SEGNI E SOGNI DELL’EMIGRAZIONE. AMARCORD E IL CASELLARIO POLITICO CENTRALE, LO STORICO ALDO RICCI E IL PRESIDENTE CISEI, FABIO CAPOCACCIA di Mina Cappussi –
IL PRESIDENTE BERLUSCONI IN ARABIA SAUDITA: IL PETROLIO DELL’ITALIA SONO I SUOI IMPRENDITORI. IO DICO CHE IL PETROLIO DELL’ITALIA, LA NOSTRA RICCHEZZA, SONO I 25 MILIONI DI ITALIANI ALL’ESTERO, 60 MILIONI DI ORIUNDI. DA PALAZZO VENEZIA, IL 9 MAGGIO 1939, MUSSOLINI PROCLAMAVA LA NASCITA DELL’IMPERO. LISTE DI IMBARCO DEL CISEI, DOVE OGNUNO PUÒ DIGITARE IL NOME DI FAMIGLIA, TROVARE ANTENATI CHE HANNO PRESO IL MARE. AMARCORD, AMBIENTATO NEL 1933, LO ZIO MATTO DI TITTA BIONDI, PSEUDONIMO DI LUIGI BENZI SUL TRANSATLANTICO REX, GLI ARCHIVI DELLA MARINA”. ARCHIVIO CENTRALE DI STATO, CPC CASELLARIO POLITICO CENTRALE 876 SCHEDATI MOLISANI DURANTE IL VENTENNIO FASCISTA
“Un anno fa si presentava al Circolo della Farnesina, poi la presentazione a Genova, e l’on. Claudio Martelli era presente. Nel frattempo Eurispes ha assunto la regia di questo prodotto”.
Ha parlato del viaggio in mare dell’emigrante il PRESIDENTE DEL CISEI, FABIO CAPOCACCIA, intervenuto alla tavola rotonda dal titolo “ Segni e Sogni dell’Emigrazione – L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione” a cura  di Tiziana Grassi, Catia Monacelli e Giovanna Chiarilli, cui ha fatto da cornice l’impareggiabile complesso del Vittoriano e l’ Altare della Patria, prospiciente Palazzo Venezia, dal quale, il 9 maggio 1939, Mussolini proclamava la nascita dell’impero. Una cornice perfetta, dunque, per parlare di emigrazione, per riportare l’attenzione su quello che è stato un lungo, doloroso capitolo della nostra storia.
“Il momento della partenza – ha raccontato il prof Capocaccia – è quello raccontato dalle foto d’epoca, in stile felliniano. Poi c’era il periodo interminabile della traversata, l’arrivo. E’ del Lloyd Sabaudo l’enorme archivio epistolare che raccoglie le testimonianze di questi viaggi raccontati appena giunti in terra straniera.
“ Vi scrivo questi righi per farvi sapere che sto bene. Si arrivò a Barcellona la domenica mattina alle 8, si restò in porto fino alle 4 del pomeriggio”.
“ L’Italia – ha spiegato – non possiede una struttura che conservi la lista degli emigrati. Il Cisei ha provato a farlo, utilizzando, tra l’altro, anche le liste dei paesi di destinazione”.
E ha mostrato la sede del Cisei, a Genova, presso la Commenda di San Giovanni di Prè, risalente al 1190, un “ ospitale” un ospizio per gli emigrati dell’epoca, coloro che partivano per le spedizioni in Terra Santa. Le fonti sono quelle degli Archivi di Stato, della Sanità Marittima, passaporti, registi di leva, archivi universitari e privati incrociati con gli archivi degli arrivi nei Paesi di destinazione.
“Stiamo lavorando su diversi milioni di nomi e nostri corsisti si trovano, in questo momento, a Ellis Island e a San Paolo del Brasile. Siamo riusciti, fino ad oggi, a mettere insieme un milione di nomi, ma un milione è poco, c’è ancora tanto da fare. Presso il Museo Nazionale dell’Emigrazione, il MEI, qui, al complesso del Vittoriano, abbiamo localizzato una postazione con un terminale con le liste di imbarco del Cisei, dove ognuno può digitare il nome di famiglia, trovare antenati che hanno preso il mare”.
