Stampa italiana all’estero. Il Parlamento ripristina i fondi mentre il mondo corre sul web di Mina Cappussi -
Il decreto che ha ripristinato i fondi per l’editoria italiana per le comunità all’estero. Esulta l’on. Narducci. Criteri innovativi per l’editoria online, presso le comunità italiane all’estero, quali la presenza temporale sul mercato. E l’appello di Abbati che invece punta proprio sulle nuove tecnologie, ben conoscendo le modalità di informazione predilette dagli italiani nel mondo.
(UMDI - UNMONDODITALIANI) - Tornano i fondi per l’editoria italiana all’estero: editori, associazioni tirano un sospiro di sollievo. E si rallegra anche l’on. Franco Narducci è intervenuto nell’Aula di Montecitorio lo scorso 9 luglio 2012, nel dibattito generale sul decreto concernente i contributi all’editoria. “La stampa italiana all’estero ha avuto sempre un ruolo determinante, essa ha percorso assieme agli italiani la storia dell’emigrazione italiana. Secondo Raffaele Iaria, nel “Rapporto Italiani nel Mondo 2007” edito dalla Fondazione Migrantes e curato da Franco Pittau e Delfina Licata, la prima testata edita all’estero è la “Croce del Sud”, pubblicata dai cappuccini di Rio de Janeiro nel lontano 1765. Da allora, come ricorda Giovanna Chiarilli in “Segni e Sogni dell’Emigrazione”, opera multimediale della Giornalista di Rai International, Tiziana Grassi e della Direttrice del Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino, Catia Monacelli, in ogni angolo del mondo raggiunto dagli italiani, nasceva un giornale”.

In aula Narducci ha sottolineando il fatto che finalmente il decreto in questione ha ripristinato i fondi per l’editoria italiana per le comunità all’estero giudicando positivamente il “ruolo insostituibile della stampa italiana all’estero per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo oltre che come elemento qualificante capace di costruire processi di riconoscimenti identitari delle nostre comunità emigrate”.
Citando Lorenzo Prencipe, Narducci ha detto che “La stampa migrante accompagna da sempre la storia dell’emigrazione in tutti i temi che vi sono collegati in un processo di evoluzione culturale e di mediazione tra le culture in grado di garantire sia i legami con la madrepatria attraverso la lingua e l’informazione sia l’inserimento nella cultura di accoglienza; infatti, la stampa è un aiuto ad una integrazione positiva dei connazionali nei Paesi di residenza”.
Secondo il parlamentare eletto all’estero “una comunità si ritrova spesso attorno ad un giornale, e lo vediamo con le testate regionali dedicate all’emigrazione pubblicate in Italia ma inviate ai circoli all’estero, che avrebbero bisogno di particolari attenzioni atte a sostenere le spese di invio all’estero. I periodici per gli italiani all’estero - per Franco Narducci - sono strumento di identificazione: essi ricreano, attraverso la parola scritta, il senso della comunità di origine ottemperando anche a quel diritto alla diversità linguistica in base alla propria appartenenza come richiamato dalla Dichiarazione di Barcellona”.
“La stampa che arriva dall’Italia per la comunità italiana - incalza Narducci - crea vicinanza, crea interessi comuni, crea discussione, dibattito tanto che la stampa di emigrazione è ormai diventata stampa di comunità. Senza questo mezzo, il senso di appartenere ancora a qualcosa che si chiama “Sistema Italia” sarebbe di gran lunga più affievolito e credo che questo, in un contesto in cui i processi globali ci chiedono sempre una maggiore capacità di fare rete, non ce lo possiamo permettere”.
“Tuttavia – ha precisato il parlamentare - non si può tralasciare che è necessaria una riforma dell’editoria italiana all’estero per cui la legge 416, che all’epoca era una buona legge, ha bisogno, per l’evoluzione dei contesti, di essere adeguata ai tempi superando le attuali manchevolezze e tenendo presente la peculiarità di una stampa diversa da quella interna al nostro Paese e che è fatta di piccole realtà e di piccoli editori. Una realtà che ha bisogno di maggiore autonomia pur definendo criteri più rigorosi e di effettiva distribuzione o diffusione, con criteri innovativi per l’editoria online, presso le comunità italiane all’estero. In questo senso l’introduzione di un criterio di presenza temporale sul mercato rappresenta una selezione positiva e premiale per quegli operatori che sono da sempre al servizio dell’informazione per gli italiani nel mondo. Ma non è sufficiente, infatti ritengo che la Commissione di cui al comma 4 dell’art. 1bis ha bisogno di rivedere i criteri di ammissibilità ai finanziamenti tenuto conto degli scenari che cambiano proprio in funzione della necessità di una migliore promozione dell’italianità e del sistema Italia; pertanto accanto al carattere identitario delle testate bisogna tener conto della capacità di veicolare la cultura italiana nel contesto locale prevedendo anche l’uso della lingua del posto, accanto all’italiano, per meglio proiettare l'Italia fuori dai confini nazionali”.

