Sinibaldi, Mainolfi, Mainelli, Ranaudo, Ranallo, Risi, Siconolfi sono di origine longobarda

di Oreste Muccilli -

I Molisani odierni hanno in comune con i Sanniti solamente il territorio abitato. Infatti, prima del periodo sannitico, sI sono verificati diversi fenomeni.

(UMDI-UNMONDODITALIANI) Ritengo che in un consesso dedicato alle migrazioni sia riduttivo limitare l’interesse al solo periodo sannitico se si tiene conto che, nei 2000 anni successivi alla sventurata epopea delle guerre sociali, il nostro territorio è stato oggetto di numerosi fenomeni del genere. In fondo con i Sanniti, noi Molisani di oggi, abbiamo in comune solamente il territorio che abitiamo. Già a partire dalla deduzione della prima colonia romana, intorno al 48 a.C., infatti, si assistette all’assegnazione di vaste aree ai legionari reduci da campagne militari i quali, come è noto, non sempre avevano origini italiche. È il caso di ricordare in proposito che tale colonia fu denominata dagli storici, che all’epoca narrarono la vicenda, “Bovianum Vetus” in cui il termine “Vetus” fu utilizzato verosimilmente per distinguerla dalla seconda colonia insediatasi nel 79 d.C., quella, per intenderci, denominata “Undecumanorum”, e non per individuare la città sannitica capitale del Sannio Pentro.

Migrazione nell’immaginario collettivo

Nell’immaginario collettivo il fenomeno delle migrazioni viene semplicisticamente attribuito alla volontà di un popolo dispostarsi da una zona all’altra con l’intento di occupare e sfruttare nuovi territori. Nella realtà, se ciò è accaduto, il più delle volte le cause sono da ricercarsi in fattori estranei a mire espansionistiche. È il caso, ad esempio, delle cosiddette invasioni barbariche, descritte dalla storiografia classica come conseguenza dell’indole crudele e feroce dei popoli interessati. Al contrario, il fenomeno fu la conseguenza, casualmente concomitante con la crisi istituzionale dell’impero romano (sec. V), di una micro-glaciazione che aveva investito il nord dell’Europa rendendo invivibili quei territori costringendo gli abitanti a spostarsi, per motivi di mera sopravvivenza, verso aree più calde e, dal momento che, come si suole dire, tutte le strade portano a Roma, la meta più ambita fu proprio l’Italia. La Penisola in quel periodo era interessata da una serie di conflitti per la predominanza territoriale come la guerra greco-gotica combattuta fra il 535 e il 553, in tale occasione si ha sentore di gruppi armati di origine longobarda che, come mercenari, prestarono alternativamente i propri servigi alle due fazioni in competizione. Consapevoli della loro forza militare, i Longobardi presto si impadronirono di grosse aree del territorio peninsulare e ,sostituendosi alle antiche magistrature romane, nella seconda metà del sec. VI diedero vita ad un vero e proprio regno con sede in Pavia. Questa situazione facilitò la discesa dal nord di altri gruppi di etnia longobarda utilizzati per sedare le residue rimostranze delle popolazioni locali che mal sopportavano il loro governo. A tal proposito è noto che nel 667 genti provenienti dalla Pannonia, l’attuale Bulgaria, capeggiate dal duca Altzek, chiesero asilo al re Grimoaldo il quale le inviò presso suo figlio Romualdo, duca di Benevento, affinché fossero utilizzati per sedare le ultime proteste delle popolazioni che abitavano il territorio dell’antico Sannio. A tal fine furono assegnati loro gli antichi municipi di Saepinum, Bovianum e Aesernia, mentre il loro capo fu nominato gastaldo di questo vasto territorio dando vita, così, al Gastaldato di Bojano. La testimonianza concreta della loro presenza ci è stata fornita dal rinvenimento di due grosse necropoli site nei pressi del tratturo nel comune di Campochiaro le quali hanno restituito reperti di eccezionale interesse sia dal punto di vista storico che da quello artistico, dimostrando che questo popolo, inaspettatamente, tanto “barbaro” non era. I reperti più significativi sono quelli relativi ad alcune sepolture che mostrano il cavaliere, munito di tutta la sua armatura, inumato insieme al proprio cavallo, anch’esso bardato di tutto punto. La particolarità più rilevante rinvenuta nel corredo del cavallo è stato il ritrovamento delle staffe che fino ad allora erano sconosciute alle cavallerie del mondo occidentale, una novità che in seguito rivoluzionerà le strategie di combattimento.

