Vegani e vegetariani a scuola. Il governo italiano se ne dimentica. Bacchettato dalla società scientifica

di Redaz. UMDI -

La Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV ha inviato una lettera aperta al Ministero della Salute chiedendo un intervento urgente contro le imposizioni introdotte nella nuova proposta di linee guida per la ristorazione collettiva (in particolare quella scolastica)
(UMDI - UNMONDODITALIANI) Il problema non riguarda soltanto la possibilità di scegliere un menù vegetale: se le nuove linee guida venissero approvate, nessuno avrebbe più il diritto di richiedere in mensa, all’ospedale o in altra struttura pubblica, un menù che rispetti le sue convinzioni etiche, culturali e religiose. Di fatto tutti sarebbero obbligati ad adeguarsi a un unico menù, definito "menù mediterraneo", che contiene carne, pesce, latticini e uova. Le persone che desiderano includere i cibi vegetali ma escludere una o più categorie di prodotti animali non potrebbero più farlo. A pagina 25 delle linee guida, gli autori dapprima dichiarano che c'è la necessità "di programmare diete che rispondano alle specifiche esigenze etiche, culturali, religiose di differenti gruppi", ma, poche righe dopo, "consigliano" ai gestori delle mense di non concedere menù differenti da quello di riferimento - definito "dieta mediterranea" - se non in caso di patologie accertate. Consigliano infatti di: "nominare le tipologie di menu forniti solo con riferimento a patologie specifiche (dieta per celiachia, per intolleranza al lattosio, per diabete di tipo 2, ecc.)".

Dichiarazione della Dr.ssa Luciana Baroni

Afferma la dottoressa Luciana Baroni, fondatrice e presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV: "La nostra associazione si fa portavoce di milioni di persone in Italia la cui alimentazione si basa sui cibi vegetali. Abbiamo inviato una lettera aperta al Ministero della Salute lunedì 27 gennaio, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta".

Domande

Nella lettera vengono poste al Ministro della Salute quattro domande ben precise:

Domanda 1: Perchè un ufficio del Ministero non tiene conto dei diritti costituzionali?

Il diritto a veder rispettare le proprie scelte, per tutti i cittadini, è sancito dagli articoli n. 3 e n. 32 della Costituzione (rispetto del diritto alla salute, rispetto del diritto alla non discriminazione) e dagli articoli 2 e 21 (rispetto delle le opinioni e scelte dei singoli). Le nuove linee guida non rispettano questi principi.

Domanda 2: Perché questo cambio di rotta del Ministero della Salute in merito al diritto al menù 100% vegetale nelle scuole per ragioni etiche, culturali o religiose?

Le vigenti linee guida del 2010 affermano: "Vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori. Nel maggio 2016 il Ministero della Salute ha emesso una nota per confermare questo principio, in particolare riferito ai menù vegetariani e vegani, criticando aspramente le linee di indirizzo regionali obsolete che "impropriamente sconsigliano la scelta vegetariana e quella vegana". Com'è possibile che ora il Ministero ritratti le proprie affermazioni? Non vi sono state certo novità sul piano costituzionale relative al rispetto dei diritti dei cittadini, né sul piano scientifico che costringano a consumare tutti gli alimenti previsti dalla "dieta mediterranea".

Domanda 3: Perché sono state inserite affermazioni che sul piano medico e scientifico sono del tutto infondate ed evidenziano grave mancanza di competenze sul tema?

Nelle linee guida si legge: “Da notare che le motivazioni salutistiche o ambientali che portano ad adottare modelli diversi da quello mediterraneo spesso non sussistono. Questa affermazione è in contrasto con centinaia di articoli di letteratura scientifica:

    - per quanto riguarda la salute, è ampiamente dimostrato che una nutrizione completa si ottiene facilmente con una dieta basata sui vegetali, che limiti o escluda del tutto i cibi animali [2,3], anche nell'infanzia e nei periodi di gravidanza e allattamento [4]; ancora più abbondante è la letteratura scientifica sui benefici salutistici per l’adulto [5-18].

    - Per quanto riguarda l'impatto ambientale, di recente gli esperti dell'ONU sui cambiamenti climatici (IPCC) hanno ribadito in tre dossier [19-21] l’importanza di modificare le abitudini alimentari verso una dieta più sostenibile basata sul consumo di cibi vegetali. Convinzione ormai ampiamente espressa dai maggiori rappresentanti del mondo scientifico [22].

Domanda 4: Perché è stato permesso di inquinare queste linee guida con evidenti pregiudizi e non sono stati indicati eventuali conflitti di interesse di coloro che hanno collaborato alla stesura del documento?

I pregiudizi a sfavore delle diete vegetali sono evidenziati da:

    - la volontà di negare un dato di fatto ormai ampiamente dimostrato dagli studi degli ultimi 20 anni: quello dell'impatto ambientale degli alimenti di origine animale, molto maggiore di quello degli alimenti vegetali.

    - Il chiamare "moda" qualsiasi scelta alimentare che non includa gli ingredienti animali: già 2000 anni fa Plutarco sceglieva per ragioni etiche di non mangiare carne e spiegava nei suoi scritti con grande vigore le basi di questa scelta. E non era il solo, tra gli antichi filosofi, a prendere questa posizione.

    - La volontà di ignorare l'ampia letteratura esistente sulla salubrità di una dieta 100% vegetale in tutte le fasi del ciclo vitale.

Intervento conclusivo della Dr.ssa Baroni

"Confido che linee guida così impositive non vengano approvate e si rimanga nell'attuale situazione, in cui ogni cittadino ha il diritto di scegliere cosa mangiare sulla base delle proprie scelte etiche, culturali e religiose, senza bisogno del certificato medico per poter seguire le proprie convinzioni. Invito anche le associazioni di consumatori a farsi avanti per contrastare queste linee guida che non rispettano la Costituzione.

12 / 02 / 2020

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