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Violenze psicologiche nella coppia: quando l'altro è un oggetto

di Anna Maria Marinelli *

Si tratta di maltrattamenti invisibili subiti dal partner, una lama invisibile che si frappone nella coppia e rende vittime di un amore insano. Nella semplice lite, anche se si può alzare la voce, rompere piatti e perfino azzuffarsi, esistequanto meno una relazione di parità, una simmetria fra i due partner. Nei momenti d'ira, tutti possiamo pronunciare parole offensive, sprezzanti, o fare gesti fuori luogo, ma di solito queste intemperanze sono seguite da rimorsi e da scuse. Nella violenza psicologica, invece, non si tratta di una trasgressione momentanea, ma di una forma di rapporto, significa rifiutare l'altro e considerarlo un oggetto.

(UMDI - UNMONDODITALIANI) Si parla di violenza psicologica quando una persona adotta una serie di atteggiamenti e discorsi che mira a denigrare e rifiutare il modo di essere di un'altra persona. Quelle parole e quei gesti hanno lo scopo di rendere insicuro l'altro e di fargli del male. Tale tipo di violenza viene definita, tecnicamente mobbing familiare. Si manifesta, di sovente, con silenzi colmi di rancore e disprezzo, alternati a parole taglienti, ad atteggiamenti di potere e dominio, volti a ledere l’autostima della donna. Gli uomini agenti con tale modalità non sono in grado di vivere relazioni paritetiche, di reciprocità. Il bisogno è quello di dominare la donna, attraverso la sistematica demolizione di ogni sua sicurezza, annientandone la personalità. Inizia tutto con battute, derisioni sprezzanti, ossia con una modalità aggressiva subdola, che disorienta la donna, la quale tende a giustificare il compagno/marito. Solo quando tale atteggiamento diventa abituale, la donna è in grado di coglierne l’aggressività latente. La violenza psicologica si sviluppa, in seguito, con forme di derisione e ridicolizzazione, espresse anche in pubblico. L’uomo priva la donna di qualsiasi possibilità di espressione, beffandosi dei suoi punti deboli e mettendo in dubbio le sue capacità di giudizio e decisione. Ogni scambio comunicativo all’interno della coppia sfocia in un conflitto, da cui la donna ne esce sconfitta e destabilizzata. Non vi è reale interesse, da parte dell’uomo, ad ascoltare la propria compagna. L’intento è quello di creare un malinteso, a partire dalle parole della donna, da sfruttare a proprio vantaggio. Di fronte a tale situazione molte donne soccombono. Dapprima si sforzano di essere comprensive, scusando il proprio uomo per amore o ammirazione. Man mano si insinua nellaloro mente il pensiero di essere le uniche a poterlo capire e aiutare, arrivando a giustificare tutto. Le vittime nutrono la speranza che l’altro cambi, che capisca la sofferenza che infligge loro e che se ne penta. La resistenza e la capacità di opporsi e reagire delle donne vengono meno.La violenza psicologica subita nel contesto familiare è una ragnatela tessuta gradualmente nel corso del tempo. Il sentimento prevalente sottostante l’incapacità di reagire delle donne è la paura. La paura immobilizza ed impedisce di immaginari scenari diversi. Questo spiega come possano mantenersi, per lungo tempo, relazioni di questo tipo. Ovviamente le donne incatenate nelle maglie di un rapporto così insano, manifestano il loro disagio psicologico facendo “parlare” il corpo, attraverso un senso di spossatezza generalizzata e prolungata nel tempo, apatia, disturbi dell’umore (depressione). L’immagine che bene simboleggia tale malessere è un corpo femminile inerme ripiegato su stesso. Gli uomini che instaurano modalità relazionali di questo tipo sono, a loro volta, vittime di se stessi, o meglio del bisogno costante di essere rassicurati del proprio valore. Non c’è desiderio di condivisione con l’altro, bensì di controllo totale sull’altro. Sono uomini che diventano despoti assoluti nel loro “regno”, che sono le mura domestiche. La violenza psicologica subita nel contesto familiare è una ragnatela tessuta gradualmente nel corso del tempo. Il sentimento prevalente sottostante l’incapacitàdi reagire delle donne è la paura. La paura immobilizza ed impedisce di immaginari scenari diversi. Questo spiega come possano mantenersi, per