SEPINO PRIMA META’ DEL XX SECOLO. SUCCESSO PER IL VOLUME DELLA PRO-LOCO NELL’AMBITO DEL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE di Mina Cappussi –
DA GRAMSCI A GOETHE, FILIPPO CIRELLI. IL GRADO DI CIVILTÀ DI UN POPOLO SI MISURA ANCHE DALL’AMORE PER LA PROPRIA STORIA, PER LA PROPRIA IDENTITÀ. SENTIAMO PARLARE DI PALI EOLICI, DI CENTRALI NUCLEARI: MA NON È COSÌ CHE SI PROGRAMMA IL TERRITORIO, È MANCATO COMPLETAMENTO IL METODO DEMOCRATICO. LE PRO–LOCO SONO DIVENUTE OGGI STRUMENTI DI DIFFUSIONE DELLA CULTURA, PUNTIAMO ALLA VALORIZZAZIONE DEI CENTRI STORICI, ABBIAMO CERCATO DI ENTRARE NELLA FILIERA DEL BELLO, LO STATO, INSOMMA, NON HA SPRECATO LE RISORSE, PERCHÉ I SERVIZIO CIVILE HA RAGGIUNTO EGREGIAMENTE IL PROPRIO OBIETTIVO
L’attenzione generale è stata tutta per lui, che da Gramsci a Goethe ha tenuto il filo del discorso parlando della nascita dell’aratro pesante, dell’uso della staffa e dello sperone, della maggese e del caciocavallo, prendendo spunto da una descrizione dettagliata dell’abito femminile di Sepino fatta da un giornalista etnografo, Filippo Cirelli, nel 1858. L’architetto Franco Valente è ormai una garanzia quando si tratta di fare cultura attirando le persone, riempiendo le sale, raccontando la storia con la grazia di un narratore. E a Valente, infatti, sono toccate le conclusioni al convegno di presentazione del libro “Sepino dalla prima metà del XX Secolo: aspetti di vita quotidiana del mondo contadino” che si è tenuto a Sepino (Campobasso) a cura del Presidente della Pro Loco “Pro-Sepino”, Michelino Napolitano, per la Habacus Edithore.
E’ stato proprio il Presidente Napolitano ad aprire i lavori ricordando l’importanza della conservazione di un patrimonio di conoscenze che si sta perdendo. “Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del libro – ha sortito Napolitano – e che hanno voluto essere con noi qui stasera. Un plauso va alla Provincia di Campobasso che ha finanziato l’iniziativa e alle ragazze in Servizio Civile che hanno avuto un ruolo fondamentale nella raccolta dei dati”
 “Scopo della Pro-Loco – ha detto il Sindaco, Antonio Mosca – è quello di recuperare le nostre tradizioni, la nostra cultura. Il grado di civiltà di un popolo si misura anche dall’amore per la propria storia, per la propria identità, per l’arte, per la cultura. La società attuale appare svuotata di valori, disorientata, difficile, complessa. Ma questo non ci deve scoraggiare, deve anzi essere la molla che ci spinge ad organizzare iniziative come quelle di stasera. Il nostro progetto di sviluppo parte dalle risorse del territorio. Occorre recuperare, conservare, valorizzare l’esistente. Non abbiamo la bacchetta magica e non possiamo fare magie, ma sono convinto che possiamo dare molto al nostro paese e all’intero comprensorio del Matese puntando allo sviluppo turistico di una terra stupenda”.
Il Presidente regionale dell’UNPLI, Unione Nazionale delle Pro Loco Italiane, Carlo Di Pietro, ha avuto parole di lode per l’operato della Pro-Sepino.
“Ho avuto la fortuna di leggere in anteprima il volumetto – ha detto – che rappresenta uno strumento prezioso di conoscenza di quelle che sono le tradizioni, gli usi, i costumi di un passato vicinissimo a noi. Le Pro–Loco stanno cambiando, sono divenute oggi strumenti di diffusione della cultura, organizzano mostre, convegni, eventi, sponsorizzano libri, ricerche . Tutte le Pro Loco del Matese sono molto attive in  questa direzione e Sepino ha una carta in più, possiede l’Altilia. Ma noi puntiamo alla valorizzazione dei centri storici, abbiamo cercato di entrare nella Filiera del Bello, dove le Pro loco sono addirittura capofila per il loro ancoraggio capillare sul territorio. Chiediamo un coinvolgimento globale delle istituzioni, dei Consigli Comunali, degli enti, affinché si possa lavorare, tutti assieme, per la valorizzazione delle peculiarità di ognuno. Il Servizio Civile ha contribuito a questo progetto ambizioso grazie all’entusiasmo e alla disponibilità dei giovani”.
Sul discorso di Napolitano si è innestato l’intervento dell’assessore provinciale alla Cultura, Occhionero.
