Campus Clarus borgo che profuma di autenticità. Un piccolo comune del Molise con poco più di 500 abitanti, con Cavalieri Bulgari sepolti, 70 costumi tradizionali salvati dall’oblio, il profumo della rechena e una jam session nata per caso non ha deluso le aspettative. Sabato 16 maggio il ciclo “La Bellezza della vita nei borghi” del progetto Molise Noblesse fondato da Mina Cappussi ha regalato una mattinata che difficilmente si dimentica
Campus Clarus borgo che profuma di radici antiche, sabato 16 maggio, ha scritto un nuovo capitolo del ciclo “La Bellezza della vita nei borghi” regalando una mattinata che ha lasciato il segno. Campochiaro, un paese di poco più 500 abitanti arroccato sul Matese, ha accolto la delegazione di Molise Noblesse, Filitalia International, la redazione UMDI Un Mondo D’italiani, le giovani leve del Servizio Civile Universale, Marco Monaco, il geom. Federico Laraia e Domenico Prioriello, con una mattinata che ha superato ogni aspettativa. Ad accogliere i presenti in Piazza Madonna delle Grazie, la scultura bronzea della Vittoria, donna alata con rami di palma in onore dei caduti della Prima Guerra Mondiale, opera di Marcello Rutelli. E sullo sfondo le tre cime della montagna, che rappresentano lo stemma del paese.
Campus Clarus borgo che profuma tra sacro e storia
La mattinata è entrata nel vivo con la visita alla chiesa Madonna delle Grazie, guidata dal parroco Don Luigi. La chiesa , nata come convento e poi requisita in epoca napoleonica, restaurata nel XVII secolo in forme barocche, custodisce una statua della Vergine che regge il Bambino benedicente – una figura dal volto volutamente tra l’umano e il divino. Prezioso anche il dettaglio dell’acquasantiera del 1632. Don Luigi ha lasciato i presenti con una frase del Beato Carlo Acutis che ha fatto riflettere “ Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”.
La delegazione ha poi visitato la Chiesa di Santa Maria Assunta, che custodisce una campana della storica Fonderia Marinelli di Agnone e una preziosa statua lignea dell’Assunta, realizzata dallo scultore molisano Paolo di Zinno, lo stesso autore dei celebri Misteri di Campobasso. A vegliare su tutto, “la Rocca”, torre difensiva cilindrica edificata tra il IX e il X secolo d.C., posta nel punto più alto dell’abitato, silenziosa sentinella di oltre mille anni di storia.
Il costume tradizionale: settanta abiti salvati dall’oblio
Igor Picciano, assessore comunale alla cultura ha accompagnato i presenti in un viaggio straordinario nella storia del costume tradizionale di Campochiaro, e ha fatto tappa nel B&B Casa Beatrice di Mariantonietta Cinotti — dottoressa in pensione, figlia di un campochiarese, tornata al borgo dopo anni al Nord. Il palazzo, datato 1730, è una borghesia rurale di rara bellezza: archi a tutto sesto, chiave di volta con cartiglio centrale scolpito, un piccolo Grifone, magazzini con doppio ingresso, un pozzo e un lavatoio. “È un piacere ospitare queste opere d’arte”, ha detto la padrona di casa.
“ Le donne del borgo, indossavano il costume tradizionale nel giorno del matrimonio fino a circa la metà degli anni ‘40 del secolo scorso – spiega Picciano – dal 1909 fino agli anni Trenta del Novecento, abbellirono i loro abiti con paillettes e ricami ispirati all’alta borghesia, successivamente le rifiniture degli abiti erano ispirate al mondo ecclesiastico. Ne abbiamo conservato settanta, – continua Picciano – grazie alla disponibilità offerta dai discendenti di molti emigrati insieme a quelli reperiti in loco e anche grazie allo studio delle ondate migratorie, dato che molti campochiaresi emigrarono a New York, Buffalo, Endicott, Argentina portando con sé il costume tradizionale, ma anche il dialetto originale. L’ultima donna ad indossare il costume è morta intorno al 2007.”
