di Stefania Paradiso *
Era il 7 gennaio 1978. Appena usciti dal sede del Msi, cinque militanti furono sommersi logo giovane italia palermodai colpi sparati da diversi attivisti di estrema sinistra. Giovane Italia ha ricordato, ieri, a Palermo, l’anniversario della strage. Il ricordo può e deve diventare anche monito, per far sì che pagine così nere non siano più scritte nella nostra storia
(UNMONDODITALIANI) Giovane Italia ha ricordato, ieri, a Palermo, l’anniversario della strage di Acca Larentia, l’eccidio di tre giovani missini nel quartiere popolare del Tuscolano uccisi a sangue freddo il 7 gennaio 1978 da un commando di terroristi rossi e da un carabiniere che sparò sulla folla radunatosi davanti la sezione. Una strage che rappresentò l’apice della violenza politica negli anni di piombo.
L’incontro, presso il Palazzo delle Aquile, per ricordare quel tragico evento, ha anche volutole vittime della strage mettere in luce alcuni tratti comune con il nuovo clima generato dai Centri sociali, quali la rievocazione dell’”antifascismo militante” alla base delle recenti aggressioni contro gli studenti di destra. Al dibattito sono intervenuti Nino Costa, Presidente Provinciale di GI, Mauro La Mantia, Presidente Regionale GI, Raoul Russo, Assessore alla Gioventù al Comune di Palermo, l’On. Francesco Biava, deputato nazionale ed ex dirigente del Fronte della Gioventù di Roma.
Era il 7 gennaio 1978. Come sempre i ragazzi del Fronte della Gioventù si ritrovavano nella via acca larentiasezione di via Acca Larentia, per partire insieme per un volantinaggio. Sembrava una giornata di militanza classica: purtroppo essi non immaginavano cosa li stesse aspettando fuori dalla sezione. Appena usciti dal sede del Msi, cinque militanti furono sommersi dai colpi sparati da diversi attivisti di estrema sinistra. Franco Bigonzetti, ragazzo di vent’anni iscritto al primo anno di università, morì sul colpo. Vincenzo Segneri fu ferito ad un braccio, ma riuscì a rientrare nella sezione. Francesco Ciavatta fu ferito e tentò di scappare, ma fu inseguito e colpito. Morì in seguito, durante il trasporto in ospedale.
La notizia dell’attacco alla sezione di Acca Larentia si diffuse nella capitale. Arrivarono nei pressi della sede del Msi Giorgio Almirante e Gianfranco Fini, allora segretariofini ed almirante nazionale del Fronte della Gioventù. Scoppiarono liti tra i giovani missini e le forze dell’ordine. Proprio in seguito agli scontri fu ucciso, da un colpo sparato da un carabiniere, Stefano Recchioni. I giovani missini scatenarono una guerriglia urbana con un solo obiettivo: la vendetta contro i compagni. Per due giorni la tensione fu alta, ma per fortuna non ci furono altre vittime.
La vicenda di Acca Larentia è una delle pagine più brutte della storia repubblicana d’Italia. La violenza inaudita che si scontrò contro i giovani missini è la degenerazione della politica, è violenza e morte.
aldo moro, ucciso dalle br dal 1978″Il ricordo – scrive Giovanni Moro, figlio dello statista democristiano ucciso in quel tragico 1978 – è un’impronta di vicende ed esperienze del passato sulla coscienza. La memoria è la capacità di riprodurre queste vicende ed esperienze nella mente, riconoscendole e localizzandole nello spazio e nel tempo. La memoria, cioè, è la capacità di dare un posto al ricordo e in questo modo di farlo diventare parte dell’identità”.
Il ricordo può e deve diventare anche monito, per far sì che pagine così nere non siano più scritte nella nostra storia.
08 / 01 / 2011
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