Caso Garlasco posizione Sempio si infittisce, mentre si riaprono scenari decisivi per la revisione del processo a carico di Alberto Stasi
Caso Garlasco posizione Sempio sempre più complessa. Le ultime acquisizioni investigative della Procura di Pavia sembrano rafforzare il quadro indiziario a suo carico, mentre allo stesso tempo potrebbero aprire spiragli concreti per una revisione del processo a carico di Alberto Stasi.
Caso Garlasco posizione Sempio vacilla: il pc che incastra
Gli inquirenti parlano di una pluralità di indizi gravi e convergenti che chiamerebbero in causa il 37enne. Al centro delle nuove indagini c’è l’analisi approfondita del computer di Chiara Poggi, che – secondo gli investigatori – restituirebbe una ricostruzione dei fatti diversa rispetto alla versione di una tranquilla giornata trascorsa tra amici e videogiochi. In particolare, sul pc sarebbero emerse ricerche a contenuto pornografico effettuate in assenza della vittima, oltre a possibili accessi a file personali e riservati. Chiara, infatti, aveva protetto con password alcuni video intimi che la ritraevano insieme a Stasi. Elementi che, per la Procura, potrebbero delineare un movente e suggerire una violazione della sua sfera privata. Un altro dato ritenuto rilevante riguarda la presenza, sul desktop del computer, di un filmato riconducibile a Sempio, salvato il 20 luglio 2007, periodo in cui Chiara si trovava a Londra.
Ex pm smentita
Un dettaglio che contrasterebbe con quanto sostenuto in una nota ufficiale del 17 gennaio 2017 dall’ex pm Laura Barbaini, indirizzata all’allora procuratore aggiunto Mario Venditti – oggi indagato per corruzione in atti giudiziari insieme al padre di Sempio per l’archiviazione rapida del giovane. In quel documento, Barbaini affermava l’assenza totale di contatti, diretti o indiretti, tra Chiara Poggi e Andrea Sempio, basandosi su tabulati telefonici e dati informatici. Tuttavia, il file presente sul computer della vittima risulterebbe ancora visibile il 14 agosto 2007, quando i carabinieri esaminarono il pc, suggerendo un collegamento che non sarebbe mai stato approfondito in passato. A indagare in modo sistematico sul possibile coinvolgimento di Sempio è stata la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone. A pesare sul quadro accusatorio ci sarebbero anche tracce rinvenute all’interno della villetta di Garlasco, ritenute più compatibili con la dinamica del delitto che con una semplice frequentazione dell’abitazione.
Il nodo del Dna
Il Dna rappresenta uno dei nodi centrali: un cromosoma Y compatibile con quello di Sempio sarebbe stato individuato su due dita di mani diverse della vittima. Inoltre, la cosiddetta palmare 33, impressa sul muro della cantina dove venne abbandonato il corpo, sarebbe attribuibile per 15 caratteristiche all’indagato. Secondo gli investigatori, la posizione innaturale dell’impronta descriverebbe il gesto dell’assassino che si sporge per osservare il corpo senza vita.
Sul gradino zero della scala, poi, sarebbe stata individuata un’orma di scarpa a righe mai valorizzata in precedenza, distinta da quella a pallini attribuita a Stasi. Un dettaglio che rafforzerebbe l’ipotesi della presenza di più persone nella villetta al momento del delitto, ipotesi avvalorata anche da un altro profilo genetico, il cosiddetto “Dna Ignoto 2”, rinvenuto sotto le unghie di Chiara e ora oggetto di nuovi accertamenti.
Alibi crollato
Infine, vacilla anche l’alibi dello scontrino del parcheggio, presentato da Sempio nell’ottobre 2008 per dimostrare di trovarsi a Vigevano. Le celle telefoniche lo collocherebbero invece a Garlasco e un testimone, messo di fronte agli elementi raccolti dagli inquirenti, avrebbe ammesso di non essere stato lui a ritirare quel ticket.
Un insieme di circostanze che, secondo la Procura, compone un mosaico sempre più coerente e che potrebbe riscrivere uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni.
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