lungo tempo, relazioni di questo tipo. Ovviamente le donne incatenate nelle maglie di un rapporto così insano, manifestano il loro disagio psicologico facendo “parlare” il corpo, attraverso un senso di spossatezza generalizzata e prolungata nel tempo, apatia, disturbi dell’umore (depressione). L’immagine che bene simboleggia tale malessereè un corpo femminile inerme ripiegato su stesso.Gli uomini che instaurano modalità relazionali di questo tipo sono, a loro volta, vittime di se stessi, o meglio del bisogno costante di essere rassicurati del proprio valore. Non c’è desiderio di condivisione con l’altro, bensì di controllo totale sull’altro. Sono uomini che diventano despoti assoluti nel loro “regno”, che sono le mura domestiche. Quello che permette didistinguere la violenza coniugale da un semplice litigio di coppia non sono le botte o le parole offensive, bensì l'asimmetria nella relazione. In un conflitto di coppia, l'identità di ognuno è preservata, l'altro viene rispettato in quanto persona, mentre questo non avviene quando lo scopo è dominare e annichilire l'altro. Questi comportamenti sono destinati a sottomettere l'altro, a controllarlo e a mantenere il potere. Si utilizza la forza per assoggettare un altro; mezzi sottili, ripetitivi, occulti, ambigui, possono essere usati con altrettanta efficacia e di fatto molto deleteri di un'aggressione diretta, che verrebbe riconosciuta come tale e provocherebbe una reazione di difesa. Nella violenza coniugale la violenza verbale e quella psicologica sono inscindibili. Ci sono parole (minacce, urla, insulti) che servono a installare tensione e insicurezza, e il modo di dirle (tono, accento) è un metodo destinato a sottomettere psicologicamente l'altro. Gli insulti di rado vengono proferiti in pubblico. La maggior parte delle aggressioniverbali avvengono in privato, nel silenzio assordante delle mura domestiche, perché gli aggressori tentano di mantenere una buona immagine di se stessi. Quando si verificano in pubblico, questi attacchi sono in forma ironica, in modo da accattivarsi l'approvazione dei testimoni. Se la vittima protesta, si replicherà che non ha il senso dell'umorismo, che è troppo suscettibile, che prende tutto male, e lei finirà per dubitare della realtà dell'aggressione.Sono procedure atte alla sottomissione psicologica che paralizza le vittime ed impedisce loro di lasciare il coniuge violento tanto da tollerare l'intollerabile. La violenza psicologica costituisce un processo volto a stabilire un dominio sul partner.È una violenza che segue un determinato schema. Trattasi di azioni reiterate nel tempo. Si comincia con il controllo sistematico dell'altro, poi arrivano la gelosia e le molestie assillanti e alla fine le umiliazioni ed il disprezzo. Il tutto per rafforzare e accrescere se stessi, sminuendo l'altro. La mancanza di rispetto e le critiche sono così martellanti ed incisive da inserirsi in un processo altamente distruttivo per l'autostima della persona che li subisce. La ripetitività ed il carattere umiliante di tali situazionipossono provocare un vero e proprio logorio mentale e addirittura condurre lapersona al suicidio. La violenza psicologica viene negata sia dall'aggressore sia dai testimoni, che rimangono all’oscuro ditutto e ciò fa sì che la vittima dubiti di ciò che prova. Nulla comprova la realtà di ciòche subisce. L'individuo dominante usa la violenza per restare nella sua posizione di onnipotenza. Per lui, l'aggressione è soltanto lo strumento che gli consente di ottenere o di conservare ciò che desidera, ossia il potere. Le minacce e le azioni destinate a terrorizzare l'altro sono l'ultima tappa prima dell'aggressione fisica. Eppure, a questo stadio non trapela niente.Il tutto moltopiù subdolo ed anche difficile a dimostrarsi rispetto alla violenza fisica poiché difettano una serie di elementi esterni (referti medici, testimoni oculari, verbali di polizia) a comprovare la veridicità di siffatta violenza.

*Avv. Anna Maria Marinelli, penalista e civilista, specializzato in diritto di famiglia e minorile, Responsabile Associazione Donne per la Sicurezza onlus Puglia

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04 / 02 / 2013

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