Una donna europea. Intervista a Stefania Schipani, vicepresidente del Partito Federalista Europeo

di Mina Cappussi –

Intervista esclusiva a Stefania Schipani, Vicepresidente del Partito Federalista Europeo, il partito politico che mira a favorire una maggiore integrazione dell’Europa nel mondo

schipani(UMDI UNMONDODITALIANI) Un mondo di italiani ha intervistato in esclusiva per i suoi lettori, la dott.ssa Stefania Schipani, ricercatrice di statistica ed economia ambientale presso la sede Istat di Roma, vicepresidente della fondazione Filitalia International, dottoranda in economia e diritto dell’ambiente presso l'Università Tor Vergata e Vicepresidente del Partito Federalista Europeo.

Dottoressa Schipani, è raro in Italia incontrare una donna che ha un incarico di partito così elevato?

È vero, per le donne è dura mettersi in luce non solo in politica. Lo è nella gestione della famiglia, lo è nella vita professionale. Anche in questo, non si può dire che l'Italia abbia favorito la possibilità delle donne di avere un ruolo attivo e partecipativo nella società e un'Europa seria potrebbe rappresentare un modo più completo e moderno di essere donne, madri, cittadine e professioniste. La situazione, però, sta cambiando rapidamente. La compagine di governo italiana ha schierato un numero record di donne.

A parte l’impegno politico, di cosa si occupa?

Sono ricercatrice di statistica ed economia ambientale alla sede di Roma, dove abito, dell'Istituto Nazionale di Statistica, meglio conosciuto come Istat e mi occupo di economia e diritto dell’ambiente all'Università Tor Vergata dove sto ultimando il secondo dottorato. Mi sono laureata in Scienze Politiche a Roma mentre ho frequentato il Liceo Classico a Catanzaro, la città in cui sono nata. Ho due figli, Sebastiano di 14 anni e Lulù di 16. Sono anche attiva nel mondo dell'associazionismo, essendo Vicepresidente di Filitalia una fondazione Italo americana che ha sede a Filadelfia negli Stati Uniti e che si sta radicando in Italia e nel resto del mondo. Il tema dell'emigrazione, essendo calabrese, mi ha sempre attratta.

Ricerca, università e politica, mondi che si incrociano sempre di più, un caso?

Per fortuna. Poi si dovrebbe dire mondo dell'impresa e del lavoro. La politica è il luogo ove si compongono glischipani scontri di interessi in una sintesi che dovrebbe rappresentare il bene comune. La politica e i suoi rappresentanti non dovrebbero essere una casta a se stante ma una sorta di élite di prescelti emersi dalle varie componenti della società civile. Non dovrebbero interpretare il loro ruolo a vita ma per un periodo temporaneo. Per questo l'osmosi tra politica e società civile dovrebbe essere continua e altamente proficua. La ricerca e l'università avrebbero così il ruolo fondamentale di laboratori progettuali per il futuro.

Le piace questa Unione Europea?

Questa Unione europea non mi piace. E lo dico da europeista convinta. Certo è un vero e proprio miracolo che gli europei ce l'abbiano fatta a mettersi sotto una bandiera comune dopo secoli di guerre in nome di un nazionalismo irragionevole. Ma l'Europa unita, democratica, liberale deve essere ancora costruita. E questa costruzione deve avvenire attraverso la realizzazione di una Federazione Europea. Il Partito Federalista Europeo, attraverso l’European Federalist Party, è l’unico partito ad essere radicato in molti paesi europei

Con quali vantaggi?

Più che di vantaggi parlerei di un importante elemento di unità tra persone e gruppi che credono in una idea forte: la costruzione dell'Europa attraverso il federalismo. È un cammino indicato alla fine del '700 dai fondatori degli Stati Uniti d'America. Naturalmente erano europei, lo si capisce bene dai loro nomi: Madison, Jay, Hamilton gli autori del Federalist ma fecero la loro Europa federale e repubblicana al di là dell' Oceano Atlantico. Oggi, abbiamo l'opportunità di ripercorrere quel cammino, con tutte le correzioni e miglioramenti del caso. Facciamolo finalmente!

partito federalista europeoIl fatto di doversi coordinare con gli altri soggetti appartenenti all’EFP, di culture ed estrazioni anche molto diverse non rappresenta un problema?

