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Separati 20 anni fa in Brasile tra le favelas di Campinas, due fratelli si ritrovano a Matera, in Italia

Anna Paola e Anderson vivevano senza saperlo a 30 km di distanza, uno a Laterza, l'altra a Matera. La ragazza aveva visto il suo fratellino giocare nel giardino dell’orfanotrofio di Campinas, poi era scomparso. Ormai lo credeva morto

di MICHELE PACCIANO da La Gazzetta del Mezzogiorno

(la foto ritrae le suore di don Mazza a San Paolo)

Separati, abbandonati e adottati. Dal Brasile alla Puglia. Divisi solo da trenta chilometri. Non sanno nulla uno dell’altra. Si cercano invano e si ritrovano dopo vent’anni. Grazie a internet.
Due bambini, due fratelli, un’infanzia povera vissuta tra le favelas di Campinas nella profonda provincia di San Paolo in Brasile, poi il buio. Solo i flash di immagini che si perdono nei ricordi di un’infanzia scarnita. Nessuno sa niente dell’altro. Finiscono in due orfanotrofi diversi: uno maschile e uno femminile. Anna Paola e Anderson tutti è due pronti per un’adozione che non arriva, tutti e due soli che si cercano, senza ricordare neanche il volto dell’altro. Poi vengono adottati. Partono, vanno lontano. Lontano, ma vicino. Vicini l’uno all’altro, senza saperlo.

Non hanno mai conosciuto il loro padre naturale. Sua madre si chiama, o si chiamava, Sonia Maria Soares. È l’unica traccia che hanno. Vanno lontano, vengono adottati. Lontano in Italia. Lontano ma non troppo. Anna Paola viene adottata da una famiglia di Matera, Anderson da una di Laterza in provincia di Taranto. Tra di loro ci sono solo 30 chilometri, ma loro non lo sanno: non si conoscono e si danno per morti. Il destino, a volte, ama scherzare con la vita e le emozioni degli uomini.

Anna Paola che è la più grande, non ha mai smesso di cercare Anderson. Da ragazza ha fatto anche l’impiegata part time alla posta. Ha fatto l’impiegata proprio alla posta di Laterza. Chissà quante volte avrà recapitato la posta alla famiglia Mele, quella stessa famiglia che ha adottato un ragazzo di Campinas che ne ha fatto un promettente cantante e arrangiatore, con tutto lo spirito della Macumba e i ritmi brasiliani. Ma non è ancora il momento, il destino… o chi per lui, deve ancora giocare. Anna Paola torna a Matera, si sposa e fa la casalinga. Si rivolge al Consolato del Brasile a Roma. Anche Anderson lo fa. Ma le autorità Consolari non possono nulla: i nomi dei ragazzi adottati sono protetti dalla legge sulla privacy. Nessuno può dare nominativi e dati.

Sembra una favola, una favola interrotta vent’anni fa, in Brasile. Ma in questa favola, dove nulla possono gli umani, entra la rete, la scarpetta di Cenerentola è un annuncio in Internet, su uno dei tanti siti che raccolgono le storie di chi cerca familiari scomparsi. Il sito magico è: www.astronascente.it.

E’ sempre Anna Paola a lanciare l’amo. Anderson deve partecipare a un concorso canoro. Deve lasciare Laterza per un lungo periodo. Ma a casa dei suoi genitori adottivi, arriva una telefonata. Una signora, che non vuole rivelare il suo nome, gli dice che sua sorella lo cerca, che sua sorella è a Matera, che sua sorella si chiama Anna Paola. Anderson ha avuto molte delusioni. Ha cercato senza trovare, si è rassegnato. Ma i genitori adottivi lo spingono a tentare. Andare a Matera non costa nulla, in fondo ci sono solo 30 chilometri. Trenta chilometri su cui le loro vite si sono disperse e incrociate tante volte. Sfiorate senza mai toccarsi. 30 chilometri che adesso li richiamano.

«Avevo paura, paura di essere deluso – dice ora Anderson – paura che fosse una delle tante telefonate che mi avevano illuso, le avevo avute anche dalla Francia. Ogni chilometro era più pesante del precedente, quasi non volevo vederla per evitare di stare male». Anderson e Anna Paola si incontrano, sono due estranei, lui è nero lei è molto più chiara. Cercano di sorridersi e rompere il ghiaccio. Anna Paola ha un bambino, è felice con suo marito. Questo nuovo fratello venuto dal nulla cosa sarà nella sua vita? Poi si fanno coraggio, rompono il buio. Se deve venire, tanto vale farselo venire subito, lo shock. Con le mani tremanti Anderson e Anna Paola, aprono i plichi guardano i documenti. Senza rendersene conto, piangono e ridono, su quei documenti ci sono le stesse firme. Le firme dello stesso giudice di adozione, le firme delle stesse persone, le firme di quelli che potrebbero essere i loro nonni. La firma di Sonia Maria Suares. Anna Paola e Anderson si guardano e si stringono in un abbraccio liberatorio: è un sogno, ma ora nessuno potrà più portarglielo via. Sono fratello e sorella. È vero.

«Io la credevo morta – dice ora Anderson trattenendo a stento le lacrime - e ora sono anche zio». «Io invece – dice Anna Paola – mi aggrappavo a un ricordo lontano, di lui che giocava nell’orfanotrofio. Quando l’avevo visto l’ultima volta avevo anche paura a guardarlo». Dopo quell’ultima volta, il silenzio. Un silenzio pesante e duro, pieno di incertezze. Un silenzio durato 20 anni come nelle favole, i due bimbi addormentati che si risvegliano, ma qui non c’entrano fate o maghi, c’è solo un grande amore che li ha spinti in avanti. Un amore a cui la tecnologia, tante volte demonizzata, ha dato una mano. Ora sono insieme. Ma la battaglia di Anderson e di Anna Paola non è finita. In famiglia erano 4 figli, ne mancano due all’appello. E poi vorrebbero cercare la loro madre. Non ne sanno ancora nulla. Ma ora, sono insieme. E la favola continua


08 / 09 / 2008





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