodo, la carestia e l’aumento della popolazione spinsero le genti a migrare. Tredici gruppi di giovani partirono dalla Sabina alla ricerca di nuove terre, guidati da un condottiero e accompagnati da un animale sacro. Alcuni si stanziarono a nord, nell’area di Ascoli Piceno, altri verso sud, seguendo i percorsi della transumanza. Conducevano le mandrie lungo questi territori, e proprio grazie a questa familiarità, organizzarono la selezione e la distribuzione delle zone. Da questi spostamenti, sorsero 13 tribù: Piceni, Aequi, Pentri, Carecini, Frentani, Cuadini, Irpini, Praetutii, Vestini, Marsi, Paeligni, Marrucini, Lucani.»
Bojano tra passato e futuro: origine del nome
«A capo di una delle spedizioni, vi era Comio Castronio – ha spiegato lo storico – il gruppo seguiva un bue, animale totemico che avrebbe indicato il luogo dove stabilirsi. Fu proprio nel punto in cui l’animale si fermò che nacque l’antico insediamento Bovianum, diventato poi Bojano, Capitale dei Sanniti. Il nome deriva dall’unione di due parole: Bov-Jano. Bov è il bue, Jano, invece, si riferisce al Dio Giano, il dio bifronte, protettore dei confini. Una delle due facce era rivolta a ovest, verso le radici da cui partirono, e l’altra a est, verso il futuro.»
Dopo il racconto dello storico, il gruppo si è addentrato per le vie strette di Civita, tra vicoli e case, immortalando ogni dettaglio, fino a raggiungere il sentiero che conduce al castello.
Alessio Spina e l’Infinito leopardiano
È stato nel cuore dei ruderi del Castello, tra pietre che hanno visto secoli di storia, che Alessio Spina ha regalato ai presenti uno dei momenti più emozionanti della mattinata:
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
[…] Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
La sua voce ha dato vita all’Infinito di Leopardi, e per qualche istante Civita è diventata davvero quel “colle” dove il pensiero si perde nell’immensità. La sua voce si è intrecciata al vento, al panorama della Conca che si apriva davanti a lui. Il pubblico, raccolto in silenzio, ha ascoltato ogni parola come se fosse pronunciata per la prima volta. Al termine, un applauso spontaneo.
“Non potevo immaginare posto migliore per Leopardi“, ha commentato Mina Cappussi.

Condivisione e convivialità
L’esplorazione del borgo si è poi conclusa con un momento conviviale, semplice ma autentico. Tra sorrisi, racconti e riflessioni, sull’esperienza vissuta, i partecipanti hanno rafforzato quel senso di comunità e appartenenza che Civita sa ancora regalare, nel nome delle radici e dell’identità molisana.
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