Abusi e cocaina, una storia di “ordinaria” pedofilia

Attualità

di Stefania Paradiso *


(UNMONDODITALIANI) Hanno arrestato il parroco don Riccardo Seppia. Nella chiesa di Santo Spirito a Sestri, il giorno dopo, si celebra la messa della domenica. Nell’omelia nessun riferimento allo scandalo pedofilia-cocaina. Solo la rilettura del messaggio dell’arcivescovo, il cardinale Angelo Bagnasco. E’ il messaggio in cui si accusa don Riccardo Seppia di “comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti” e si esprime “sconcerto, dolore” e “fraterna vicinanza alle eventuali vittime e familiari”.


Le accuse contro don Seppia, 50 anni, sono pesanti: pedofilia e cessione di cocaina. Daabusi e pedofilia nella chiesa alcuni mesi il telefono di don Seppia era intercettato dai carabinieri del Nas di Milano. L’inchiesta del pm Pietro Forno riguardava un traffico di sostanze dopanti che si è allargato ad un giro di coca, e tra i clienti c’era anche il sacerdote genovese. Le sue telefonate e gli sms aprono un ulteriore filone, quello che fa ipotizzare agli investigatori l’esistenza di relazioni a sfondo sessuale tra il sacerdote e alcuni ragazzini di 15-17 anni di Genova.


Venerdì mattina il testo di un sms fa temere agli inquirenti che da lì a qualche ora un quindicenne si sarebbe incontrato con il prete per un rapporto sessuale. E scatta l’arresto.
Gli sms sono espliciti: “E’ proprio un bel ragazzo, me lo sc…”. Don Riccardo in alcuni casi, usa toni sconci, con parole che, da chi le ha ascoltate, vengono definite “irripetibili”. Ma il abusi e cocainasacerdote, al cappellano del carcere, tenta di difendersi: “Ho mandato quel sms ma solo perché ero sotto l’effetto della coca e non ho mai compiuto gli atti di cui mi accusano, fatelo sapere ai miei genitori e al vescovo”.
“Vieni, ho la neve”. Così don Riccardo invitava i suoi “amici” a dividere la cocaina. In cambio della sniffata chiedeva compagnia o, nel linguaggio crudo delle inchieste giudiziarie, “prestazioni sessuali”. Ragazzi che agganciava frequentando palestre, saune, bar a Milano. Ma con M. la storia era diversa, il sedicenne frequentatore della chiesa del Santo Spirito vedeva in don Riccardo un adulto a cui era difficile dire di no, il sacerdote esercitava il suo ascendente e faceva sentire importante il ragazzino: “Passa da me oggi, mi sento tanto solo” gli telefonava. E M. lo raggiungeva in parrocchia.


Una personalità forte quella di don Riccardo, un cinquantenne energico e atletico, testa rasata, pizzetto che, tolto l’abito talare, si trasformava.


La sua, dalle carte dell’inchiesta, sembra essere stata una doppia vita: don Riccardoviolenza sui bambini andava a Milano, lontano dalla parrocchia e dal quartiere operaio dove tutti lo conoscono come un sacerdote impegnato e gentile. Sportivo don Riccardo lo era, tanto che la sua meta preferita a Milano erano le palestre ed è proprio partendo da un’indagine dei Nas sull’ambiente di palestre e saune, dove si sospettava un giro di anabolizzanti e stupefacenti, che l’autorità giudiziaria è arrivata al sacerdote. La sua utenza telefonica è incappata nelle intercettazioni cui erano sottoposti alcuni “soggetti” giudicati interessanti dagli investigatori. Quando l’utenza è stata collegata al nome di don Riccardo si è aperto uno scenario inaspettato: l’accusa parla di cessione di cocaina a diversi ragazzi in cambio di incontri a sfondo sessuale.


Nell’inchiesta su presunti abusi sessuali commessi dal religioso, ci sarebbero altre tre persone indagate. Uno dei tre coinvolti è un ex seminarista, di 40 anni, indagato per prostituzione minorile. Probabilmente, l’uomo avrebbe avuto un ruolo nell’adescamento degli adolescenti. Gli altri due sarebbero un commerciante genovese e un uomo di Milano di cui non si conosce ancora la professione. Nei loro confronti le accuse sarebbero di cessione di la pedofiliastupefacenti.
“Sì, che frequentasse dei ragazzi si sapeva, ma la droga, quella proprio no”. Terminata la messa, i fedeli commentano l’arresto. Ad ascoltare le voci dei parrocchiani, emerge l’altra faccia di don Riccardo, quella che gli era valsa il soprannome “il prete della notte”. Nel quartiere molti raccontano delle sue serate in alcuni locali. Stefania è implacabile quando spiega che “io sono sempre venuta in chiesa, da bambina e da ragazzina, ma da quando è arrivato don Riccardo i miei figli il catechismo li ho mandati a farlo a San Nicola”.


Domani mattina, è fissato l’interrogatorio del sacerdote davanti al gip Annalisa Giacalone. Il parroco incontrerà dapprima il suo legale, l’avvocato Paolo Bonanni, nominato dalla famiglia, e poi deciderà in merito alla strategia difensiva da adottare.


C’era chi sospettava, chi sapeva. Intanto un altro scempio è stato commesso. Un’altraabusi su minori aberrante violenza è ricaduta su ragazzini innocenti e assoggettati. Un uomo che avrebbe dovuto amarli e proteggerli li ha violati e offesi.


ateneo roma tre*stagista per conto dell’Università Roma Tre

15 / 05 / 2011

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