Giornata lupus, paziente: “Per nefrite lupica diagnosi precoce e nuove terapie”

HEALTH - SALUTE

(Adnkronos) – “I primi sintomi – dolori articolari, gonfiori, stanchezza – sono stati inizialmente difficili da interpretare”. La diagnosi di nefrite lupica, a 17 anni, è arrivata “relativamente in fretta rispetto a molti altri pazienti, ma all’inizio degli anni ’90 mancavano ancora farmaci efficaci per fermare la progressione della patologia. Oggi la situazione è diversa: abbiamo altre armi, altri immunosoppressori, i biologici, che possono evitare quello che è accaduto a me”. Così Lusi Martiriggiano, 50 anni, in occasione della Giornata mondiale del lupus, del 10 maggio, racconta la sua vita con una delle forme severe di questa patologia autoimmune cronica, invitando a non perdere tempo. “Riconoscere subito la malattia e affidarsi rapidamente a centri specialistici – spiega – può evitare danni irreversibili agli organi”.  Nel suo caso, il lupus ha colpito polmoni, cuore e soprattutto i reni, fino ad arrivare, dopo oltre trent’anni di malattia, alla dialisi e all’attesa di un trapianto renale. Alla luce di questo percorso – riporta una nota – Martiriggiano richiama anche la necessità di “investire maggiormente nella ricerca sulle complicanze che possono insorgere quando non si riesce a rallentare la progressione della malattia come nei casi di nefrite lupica e di successivo ricorso alla dialisi. Ulteriori studi e percorsi terapeutici più avanzati potrebbero aiutare i pazienti a mantenere una qualità di vita quanto più possibile equilibrata”. Accanto ai progressi della ricerca, emerge però anche il peso quotidiano della malattia cronica: le difficoltà lavorative, i sacrifici per raggiungere i centri specialistici e la necessità di riorganizzare la propria vita professionale per poter conciliare cure e lavoro. Da avvocato, ha scelto, infatti, di dedicarsi all’insegnamento, “una professione che le consente maggiore flessibilità nella gestione delle terapie e delle frequenti esigenze sanitarie. La malattia ti permette di fare tutto – osserva – ma con tanta fatica in più”. La sua esperienza evidenzia anche quanto convivere con una patologia cronica richieda non solo cure continue, ma anche “maggiori tutele, garanzie e sostegni concreti per i pazienti, spesso costretti a ripensare il proprio percorso lavorativo e personale in funzione della malattia”. Per questo è importante “garantire ai pazienti accesso rapido alle diagnosi, alle terapie innovative e a una rete di centri specialistici più vicina ai territori, perché – conclude – convivere con il lupus significa affrontare non solo la malattia, ma anche un impatto sociale, economico e lavorativo spesso molto pesante”. 
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Mina Cappussi

Sono nata il 14 luglio, che è tutto dire! Docente a contratto per l’UNIVERSITA’ ROMA TRE, Facoltà di Lettere, dipartimento di Linguistica, Corso di “Metacomunicazione sul Web e New Media” Laureata con Lode in Scienze Politiche, Master in Management Sanitario Professionale di II livello Master in Diritto del Minore Roma Sapienza, Master in Didattica professione Docente, Perfezionamento in Mediazione Familiare e consulente di coppia Università Suor Orsola Benincasa Napoli, Diploma di Counselor, Master sull’Immigrazione e le Migrazioni Italiane Università Venezia, Master in studi su Emigrazione Forzata e dei Rifugiati - University of Oxford, Master Class in Giornalismo Musicale, Diploma DSA, Diploma Tecnologo per l'Archeologia Sperimentale. Scrittrice, saggista, giornalista, artista, iscritta all’Ordine dei Giornalisti, International Press Card Federation of Journalists, Direttore e Publisher dal 2008 del quotidiano internazionale UN MONDO D’ITALIANI

http://www.minacappussiartista.it/

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