Incursioni saracene

Le cronache dell’epoca riportano che questa popolazione, in breve tempo, si era integrata con gli indigeni dando vita ad un lungo periodo di pace e tranquillità fino a quando, nel sec. IX, dal califfato musulmano di Bari i Saraceni di Saudan con le loro incursioni, produssero danni ingenti a uomini e cose tanto che fu necessario organizzare un esercito che potesse contrastarli. Per questo motivo il gastaldo di Bojano Wandelpert, insieme con Maielpotus, gastaldo di Telese, ed il duca di Spoleto Lamberto, cercarono di frenare il loro impeto. Nella battaglia finale, però, il nostro Wandelpert perse la vita. Tali eventi furono alla base del fenomeno dell’incastellamento che vide sorgere, sulle colline e sui monti del nostro territorio, strutture di avvistamento e di difesa intorno alle quali si formarono i primi nuclei abitati, come quello della Civitas Superior di Bojano che da quel momento assunse il carattere di sede del potere politico-amministrativo del Gastaldato, il quale proprio in quel periodo fu trasformato in contea, mentre la città valliva assunse quello esclusivo di sede vescovile. La contea longobarda di Bojano ebbe vita fino al 1053 quando il normanno Rodolfo de Moulins ne divenne titolare. La presenza di circa 500 anni dei Longobardi nella nostra zona è attestata, oltre che dalle necropoli che abbiamo menzionato, anche da altri elementi i quali, senza che ce ne accorgessimo, sono entrati a far parte della nostra quotidianità come nel linguaggio. In proposito si è calcolato che il 30% circa dei termini da noi usati comunemente hanno origine longobarda come ad esempio palk=palco, skur=imposta chiusa, spalt=spalto, balkon=balcone, stukki=stucco o corteccia, skaf=scaffale, sterz=sterzo, trappa=trappola, melm=melma, strozza=gola, skena=schiena, staffil=frusta, spanna=mano, strunz=stronzo, staffol=confine e tanti, tanti altri. Il loro segno è presente anche nell’origine toponomastica di alcuni centri abitati come Macchiagodena da Maccla Wotan, cioè bosco di Wotan che come è noto era la massima divinità dei popoli del nord; Cantalupo da can teleped, cioè dimora del capo; Pesche da peskio=roccia da cui anche Pescolanciano, S. Angelo del Pesco, Pescopennataro, o anche Ferrazzano la cui denominazione antica era Faraczani dove la radice Fara stava a definire una comunità fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari e amministrative. Addirittura anche alcuni cognomi a noi noti presentano una matrice decisamente longobarda come Sinibaldi, Sigonolfi, Mainolfi, Mainelli, Ranaudo, Ranallo, Risi ecc.

Terremoto a Bojano

Successivamente all’epopea longobarda il nostro territorio non fu per molto tempo interessato da ulteriori migrazioni di rilievo. Si è soltanto assistito alla mera successione di dinastie al potere come i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, fino, però, alla data che ha inesorabilmente sconvolto il nostro territorio. Era il 5 dicembre del 1456 quando un rovinoso terremoto si abbatté su tutta la fascia appenninica compresa fra l’Abruzzo e la Calabria producendo i maggiori danni proprio nella fascia centrale del massiccio del Matese. Dall’ultimo censimento effettuato in quell’epoca Bojano contava 1350 abitanti, all’indomani del sisma si contarono soltanto, si e no, un centinaio di sopravvissuti. La stessa sorte toccò ad Isernia e a tutte le altre località insediate nel Molise centrale. Da questi dati si può facilmente dedurre che oltre ai danni materiali sugli edifici e sui monumenti si assistette ad un forte calo demografico che determinò lo spopolamento dell’intero territorio. Mancavano i lavoratori della terra, gli artigiani, i militari, gli ecclesiastici, in pratica tutto ciò che era necessario per ricominciare vivere. La situazione rimase così per alcuni anni fin quando a cavallo del ‘400 e del ‘500 a livello europeo si verificarono alcuni eventi di rilievo che in qualche modo risolsero le condizioni miserevoli del nostro territorio. Per ragioni razziali furono espulsi gli zingari dalla Romania e gli ebrei sefarditi dalla Spagna, mentre popolazioni slave attraversarono l’Adriatico per sfuggire all’oppressione ottomana. I sovrani del regno di Napoli approfittarono della situazione e indussero queste popolazioni sbandate a ripopolare e ridare vita alle nostre contrade ed ai nostri deserti centri abitati. A conclusione di quanto fin qui riferito viene naturale evincere che la nostra cultura, i nostri costumi, il nostro modo di vivere, le nostre tradizioni, il nostro dire altro non sono che il frutto dell’incontro e delle interazioni delle tante popolazioni che si sono avvicendate ed integrate fra loro nel corso dei secoli.

15 / 09 / 2018

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