Non parlerei di culture diverse. L'Europa è figlia della cultura greca e delle sue successive evoluzioni giuridico-istituzionali. Detto ciò e detto che l’inglese è oramai una sorta di latino lingua neutra, credo che l'apporto di interpretazioni anche differenti di questa architettura europea non possa che essere una ricchezza e non un problema.

Non crede che, per restare in un ambito politico “liberal-costituzionalista”, la via più corretta per la realizzazione di una Federazione Europea sia la presentazione ai suoi cittadini di una carta costituzionale, quindi l’elezione di un unico parlamento che elegga poi un governo europeo?

Questo è esattamente il mio pensiero. Il percorso è il seguente: una cessione dei poteri su alcune questioni che dovrebbero diventare di competenza europea: energia, difesa, esteri, fisco, educazione, ambiente. Una carta costituzionale approvata dai cittadini. Un parlamento eletto da tutti noi che elegga un esecutivo. E soprattutto un bilancio federale che disponga di risorse adeguate alle sue funzioni. Sulla elezione diretta del premier sarei cauta.

L’euroscetticismo cresce soprattutto nei Paesi del Sud Europa, quale potrebbe essere la ricetta perstefania schipani convincere i suoi cittadini a realizzare la Federazione Europea?

L'Unione europea è figlia un realismo politico purtroppo tipicamente rapportabile ad una antica concezione politica proprio di stampo europeo. Una Europa costruita su trattati degli Stati e non con il consenso dei cittadini, è già zoppa. L'unione monetaria, di per sé, è stata positiva, avendo fatto crescere economicamente tutti. Il problema, sottolineato fin dall'inizio, è che non ci può essere una moneta comune senza una politica comune e senza una maggiore armonizzazione della struttura delle economie dei paesi membri in termini di competitività, di innovazione, di mercato del lavoro. E la Banca centrale europea non è un soggetto politico. In concomitanza con una crisi internazionale, Maastricht con le sue rigide regole, ha rappresentato una camicia di forza per i Paesi del Sud Europa. Continuare a difendere certe scelte, non rappresenta un bene per l'Unione europea. Certo tutelerà le categorie forti in Germania fino alle elezioni autunnali ma condanna la stessa Germania a non essere il Paese leader della futura Federazione Europea. Per essere leader bisogna sapere guidare gli altri, anche i meno virtuosi. Una brava madre aiuta di più un figlio meno dotato e più problematico che quello bello, forte e predestinato al successo! Se nel Nord Europa, l'idea è che l'Unione europea sia il modello di Europa carolingia con gli Stati che diventano dei Länder, è meglio che se la tolgano dalla testa. Il progetto europeo è orientato anche al Mare Mediterraneo e allo sviluppo del Nord Africa, ai rapporti con i Paesi Balcanici e al Medio Oriente prima ancora che con la Federazione Russa e ai Paesi Brics.

Cosa risponde a coloro che temono uno Stato Europeo forte ed in ciò invasivo delle libertà individuali e perché no delle identità locali?

Niente più degli Stati nazionali ha violato le identità locali. Il Sud, regno d'Italia ante litteram, ha spiegato al resto del Paese che una macroregione è più efficiente di tanti piccoli staterelli ma non è il caso di essere campanilisti né meridionalisti, il futuro è altrove.

Si sente più politica o ricercatrice?

Non fa alcuna differenza. L’attività di ricerca mi ha fatto capire l’importanza di darsi da fare nella realtà politica. Ma mi sento prima di tutto una donna e una cittadina.

Pasionaria o razionalista?

Appassionata in tutto ciò che faccio.

Una cosa che la emoziona?

L’amicizia.

Grazie.

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30 / 04 / 2013


 






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