Vivere senza psicofarmaci si può. Assieme a Papa Francesco Champions for Peace.

di Bartolomeo Alberico-

La toccante lettere scritta da Vincenza Palmieri a Papa Francesco per chiedergli di accompagnarla a visitare i luoghi dove si compiono i più torvi abusi e vengono negati i Diritti, aveva la piena certezza che tale allarme avrebbe toccato l’anima di Francesco e che Questi l'avrebbe recepita con la semplicità e pragmaticità, invece con sorpresa ciò è stato recepito in tutto il Pianeta. La profe.ssa Palmieri è stata chiamata ad esprimere il proprie pensiero sul programma VIVERE SENZA PSICOFARMACI”, in occasione della grandiosa manifestazione dal titolo “INSIEME A FRANCESCO Champions for Peace” che si terrà a Roma il 28 marzo 2014 presso Saloni di Rappresentanza della Caserma Salvo D’Acquisto.

(UNMONDODITALIANI - UMDI)

Caro Francesco, Buongiorno! Così avrei voluto salutarti quando anche tu "sei stato nominato". E pensavo che quel giorno sarebbe stato buono! Ho pensato che la tua croce di ferro fosse un segno epocale di rinnovata e necessaria spiritualità. Vorrei invece oggi che le parole lette con il primo caffè del mattino fossero il sogno dilatato in un incubo che si dissolverà con il sole di mezzogiorno.

“Giovani tristi? Li mando dallo Psichiatra! Perché non si capisce un giovane che non vuole intraprendere una cosa grande!”, così pare tu abbia detto. Perché “un giovane che non vuole intraprendere una cosa grande” debba essere malato? Perché ha bisogno dello psichiatra? Perché la paura non può essere invece una fragilità? I nostri ragazzi … “scialla” … con le loro interminabili emozioni, ondeggianti tra sfrontatezza e broncio sono da proteggere e prendere in braccio; perché condannarli al silenzio di una bava da “stabilizzatore dell’umore”?

Caro Francesco, in Italia, 70 bambini, ogni anno, vengono ricoverati in TSO e 6.000, tra i 12 e i 18 anni, in reparti di psichiatria per adulti! Francesco, quest’estate ho visitato un ragazzo legato al letto con 4 fasce di cuoio: mani e piedi, in un ospedale romano. Ne ho visti altri negli SPDC, i manicomi italiani. Ne ho visto migliaia con la “doppia diagnosi”, a 20 anni. Tra i tanti: uno di 22 , spinelli e birra. Un ragazzo da ascoltare, indirizzare, aiutare a studiare o lavorare, un ragazzo che aveva paura di far cose grandi. Un mese in clinica psichiatrica: puntura mensile depòt a lento rilascio, tre tipi di antipsicotico, benzodiazepine a fiumi. E’ a questo che dovremmo indirizzare i nostri ragazzi

Ai bambini più poveri con assistenza pubblica, vengano prescritti farmaci antipsicotici in quantità 4 volte maggiore che a bambini di famiglie ricche, citava il New York Times a proposito di una ricerca condotta in quello stato!

Questo non è un comunicato : vuole essere l’estensione del grido di quella mamma piangente al telefono: “Dottoressa! Una mamma non dovrebbe mai vedere un figlio in quelle condizioni! Mio figlio era un fiore, sono anni che me lo drogano così … e se non glielo porto, se lo vengono a prendere! Una mamma non dovrebbe mai vedere tutto questo!” Vuole essere la voce di quel ragazzino di Catania che ormai, inebetito, non parlava più. E di tutti i bambini a cui daranno un po’ di Ritalin, insieme all’omogeneizzato, come suggerito al 4° Congresso Mondiale sull’ADHD recentemente svoltosi a Milano.

Ma Psiche, mio Caro Amico, non significa “anima”? E l’anima, non è forse quell’essenza purissima senza forma, senza dimensione, senza spazio e solo bellezza? Come può un farmaco imbrigliare un’anima? Le grandi potenze hanno vinto anche te, Francesco?

“Non abbiate paura di andare verso le periferie della vita”, dicevi solo qualche settimana fa. Ne ho fatto uno slogan e se un tempo Gesù diceva “Lasciate che i fanciulli vengano a me!”, perché oggi li vogliamo mandare dallo psichiatra? Perché non li mandiamo all’Oratorio, invece?

Perché non costruiamo campi da gioco gratuiti? O Università libere, senza test d’ingresso? Vieni con me Francesco, ti porto a vedere il letto di contenzione dove è morto, legato, il maestro Mastrogiovanni, ti porto a visitare alcuni reparti psichiatrici, ti faccio vedere cos’è un elettroshok, ti faccio parlare con i ragazzi e con le loro mamme a cui tolgono la patria potestà, se si oppongono!

Lasciamo che i ragazzi vengano a noi, Francesco. Con amore e tolleranza.

Un adolescente dovrebbe urlare: ciò gli sarebbe decisamente più consono; dovrebbe cantare: e questo sarebbe più sano; dovrebbe ridere e piangere: questo lo farebbe crescere.

E, se ha paura di far cose grandi? Lasciamogli attraversare la paura, guardiamogli le spalle da chi lo vorrebbe coraggioso e drogato. E se cade? Saremo pronti a prenderlo per mano!

Saremo insieme, vero?

Ecco, allora, che durante la IV sessione (ore 15,45 circa) del Simposio che animerà l'evento, la prof.ssa Palmieri terrà una relazione forte e appassionata dal titolo “Vivere Senza Psicofarmaci: per Fare Sport, per Essere Vita”.

“Un miracolo ci sta bene! - racconta la stessa Vincenza Palmieri - Per continuare a lottare, per liberare prima di tutto bambini e giovani da abusi psichiatrici indicibili: miscellanee di psicofarmaci (dai più invasivi ed irreversibili) somministrati sin dal primo “sintomo” e per tutta la vita.

Bellissimi adolescenti resi zombie perché “a rischio di evoluzione psicopatologica”.

Ma se questo è il dramma, la speranza ed il futuro dipendono proprio dal saper divulgare informazioni corrette e tutta la verità possibile, qui ed ora, ovunque e sempre, "Insieme a Francesco - Champions of Peace".

“Psiche, prima di tutto, significa Anima e l’Anima non potrà mai essere imbrigliata dai soprusi chimici – ribadisce la prof.ssa Palmieri. - Francesco sarà insieme a noi a vegliare sulla libertà dell’Anima, sulla possibilità di farcela ad avere un’altra opportunità, sulla strenua difesa dei bambini dai micidiali cartelli di case farmaceutiche abusanti.

Quando l’orco cattivo si materializzerà ancora una volta affermando: “E’ malato, leghiamolo ad un letto di contenzione” (a 16 anni), i Campioni per la Pace saranno lì, a dare voce agli innocenti, a tagliare i 'legacci', a ridare vita”.

E a costruire, insieme, una scuola più formante, una famiglia più tutelata, un ambiente più sano; tolleranza, giustizia e opportunità a iosa: affinché il disagio del singolo sia prevenuto o accolto come fase transitoria.

Perché non basta essere buoni, bisogna anche essere bravi.

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20 / 03 / 2014


 






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