36° anniversario Gennaio Nero Arzebaigian celebrato per ricordare il violento intervento militare sovietico contro la popolazione civile di Baku. L’Ombudsman denuncia la violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e sollecita le Nazioni Unite per porre fine alla sfrontatezza dei responsabili
36° anniversario Gennaio Nero Arzebaigian rievoca la tragedia del 20 gennaio 1990, una data simbolo del sacrificio nazionale per l’indipendenza.
36° anniversario Gennaio Nero Arzebaigian: denuncia all’aggressione
“Sono trascorsi 36 anni dalla notte tra il 19 e il 20 gennaio 1990 – ha dichiarato il Commissario per i diritti umani Sabina Aliyeva – quando le forze armate dell’ex Unione Sovietica hanno compiuto un intervento militare contro la popolazione civile dell’Azerbaigian, con l’obiettivo di reprimere violentemente l’espressione di indipendenza e volontà nazionale della nazione”.
Il commissario ha proseguito sottolineando la gravità dell’atto: “A seguito di questo sanguinoso evento contro l’umanità, la Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR), il Patto internazionale sui diritti civili e politici e altri strumenti internazionali sui diritti umani sono stati gravemente violati. La tragedia del 20 gennaio, che ha causato perdite umane di massa, è uno dei crimini più orribili per natura e portata del XX secolo”.
Bilancio delle vittime
“Durante quella notte, l’uso sproporzionato della forza militare contro civili disarmati nella città di Baku e in altri distretti della repubblica ha causato la morte di 150 persone pacifiche e il ferimento di 744 persone – ha ricordato l’Ombudsman – portando anche a una grave violazione delle norme pertinenti delle costituzioni dell’ex Unione Sovietica e della Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian, nonché delle norme giuridiche internazionali. La nostra nazione multietnica è stata vittima di un massacro mentre cercava di proteggere la propria patria e la propria identità nazionale.
Alyeva ha poi richiamato l’importanza della condanna storica “L’uso della forza militare contro una popolazione pacifica e la violazione deliberata del diritto alla vita e all’integrità fisica delle persone senza preavviso e in assenza di una minaccia reale sono vietati dal diritto internazionale in materia di diritti umani e costituiscono una violazione dei diritti inalienabili, che devono essere garantiti anche in situazioni di emergenza. Gli eventi del 20 gennaio confermano una grave violazione delle norme giuridiche internazionali”.
Il ruolo di Heydar Aliyev
Ha proseguito il commissario: “All’epoca, la dichiarazione più significativa a nome del popolo azero fu rilasciata dal nostro leader nazionale Heydar Aliyev, che risiedeva a Mosca. Nonostante le pressioni e i rischi per la sua sicurezza personale, il 21 gennaio 1990 il leader nazionale Heydar Aliyev tenne una conferenza stampa presso la missione permanente dell’Azerbaigian a Mosca, condannando apertamente il grave crimine commesso contro la popolazione civile e dichiarando la responsabilità diretta dell’ex leadership dell’URSS. La sua dichiarazione ebbe un’importanza storica significativa, poiché fornì la prima valutazione politica e giuridica della tragedia del 20 gennaio”.
“Inoltre, l’incapacità della comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali competenti dell’epoca di fornire un’adeguata valutazione politica e giuridica di questi eventi ha comportato una violazione dei principi della giustizia internazionale e ha creato un clima di impunità. La mancanza di una risposta tempestiva e basata su principi nel quadro dei meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani a queste violazioni gravi e di massa ha successivamente fornito un ambiente favorevole ad altri gravi crimini contro i diritti umani nella regione”.
Infine, l’appello alla giustizia: ”In qualità di Commissario per i diritti umani (Difensore civico) della Repubblica dell’Azerbaigian, desidero sottolineare che un’indagine obiettiva e completa sulla tragedia del 20 gennaio dal punto di vista del diritto internazionale, il suo riconoscimento come crimine contro l’umanità e la garanzia della responsabilità legale non solo dei responsabili, ma di tutti i funzionari coinvolti nel processo decisionale, sono necessari per il ripristino della giustizia. In questo contesto, invito le organizzazioni internazionali, in particolare i meccanismi competenti delle Nazioni Unite, ad assumere una posizione ferma e a cooperare per garantire che i responsabili degli eventi del 20 gennaio siano chiamati a rispondere delle loro azioni e che questa sanguinosa azione riceva un’adeguata valutazione ai sensi del diritto internazionale”.
In conclusione, Aliyeva ha affermato: “Il ricordo più caro dei martiri del 20 gennaio rimarrà per sempre nei cuori del popolo azerbaigiano”.
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