Ricominciare in Italia si può. Maria Giorio, piccola grande donna venezuelana si racconta ad UMDI

di Marta Ucciferri -

INTERVISTA ESCLUSIVA UN MONDO D'ITALIANI a Maria Giorio, emigrata dal Venezuela, un metro e venti di altezza, la forza, la simpatia e l'empatia da gigante. Il Venezuela della crisi terribile, dove c'è fame, mancano anche i beni di prima necessità, il latte per i neonati, i medicinali, dove non ti puoi curare l'ipertensione e ti uccidono per pochi spiccioli. Accompagnata da sua madre Betulia, Maria non esita a raccontarci la sua storia, fatta di successi e di cambiamenti drastici, di una famiglia che ha visto sgretolarsi i guadagni di una vita a causa della corruzione di un Paese che sta attraversando una crisi economica senza precedenti.Oggi frequenta tutte le mattine la redazione di UN MONDO D'ITALIANI, divenuta Centro di Accoglienza e Punto Informativo per tutti i Molisani nel Mondo.

Maria Giorio è una ragazza venezuelana di soli 18 anni, trasferitasi da pochi mesi in Molise, a Bojano. Maria ha deciso di seguire le tracce di suo padre, di origine torinese e di proseguire i suoi studi in Italia. Anche grazie alla redazione di Un Mondo di Italiani, e al sostegno del nostro direttore, Mina Cappussi, Maria è riuscita ad orientarsi e a cominciare le pratiche per la residenza e tutto ciò che serve per restare.

Maria, perché siete andati via dal Venezuela? La situazione è così critica come la descrivono i giornali?

Sì, è anche peggio da come la descrivono i media. Allo stato attuale il Venezuela attraversa una situazione drammatica, una crisi economica senza precedenti che sta colpendo tutto il mio popolo. E’ triste vedere la mancanza di cibo, i supermercati vuoti e sprovvisti di prodotti per l’igiene, persino di medicine. Quando arriva il cibo al supermercato si deve affrontare una fila di ore per comprare anche un solo prodotto per persona, di più non è consentito. Per andare al supermercato è necessario mostrare la carta d’identità per entrare ed è possibile accedervi solo una volta a settimana. In Venezuela si soffre la fame, la gente continua a morire per la mancanza di medicine, le pillole per la pressione sono introvabili ad esempio. Non si trova il latte per i bambini e neanche i pannolini per i neonati. Si avverte molta insicurezza e paura anche dentro le mura domestiche, i ladri arrivano a rubare fuori e dentro, ti sequestrano e possono commettere un omicidio senza che ci siano ripercussioni da parte della giustizia. La crisi economica che sta vivendo il mio Paese peggiora di giorno in giorno, lo stipendio, che è di 15 euro a persona, non basta neanche per fare le spesa. Un altro problema è il servizio dell’elettricità, la tolgono per 4 ore al giorno (per risparmiare). Manca persino l’acqua, che arriva solo in alcuni momenti della giornata. La profonda recessione ha colpito tanto anche i negozi e i commercianti per la mancata fornitura dei prodotti da vendere. La gente è disperata, stressata, sempre più depressa. E’ triste vedere il volto di una nazione distrutta perché è un Paese ricco, abbiamo il petrolio, i minerali preziosi e dei paesaggi straordinari. Il popolo sta soffrendo e non si può ribellare al governo perché lo stesso governo dice che quello per cui le persone si ribellano sono solo bugie, perché in Venezuela si vive e si sta bene, tenendo alto lo slogan “tenemos patria” , abbiamo la patria! Tutto questo ha creato le condizioni per molte famiglie di emigrare in un altro Paese per creare un futuro migliore. Prego Dio tutti i giorni, per liberare il Venezuela da questa crisi, affinché recuperi il suo potere e la sua luce.

Tuo padre è stato vittima di questo sistema, cosa gli è accaduto?

Mio papà arrivò in Venezuela nel 1980 da Montà, (TO), iniziò lavorando con un’azienda propria, partendo dall’Italia, con soli tre container portò attrezzi e macchine pesanti per lavorare la terra in America Latina. Con il tempo e la fatica è riuscito a tirare su tre aziende che si occupavano della costruzione della strade e di vendita del cemento e asfalto. Aveva anche ettari di terreno per coltivare; Dopo un precedente matrimonio, conobbe mia madre, dal loro amore nacquero mio fratello, mia sorella e poi io, nel 1998. Dopo qualche anno c’è stato l’incubo. Il 20 ottobre 2003 rientrò in Venezuela da vacanza in Italia e maturò il progetto di ritornare definitivamente in Italiani, nel Bel Paese, con noi e la mamma. Purtroppo non ne ebbe il tempo: tre giorni dopo, in quel terribile 23 ottobre, mentre si recava al lavoro come di consueto per portare da mangiare al bestiame, fu ammazzato, con un colpo di pistola nel femore.

Perché è stato ucciso? Cosa è successo dopo?