E Capocaccia ha ricordato come lo stesso Presidente della Repubblica, Napolitano, abbia voluto provare per primo cimentandosi nella ricerca. Sono venuti fuori 432 nominativi di “Napolitano” partiti dall’Italia. A Napolitano si è aggiunto il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha provato a cercare i propri antenati emigrati.
“Tutto questo – ha concluso il Presidente del Cisei – per riportare l’attenzione sull’importanza della memoria, perché è dal passato che possiamo trarre insegnamento per il futuro”.
Il punto di vista più squisitamente tecnico l’ha fornito un professionista del settore, già SOPRINTENDENTE DELL’ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, IL PROF. ALDO RICCI, che ha fatto riferimento al famoso film di Federico Fellini, Amarcord, ambientato nel 1933, che narra la vita nell’antico borgo del quartiere San Giuliano a Rimini.
“ Ricordate l’arrivo della nave al porto?” ha domandato al pubblico in religioso silenzio, accennando alla scena in cui lo zio matto di Titta Biondi, pseudonimo di Luigi Benzi e interpretato da Ciccio Ingrassia, sale su un albero del transatlantico gridando il suo disperato desiderio d’amore.
“Beh. si tratta del Rex, – ha rivelato agli astanti – e qui al Museo dell’Emigrazione abbiamo una bellissima illustrazione di quella nave, provenienti dagli Archivi della Marina”.
Ha accennato ad una mostra sull’Emigrazione Italiana in Francia e alla raccolta di fotografie di emigrati politici a Parigi. E ha parlato (non poteva essere diversamente) del CPC, il Casellario Politico Centrale, varato da Francesco Crispi nel 1800, che raccoglieva tutti i nomi dei sovversivi.
“20.000 fino al 1922 – ha sottolineato – 150.000 durante il Fascismo, e di questi molti emigrati”.
Chi scrive, strani casi del destino, si è avvicinata al mondo dell’emigrazione proprio in virtù di una ricerca condotta per conto dell’Università del Molise e dell’Università La Sapienza di Roma, su 876 schedati molisani durante il Ventennio presso l’Archivio Centrale di Stato, Casellario Politico Centrale, a Roma. Si è trattato di analizzare i fascicoli giacenti nel CPC e provenienti dalle Prefetture e dalle Questure di tutt’Italia. In quell’armonico collettivo di cui parla il nostro storico, Emilio Gentile, è nata una passione che non si è mai sopita, perché quei nomi finivano in Nord America, in Argentina, in Venezuela, in Francia, in Germania, in Svizzera.
“Un’altra mostra “L’Italia in America” è stata allestita a Chicago – ha ricordato Ricci – dove c’è una comunità italiana assai viva”.
Nelle immagini scorrevano, intanto, il piroscafo Auriga, la turbonave Irpinia.
“All’estero, presso gli Istituti Italiani di Cultura – ha concluso – abbiamo trovato una quantità immensa di documenti. Il Presidente Berlusconi ha detto di recente, nel corso della sua visita in Arabia Saudita, che il petrolio dell’Italia sono i suoi imprenditori. Io dico che il petrolio dell’Italia, la nostra ricchezza, sono i 25 milioni di italiani all’estero, 60 milioni di oriundi. Basta guardarsi attorno per capire che c’è “fame d’Italia” e sono convinto che abbiamo il dovere di soddisfare questa fame”.
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Il Giornale Quotidiano Internazionale, diretto da Mina Cappussi,diffuso in ogni angolo del pianeta in cui vi sia una comunità italiana, sede di STAGE FORMATIVI per l’Università Roma Tre, collabora con l’emittente televisiva TRSP con il programma omonino UN MONDO D’ITALIANI visibile a breve in chiaro e su SKY in tutto il mondo, associato al quotidiano ORA ITALIA della Patagonia Argentina e all’emittente radiofonica pubblica del sud America, Radio Nacional.Nata come LRA, Estación de Radiodifusión del Estado, ha trasmesso per la prima volta il 6 Luglio 1937dall’ufficio di Posta e Telegrafia nella città di Bs.As.Oggi è più conosciuta come Radio Nacional e trasmette da Viedma a Ushuaia, da Bs. As a Formosa; ha sottoscritto un accordo con Radio Emilia Romagna, RER, per il programma Ora Italia su 93.5 FM
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