Caccia dal 2 settembre preapertura in 15 regioni. Quattordici specie nel mirino mentre l’Italia affronta caldo record, siccità e alluvioni. L’associazione: «La fauna selvatica è già allo stremo. Il Governo proclami l’emergenza ambientale»
ROMA – Caccia dal 2 settembre preapertura in 15 regioni. Mentre l’Italia fa i conti con una crisi climatica sempre più aggressiva, la stagione venatoria si prepara a partire in anticipo. Da mercoledì 2 settembre, in 15 regioni, scatteranno le preaperture della caccia: due settimane nelle quali saranno 14 le specie inserite nel mirino dei cacciatori.
Una scelta che la LIPU-BirdLife Italia contesta duramente, soprattutto alla luce delle condizioni ambientali che stanno mettendo a dura prova la fauna selvatica. Caldo estremo, siccità, incendi e alluvioni hanno alterato habitat e disponibilità di cibo e acqua, rendendo ancora più vulnerabili molte specie.
Tra quelle cacciabili in preapertura figurano anche alzavola e quaglia, specie che la LIPU considera in cattivo stato di conservazione e che, proprio per questo, dovrebbero essere escluse dall’attività venatoria.
«Caldo torrido, siccità estrema, alluvioni dovrebbero spingere ogni governo responsabile quantomeno a posticipare l’apertura della caccia», denuncia l’associazione.
L’accusa al Governo
Il presidente della LIPU-BirdLife Italia, Alessandro Polinori, chiede un intervento immediato: «Chiediamo al Governo la sospensione delle preaperture e la proclamazione dello stato d’emergenza ambientale, a tutela di una fauna già fortemente provata dal clima avverso».
Ma lo scontro non riguarda soltanto il calendario venatorio. Sull’Italia sono già aperti due contenziosi europei, relativi alla caccia agli uccelli in periodi vietati dalla Direttiva Uccelli e all’utilizzo di munizioni al piombo nelle zone umide.
E proprio dall’Europa arriva un nuovo campanello d’allarme. La commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall ha dichiarato che la proposta di legge italiana sulla caccia viola diverse norme comunitarie.
La LIPU chiede quindi al Governo di fermare la riforma e di abbandonare la strada della liberalizzazione della caccia. «La crisi climatica e quella della biodiversità – sostiene Polinori – richiedono finalmente risposte concrete».
Intanto, dal 2 settembre, fucili e doppiette torneranno a puntare sulla fauna selvatica. Proprio nel momento in cui, secondo gli ambientalisti, avrebbe più bisogno di protezione.
