di Mina Cappussi –
L’organizzazione statale in Regioni, Province e Comuni, oltre che del sistema bicamerale e governativo, è sancita dalla nostra Costituzione. Il titolo V della Carta entrata in vigore il 1 gennaio 1948 recita, all’articolo 114, che “la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni. In pratica, però, accade che molto spesso ruoli e competenze di tale ripartizione territoriale si sovrappongano. E’ per questo motivo che un gruppo di cittadini starebbe chiedendo l’abolizione delle Province, ipotizzando una riforma del Titolo V della Costituzione
Anche Cristiano Di Pietro, lui stesso consigliere provinciale a Campobasso nell’Amministrazione di Nicola D’Ascanio per l’Italia dei Valori, responsabile del Basso Molise per la campagna referendaria contro il “lodo Alfano“, nonché figlio di cotanto padre, ha aderito all’iniziativa “Aboliamo le province“, tesa ad una radicale riduzione dei costi della politica.
La prima fase di questa battaglia è quella di una legge ad iniziativa popolare che vede l’abolizione degli enti cosiddetti sovrapposti (comunità montane, province, ecc …).
Secondo una stima del Ministero degli Interni infatti, il numero di amministratori ed eletti nelle province italiane conta circa 4.000 unità di cui 2900 consiglieri, 50 tra Presidenti e vicepresidenti, 100 presidenti di Giunta e oltre 900 assessori.
Solo i compensi per questi ultimi ammontano a circa 50.000.000 di euro. Vanno aggiunti poi i rimborsi, le diarie, le spese di rappresentanze , auto “blu”, personale specializzato ecc.
E inoltre costi relativi ai dirigenti e alle strutture. Da ultimo la somma delle sole spese correnti, di oltre 100 province italiane sfiora i 10 MLD annui.
Se si attribuissero, attraverso la legge, le competenze ai comuni e alle regioni, le spese fisse sparirebbero cosa che oggi non è possibile in quanto tali competenze sono necessariamente deputate alle province.
Anche solo una riduzione del 30% dei costi di mantenimento delle province, equivarrebbe ad alcuni milioni di euro risparmiati senza contare i costi delle elezioni e uno snellimento dell’attività amministrativa che sarebbe notevolmente semplificata.
L’identità territoriale verrebbe comunque salvaguardata e scongiurata la perdita di lavoro dei dipendenti che troverebbero collocazione in altri enti ottimizzando così qualità e quantità del personale.
“Noi dell’Italia dei Valori– sostiene Cristiano Di Pietro – siamo per un reale taglio dei costi della politica a partire dalla costituzione di un unico Parlamento sino ad arrivare all’abolizione delle comunità montane passando per le Province. Nei gazebo che promuovono il referendum contro il Lodo Alfano nel Basso Molise, sarà quindi possibile firmare anche per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la ” decostituzionalizzazione” delle province. La proposta – conclude Cristiano Di Pietro – mira a modificare il titolo V della costituzione togliendo i riferimenti alle Province”.
03 / 11 / 2008
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