Ancora oggi non sappiamo perché hanno ucciso proprio lui e perché. Forse per rubargli la macchina, in Venezuela si uccide anche per molto meno. Subito dopo le terre appartenenti alla nostra famiglia sono state espropriate e occupate da gente che non ha nulla, tutto ciò che possedevamo passò nelle loro mani. Da allora mia madre non è più tornata in quel posto e le circostanze dell’omicidio sono rimaste nel mistero. Non sono state effettuate alcune indagini, la giustizia è completamente indifferente a questo tipo di reati gravi.

Cosa ricordi di tuo padre?

Ricordo tutto. La passione per la cucina: il suo piatto preferito era la pasta con i fagioli rossi. Ricordo quello che ci preparava e il suo entusiasmo di quando tornava dall’Italia. Mi portava con lui a lavorare i campi, ricordo il suo viso, e quando mi teneva sulla schiena per giocare, fumava spesso e quando si arrabbiava il colore del suo viso cambiava. Era un uomo onesto che lottava sempre per il giusto. Dopo il funerale pensavo che prima o poi sarebbe tornato dal cielo, ad ogni festa del papà facevo un disegno in cui scrivevo che sarebbe ritornato in Venezuela.

Che cosa ha fatto la tua famiglia fatto dopo la sua morte?

Siamo andate avanti, io mia madre, mio fratello e mia sorella, più uniti di prima. Mia madre ha continuato a lavorare, nella reception di un istituto di suore. Tre anni dopo ho preso un volo per l’Italia.

Che scuole hai fatto in Venezuela? Ora che università frequenterai?

In Venezuela il percorso di studi è diverso da quello scolastico italiano. Io per esempio sono diplomata al liceo scientifico di Maracaibo, ho frequentato 5 anni di elementari, 3 di scuole medie e due di superiori. Prima delle elementari però, sono stata in una scuola speciale di riabilitazione e stimolazione perché non parlavo né camminavo fino ai 5 anni. Ora mi interessano le professioni sanitarie. Sono orientata verso la facoltà di psicologia o di medicina.

Una volta arrivata qui, chi ti ha dato le informazioni giuste per orientarti?

La prima persona che ci ha accolti è stata un’amica di mia madre, Annamaria Fagnano, una signora originaria di Bojano, ma nata in Venezuela. E poi c’è stata Mina Cappussi, che mi ha accolta nella sede del giornale UN MONDO D'ITALIANI, divenuto Sportello di Accoglienza e di Informazione per i Molisani nel Mondo. Con lei siamo andate dal consigliere regionale Michele Petraroia per l’orientamento universitario e per effettuare in modo corretto tutte le pratiche per la pensione di mio padre e per la mia di invalidità. Oltre a questo, ci ha dato tutte le informazioni in merito al codice fiscale, alla residenza. Sempre con Mina Cappussi mi sono recata al Poliambulatorio della Asrem per la scelta del medico: sono stati gentilissimi e mi hanno dato subito il tesserino sanitario e il codice di esenzione.

Quando sei stata in Italia per la prima volta?

La prima volta che sono venuta in Italia era il 20016. Ero con mia sorella maggiore, Elena, figlia della prima moglie di mio padre, insieme all’ordine delle figlie della Sacra Familia de Nazaret. Abbiamo visitato Roma e Torino. Una volta raggiunto la famiglia di mio padre a Torino, sono stata all’Isola D’Elba dove abita la sorella di mia madre. E’ bastato poco per innamorarmi dell’Italia, è un Paese meraviglioso, il mio sogno è quello di restare qui a studiare.

Quando sono arrivata qui a Bojano invece, era il 2013 ed avevo 15 anni. La terza volta è stata nel 2015 per le vacanze estive. Quell'estate, era agosto, ho conosciuto Mina Cappussi perchè sono andata a visitare una sua mostra personale di pittura. I suoi quadri erano così belli e ho pensato che dietro non ci poteva che essere una bella persona.. L’anno dopo, da qualche mese a questa parte, ho deciso di tornare definitivamente. Mi trovo molto bene, ho trovato delle persone disponibili e straordinarie, mi trovo molto bene.

Cosa ti aspetti dall’Italia?

Mi aspetto di costruire qui la mia vita. Mi mancano molte cose del Venezuela, la gente, le feste, i paesaggi, ma vorrei restare qui con la mia famiglia, studiare qui, insomma è in Italia che immagino il mio futuro.

Durante l’intervista il viso di Maria non ha smesso mai di sorridere, racconta la storia di suo padre con orgoglio e con altrettanta fierezza sua madre Betulia la osserva mentre risponde alle mie domande con voce squillante e solare. Tra qualche mese la lascerà qui in Italia, certa che se la caverà da sola, con l’aiuto di chi già le vuole bene. Non è difficile provare simpatia per lei, Maria è la rappresentazione vivente dell’ottimismo e di chi è riuscita a farcela, malgrado tutte le difficoltà che la vita le ha posto davanti al suo metro e 20 di altezza , ma con la forza di un gigante.

06 / 09 / 2016

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