“Sono tra i pochissimi della mia parte politica – ha cominciato – a rimpiangere la Leva Militare obbligatoria. Anche allora c’era la possibilità di fare il servizio civile, come obiettore di coscienza. Ma devo dire che oggi i volontari di Servizio Civile fanno promozione culturale, concorrono a salvare il patrimonio artistico, tutelano l’ambiente.  Un’opportunità preziosa, una risorsa fondamentale, ma limitata. Intanto perché si apre una porta sul mondo del lavoro e, a meno di non creare inutili aspettative nei giovani, si consente ai ragazzi di fare un’esperienza unica e irripetibile. Lo Stato, insomma, non ha sprecato le risorse, perché i Servizio Civile ha raggiunto egregiamente il proprio obiettivo. E veniamo alla pro-loco. Una volta organizzava le sagre paesane e passava il tempo a litigare tutta l’estate. Adesso, dice bene il Sindaco, si occupa di recuperare e conservare. Io aggiungerei, programmare. Abbiamo risorse a disposizione e capacità. Addirittura esportiamo le menti. I giovani laureati cercano di impegnarsi sul proprio territorio, ci vuole poco per perderli. Basta una porta chiusa per allontanarli definitivamente. In questo modo abbiamo  perso migliaia di giovani. Ai ragazzi dico di utilizzare gli enti, di porre questioni, in maniera anche critica, purché costruttiva. In Italia non si investe in cultura, eppure la cultura è una vera e propria industria, genera ricaduta sociale, crea un’economia che non risalta immediatamente, ma è quella che rimane, che sedimenta col tempo ed è in grado di salvare i nostri territori. Sentiamo parlare di pali eolici, di centrali nucleari: ma non è così che si programma il territorio. Non dico che non dobbiamo metterli per partito preso, dico che dobbiamo programmare certe iniziative, mentre invece è mancato completamento il metodo democratico. La Provincia di Campobasso cerca, per quanto di competenza, di promuovere la cultura e il territorio, per uno sviluppo turistico in grado di far restare i giovani, per non farli emigrare”.
L  ’intervento dell’architetto Franco Valente ha chiuso in bellezza l’incontro con un exursus storico-emozionale che ha coinvolto la platea riunita nella sala Santo Stefano di Sepino.
“Non so perché – ha strappato il tranquillo incedere dei tempi l’architetto famoso per le sue proteste plateali contro lo scempio perpetrato dalle istituzioni in danno di evidenze storiche e architettoniche – il Presidente Napolitano abbiamo voluto coinvolgermi in questa iniziativa. Forse preso dall’entusiasmo per le manifestazioni di quest’estate…Non so un architetto in che termini possa intervenire in questa sollecitazione, ma ci troviamo di fronte ad un libro, un segno; tutto ciò che è segno ha significato, e proverò anch’io a dare una parvenza di significato a ciò che andrò a dire. Sepino è stato sede di Diocesi,  aveva una Cattedrale, dei Tribunali. Parliamo di piccola e media borghesia intellettuale, grandi proprietari terrieri. Una società non nasce per caso, noi siamo il risultato di una serie di trasformazioni che ci hanno preceduto. Il libro presentato questa sera è in effetti una sorta di catalogo degli oggetti di vita quotidiana”. E ha introdotto la centuriazione, ricorrendo a Gramsci quale inventore del termine società civile e ricordando il resoconto di Goethe nel suo Viaggio in Italia, la marchiatura del territorio da parte dei Romani, quello squadrare il terreno, una sorta di consacrazione della terra. “Sepino – ha sottolineato con quella usa ironia accattivante – nasce come una sorta di Fort Knox per proteggersi dai banditi, gli irriducibili che non accettavano il potere dell’Impero Romano”. E ha ribadito “il territorio si legge!”. Tornando a Marco Aurelio “uno dei primi ad aver capito che le “ terre incolte rappresentavano un pericolo per l’organizzazione romana ed esonerava perciò dalle tasse coloro che se ne occupavano”. nel suo excursus ha parlato dell’invenzione dell’aratro pesante, dell’uso della staffa e dello sperone, la rivoluzione della maggese attuata grazie alla presenza dei benedettini. “Siamo abituati a vedere i Longobardi come degli invasori – ha spiegato – in realtà le invasioni non avvengono se non c’è qualcuno che le prepara” e ha toccato la gastronomia con la mozzarella di bufala inventata dai benedettini, il carciofo, gli spinaci, le arance, chiamate in dialetto “portogalli” secondo la derivazione turca, così come il caciocavallo e la ianara, la strega, la fattucchiera, che deriva dalle sacerdotesse di Diana. Si è soffermato poi a leggere la meticolosa descrizione fatta da Filippo Cirelli dei costumi molisani, ripresa da Claudia Patricelli nella mostra sui Costumi Molisani a Bojano qualche anno fa.
Alla fine ha fatto un breve intervento Mariassunta Parente che, con Pasqualina Maglieri, ha contribuito alla stesura del libro come volontaria del Servizio Civile.
“Esso – ha ribadito – rappresenta una opportunità preziosa per i giovani perché mettano un anno della propria vita a disposizione, a servizio degli altri, della società, della Patria. Nel caso di specie abbiamo supportato le attività della Pro-loco con un lavoro di ricerca, di riscoperta delle fonti”.
Ringraziamenti sono andati al Comune di Sepino, al parroco, Don Antonio Arienzale, alla prof.ssa Cristina Franco, al prof. Maurizio Ferrante a Massimo Franceschetti, Stefano Buono e Michelangelo Tammaro.
Tra il numeroso pubblico che riempiva la sala, tra le autorità civili e militari, anche il Preside del Liceo Classico Mario Pagano, che è originario proprio di Sepino, il Presidente, Alessio Papa, e alcuni membri (tra i quali Saverio Perrella) del Direttivo della Falco, l’Associazione socio-ambientale più rappresentativa del Molise.
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