“Oggi - ha concluso Narducci - si assiste ad una ripresa del fenomeno migratorio ed è necessario che l’informazione ne tenga conto continuando a mantenere anche con i nuovi emigrati legami che producono cultura, quella che fa dell’Italia un Paese speciale sul piano internazionale nonostante la scarsità di mezzi e di adeguate politiche pubbliche.
Attraverso una informazione che tenga conto di quella grande realtà rappresentata dall’Italia che vive fuori dal nostro territorio geografico, attraverso un dialogo in grado di alimentare la cultura dell’appartenenza alla nostra tradizione, attraverso la partecipazione alle vicende che riguardano lo sviluppo del nostro Paese, credo si possano alimentare anche benefici civili ed economici, oltre che morali, per il nostro Paese contribuendo a fare degli italiani all’estero gli attori di quel processo di modernizzazione di cui abbiamo forte bisogno”.
Sulla questione avevano registrato, su queste pagine l’intervento di Giuseppe Abbati presidente Aitef onlus (associazione italiana tutela emigrati famiglie) e componente della commissione per i contributi alla stampa all’estero di cui all’art.26 della legge n.416/81 ed DPR 48/1983. Un intervento che sostiene la proposta di Narducci quando accenna ai nuovi criteri di selezione per l’editoria on line, sulla base della presenza temporale sul mercato.
Abbati aveva inviato un messaggio al Presidente del Consiglio dei Ministri sen. Mario Monti, al Ministro degli Affari Esteri dott. GiulioTerzi di Sant'Agata e al dimissionario Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri prof. Carlo Malinconico.
“Prima che la commissione si riunisca nuovamente” scriveva Abbati “è urgente esaminare la situazione per evitare che ancora una volta si sperperi denaro e si assegnino contributi senza la possibilità di un reale controllo ed utilità. Continuare a spedire per posta, infatti, pubblicazioni all’estero è assurdo ed inutile. Gli aiuti vanno erogati a chi svolge una reale funzione di informazione comunicazione e diffusione delle notizie in favore delle nostre Comunità all’estero, utilizzando le grandi potenzialità delle nuove tecnologie.”
La comunicazione oggi è diversa da quella di 50 anni fa. Sono i nuovi media, i giornali elettronici a fare informazione e a tenere coese le comunità italiane all'estero.
Giornali come UMDI che da cinque anni svolgono un servizio insostituibile, in modo completamente gratuito, un servizio di volontariato che mette in gioco professionalità e capacità personali, un servizio indispensabile, tanto da essere diventato punto di riferimento per i connazionali all'estero, ma anche per tutti gli italiani, ovunque si trovino. E mentre il giornale diviene un case history all'università Roma Tre, mentre IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO CARITAS MIGRANTES gli dedica dieci pagine e un intero capitolo, lo Stato non "sente" e continua a regalare finanziamenti a pioggia, secondo consuetudine.
Insomma, il mondo va avanti e il governo italiano non se ne accorge. Bisogna che lo stato dia un segnale di cambiamento e innovazione dando un taglio a queste pratiche consuetudinarie: maggior attenzione a questi nuovi giornali telematici che formano tanti nuovi talenti.
Un giornale come UMDI diviene sede di stage per i giovani universitari, e potrebbe esserlo anche per i giovani italiani nel mondo che si vogliano affacciare nel difficile mondo del giornalismo.
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Agenzia Stampa, Casa Editrice, Giornale Quotidiano Internazionale, con sede a Bojano, a Campobasso, a Roma (via Zanardelli, 36) e a Viedma, in Patagonia, già autorizzato nel 2006 dal Tribunale di Campobasso N.2/96, come edizione on line de “LA VOCE DEL POPOLO” e nel 2010 come e-magazine indipendente. Diretto da Mina Cappussi, sede di STAGE per l’Università Roma Tre,associato al quotidiano ORA ITALIA della Patagonia Argentina e all’emittente radiofonica pubblica del sud America, Radio Nacional.
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10 / 07 / 2012
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