Ma c’è di più: le donne di Campochiaro furono le prime imprenditrici del borgo. Con l’abito giornaliero indossato, vendevano da sole origano, castagne e fragole nei paesi limitrofi. Erano Le cosiddette “vedove bianche”: i mariti partivano per anni, per via della guerra e loro restavano sole con i figli, tenendo insieme famiglia, terra e identità, con una forza e una dignità che il tempo non ha cancellato.
E’ qui che Mina Cappussi – direttore UMDI, Presidente di Filitalia International Bojano e Molise Noblesse – ha omaggiato il progetto Molise Noblesse, Movimento per la Grande Bellezza di una Piccola Regione “ Noi scopriamo, promoviamo il territorio, lo valorizziamo e lo portiamo oltre i confini regionali e nazionali, abbiamo una rete molto vasta legata al quotidiano internazionale UMDI Un Mondo D’italiani e la Radio di New York WGBB diretta da Attilio Carbone”.
La rechena e il test dei profumi del Matese
Campochiaro è il paese dell’origano — la rechena, come la chiamano i locali — e Lucia Buttino lo ha dimostrato con un percorso sensoriale indimenticabile. Nella sua casa in Via San Nicola, dove è cresciuta, ha accolto grandi e piccini con una cornice di quadri dipinti da lei e pupazzi . Il test dei profumi del Matese ha fatto annusare ai presenti le erbe aromatiche del territorio: basilico, menta, salvia, timo e finocchio. Un momento gradito da tutti, adulti e bambini.
Poco distante, Sonia Falcone, artista campochiarese, ha aperto le porte del suo giardino: uno spazio curato con sensibilità, un luogo dove la creatività e la natura si incontrano in perfetta armonia.
L’arte del carbone: la voce di Luigi Ricci
Tra i momenti più intensi della mattinata, il racconto di Luigi Ricci, il carbonaio — carvunare in dialetto — originario di Cervinara. Luigi ha portato i presenti nel bosco con le sue parole, ricordando quando la sua famiglia si trasferiva tra gli alberi per lunghi mesi, vivendo in capanne e trasformando la legna in carbone vegetale attraverso il metodo tradizionale del catuozzo. Una vita umile e faticosa, raccontata con quella semplicità autentica che solo chi l’ha vissuta davvero sa restituire.
Brani e poesie: la letteratura molisana torna a vivere
Valentina Pisano e Alessia Cioffi della redazione UMDI Un Mondo D’Italiani hanno dato voce a un estratto del libro su Campochiaro di Angelo Spina, leggendo il mese di luglio — il mese dedicato alla raccolta della maiurana e fraul, ovvero l’origano e le fragole. Alessia ha recitato “I sò Luglj c’ la bionda spiga; ru fiasc m’ rà forza e la faccia ‘nterra la men”.
Gran finale: jam session, convivio e poesia
Il momento conviviale ha chiuso la mattinata nello splendido scenario di Campus Clarus, con prodotti a chilometro zero nel segno della sana alimentazione promossa da Ippocrates, tra sorrisi, canti spontanei e balli condivisi, che hanno coinvolto i presenti in un’atmosfera autentica e festosa. Ma il vero gran finale è arrivato con una jam session inaspettata: Mina Cappussi ha letto un estratto de L’orto di Maria Rosa di Maria Luisa Caticchio mentre Lucia Buttino accompagnava con la chitarra in sottofondo. Un momento sospeso tra letteratura e musica, accolto con grande calore dai presenti. A chiudere il cerchio, Lucia ha recitato la sua poesia sulla rechena — un omaggio all’origano del Matese e all’anima più profonda di Campochiaro. ”. Il dialetto di Campochiaro, ancora vivo e prezioso, ha riempito l’aria come un profumo antico.
Campus Clarus ha dimostrato che il Molise non ha bisogno di essere inventato. Ha solo bisogno di essere attraversato, ascoltato e raccontato. Molise Noblesse, borgo dopo borgo, continua a farlo, con la stessa passione di chi sa che la bellezza più autentica si trova nei luoghi dove ogni pietra, ogni profumo e ogni voce custodisce una storia che merita di arrivare al mondo.
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