Strage nel Donbass. 200 bambini massacrati mentre Porošenko partecipa alla marcia contro il terrorismo

di Claudio Beccalossi *

Ed almeno altri 300 hanno bisogno di cure urgenti . Intanto, i gruppi paramilitari d’estrema destra ucraini “arruolano” sedicenni per inviarli in campi d’addestramento. Come l’ultima, disperata leva hitleriana?

(UNMONDODOITALIANI - UMDI) Bambini ed adolescenti nel mirino dell’accanimento di Kiev. Stando ad informazioni parzialmente riassuntive risalenti al 26 gennaio e provenienti dall’Ombudsman (termine che deriva da un ufficio di garanzia costituzionale istituito in Svezia nel 1809 e che letteralmente significa “uomo che funge da tramite”) del presidente della Federazione russa per i diritti dell’infanzia, Pavel Alekseyevich Astakhov, nel conflitto tra governativi (e loro supporters paramilitari, stranieri volontari e contractors) e separatisti del Donbass, sono rimasti uccisi circa 200 piccoli e più di 300 necessitano di interventi chirurgici urgenti per le gravi menomazioni subite.

La metà di quest’orrore di cifra riguarda bambini coinvolti da tiri d’artiglieria e con traumi da esplosione e lesioni da schegge, causa di amputazioni e danni permanenti. Inoltre, come non bastasse questa drammatica realtà purtroppo in stillicidio continuo, un altrettanto grave problema parallelo riguarda minori bisognosi d’assistenza e cura a lungo termine. «Si tratta di bambini disabili – sottolinea il sito istituzionale – il cui numero, a fine dicembre 2014 e solo nella Repubblica popolare di Lugansk, ammontava a ben 5.138». E, tra questi, molti non possono contare sull’aiuto dei propri genitori perché rimasti orfani e nemmeno uscire dall’Ucraina imbestialita. Certo chi ha un minimo d’umanità non può dar torto al presidente del comitato della Duma di Stato per gli Affari esteri, Aleksey Pushkov, che ha laconicamente criticato il presidente ucraino Petro Oleksijovyč Porošenko, presente alla discussa “marcia contro il terrorismo” a Parigi dell’11 gennaio scorso mentre le sue “civili” truppe ed armati di varia risma massacravano civili, bambini compresi, nel Donbass.

Il tasso stragista ormai ampiamente intollerabile l’ha dato il caso di Vanja Voronov di Shakhtersk (nell’Oblast’ di Donetsk), rimasto senza piedi, la mano destra ed un occhio e rischiando di morire dissanguato per lo scoppio d’un proiettile d’artiglieria ucraino che ha ucciso sul colpo il fratellino, mentre stavano giocando nel cortile di casa. L’efferatezza di quest’ennesimo crimine terroristico non ha smosso d’un pelo la solidarietà degli Stati dell’Unione Europea, dato che solo su interessamento diretto del presidente russo, Vladimir Vladimirovič Putin, Vanja è stato trasportato dall’ospedale di Donetsk a Mosca per delicati interventi chirurgici che possano consentirgli un futuro. Ma se la torva Europa non sta nemmeno alla finestra, l’atto infame non pare destinato a passare impunito. L’ha affermato chiaramente il rappresentante ufficiale del Comitato investigativo della Russia, Vladimir Markin, aggiungendo che sull’episodio riguardante Vanja è stato aperto un procedimento penale. Lo stesso sito del Comitato lo dice a chiare lettere: «Il principale dipartimento del Comitato investigativo della Russia ha aperto un procedimento penale ai sensi degli artt. 356, 105, 30 e 105 del Codice Penale della Federazione Russa (utilizzo di mezzi vietati e metodi di guerra, omicidio e tentato omicidio) per il bombardamento da parte dei militari ucraini di abitazioni civili alla periferia di Shakhtersk, a causa del quale il novenne Vanja Voronov ha riportato gravi mutilazioni ed il fratello di cinque anni Artem è deceduto».

Il testo rimarca «che il Comitato investigativo farà tutto il possibile e l’impossibile affinché tali “combattenti” ucraini vengano trovati: sia quelli che hanno dato l’ordine di bombardare pacifici quartieri civili, come quelli che hanno accettato di eseguire deliberatamente tali ordini criminali».

Vladimir Markin ha duramente ammonito: «Posso “rallegrare” i nuovi “eroi” dell’Ucraina: siamo già a conoscenza dei loro nomi. E, prima o poi, dovranno rispondere non solo per tutto il dolore e le sofferenze di Vanja Voronov, per l’assassinio del fratellino, ma anche per tutti gli altri bambini del Donbass, vittime che hanno ricevuto lesioni!». E s’è lasciato andare all’angosciosa previsione: «E se nei loro terribili sonni non sogneranno i bambini del Donbass morti o mutilati, saranno perseguitati ogni giorno ed ogni minuto dalla paura di una imminente rappresaglia. E tutti i nomi dei bambini uccisi noi sicuramente li nomineremo!».

L’atrocità da parte delle frange armate governativo-nazionaliste ucraine non si ferma alla Grande Bestemmia contro l’innocenza “colpevole” di vivere in territorio separatista. Va oltre, coinvolgendo i propri adolescenti in un parallelo storico con l’ultima, disperata leva della Germania nazista che riuscì a mettere insieme, per farle poi ormai inutilmente decimare, divisioni formate da ragazzini di 13-14 anni. L’ormai famigerato gruppo d’estrema destra “Pravyi Sektor” (“Settore Destro”) ed altri organismi ultranazionalisti radunano sedicenni in campi d’addestramento militare. Il governo centrale di Kiev non finanzia quest’immonda procedura ma nemmeno l’impedisce. La campagna di mobilitazione ha incoraggiato le alte sfere a chiudere un occhio (spesso tutt’e due) sui diritti di bambini e minori. Ed è difficile, se non impossibile, credere che questo particolare reclutamento sia organizzato su “base volontaria”, mentre sempre più coscritti rifiutano l’arruolamento e preferiscono eclissarsi nell’”odiata” Russia piuttosto che farsi ammazzare nel sud-est dell’Ucraina, in nome di estranei “interessi forti” senza un minimo di coscienza.

06 / 02 / 2015

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