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RACCONTARE LA DONNA. ATTI DEL CONVEGNO

di Mina Cappussi -
Un appuntamento di rilievo, quello che ha avuto luogo a Bojano (Campobasso) in occasione della ricorrenza della Giornata della Donna.

“Buon 8 marzo a tutte le donne” il titolo della poesia che ha aperto i lavori del convegno, dal titolo “RACCONTARE LA DONNA”, organizzato dall’Istituto Comprensivo Pallotta di Bojano.
Lucrezia Lieggi, Federica Bernardo, Martina Grieco, Francesca Lucarelli e Daniela Sisto hanno portato le testimonianze della Letteratura italiana e internazionale su quella che è “l’altra metà del cielo”.
Una visione maschilista, quella dell’Atene del V secolo a.C, il riferimento del Dirigente d’Istituto, Pietro Mario Pettograsso, che ha ricordato la figura di Lisistrata per sostanziare un exursus storico-sociale su quello che è stato il processo di rivendicazione dei diritti da parte delle donne. E Pettograsso ha ringraziato le insegnanti dei Progetto Cineforum, Giovanna Maria Iannetta, Clorinda Colalillo, Rita Fascia, Lucia Sebastiano, che dallo scorso novembre hanno affrontato i temi d’attualità legati al momento di dibattito connesso alla visione di una selezionatissima raccolta di film. Un convegno, quello di Bojano, che ha aperto un momento di riflessione su quello che è stato il ruolo della donna nella storia dell’umanità, con particolare riguardo alle problematiche attuali e alle azioni istituzionali volte a favorire le pari opportunità per le persone, indipendentemente dal genere. “Non solo mimose”, sottotitolo per una iniziativa delle classi dell’intero corso “C” e delle classi terze dei corsi B e D – Scuola Media - dell’Istituto Comprensivo Pallotta, che ha avuto luogo presso l’ex Cinema Moderno “La Dolce Vita”, sabato 7 marzo 2009, alle 16.30.

La Consigliera di Parità della Regione Molise, Giuditta Lembo, ha relazionato su quelle che sono le azioni a tutela delle discriminazioni e del mobbing sul posto di lavoro.
“Torno con piacere ogni volta a Bojano – le dichiarazioni della Lembo, che sta lavorando da diversi anni per implementare la consapevolezza dei diritti e delle pari opportunità, indipendentemente dal genere – e non posso che plaudire all’iniziativa che vede raccolti quei stasera tantissimi giovani. E’ bene che si faccia luce su quelle che sono le problematiche della nostra società, a cominciare dai ragazzi che frequentano la scuola Media”. E ha introdotto il termine mobbing, di derivazione anglosassone.”Fino a qualche tempo fa, e anche oggi a dire il vero – ha aggiunto la Lembo – non c’era una normativa specifica che tutelasse le persone. Abbiamo solo sentenze sporadiche, emanate dai Tribunali ogni qual volta c’è qualcuno che ha il coraggio e la forza di denunciare le vessazioni subite sul posto di lavoro. Le ultime statistiche ci dicono che sono proprio le donne il soggetto più vulnerabile ed ecco che nel Molise, per il tramite dell’assessore regionale alle Politiche sociali, Angela Fusco, ci stiamo adoperando per una proposta di legge di contrasto al fenomeno del mobbing. Alle nuove generazioni, che vedo qui massicciamente rappresentate, è importante far comprendere che non ci sono ruoli strettamente maschili o femminili e che, per esempio, il cambio di un pannolino, può essere fatto egregiamente dal papà, oltre che dalla mamma”. E ha spiegato come le Università cominciano ad istituire corsi di Politiche di Genere, per restituire la dignità negata alle donne, che hanno sostenuto il cammino dell’umanità.

Il convegno si è fatto più sentito e pregnante, con l’intervento di tre donne, che hanno portato la testimonianza del proprio impegno in anni in cui era più difficile rivendicare certi diritti.
LA TESTIMONIANZA DI CONCETTA IACOVINO PIETRUNTI
Imprenditrice
“Ho studiato qui a Bojano – ha cominciato la signora Concetta Iacovino Pietrunti – e ho rivisto oggi, dopo tanti anni, una vostra insegnante, Giovanna Maria Iannetta, che era una mia compagna di studi all’epoca. In questa città ho dei ricordi molto belli, ed è per questo che ho accettato con piacere di essere qui stasera, per parlarvi di una donna che fa un lavoro da uomo, una imprenditrice che ha a che fare con pneumatici e motori. Vi racconto la mia storia, che è quella di una mamma che ha dovuto rimboccarsi le maniche”. E Concetta ha cominciato ad esporre i suoi ricordi con semplicità disarmante, trattenendo a stento l’emozione. “Ho intrapreso questo lavoro – ha spiegato – non perché lo volessi. Giovanissima sono rimasta sola con due bimbi della vostra età e una bimba in grembo. Mi sono detta. Concetta, fatti forza. Devi farcela! Avevo trent’anni, e ho preso in mano le redini dell’azienda. Ho tralasciato di fare qualche dolce, qualche faccenda domestica, mi sono dovuta rimboccare le maniche. Oggi ho un figlio chirurgo, la ragazza lavora pure lei, e l’altro ragazzo fa l’imprenditore. Ecco, volevo dire che una donna può benissimo avviare un’attività privata. Molti di voi, che non faranno gli impiegati o gli insegnanti, devono sapere che ci si deve rimboccare le maniche e inventarsi un lavoro. Una sfida con noi stessi, uomini o donne che si sia”.
LA TESTIMONIANZA DI ANTONIETTA RICCA
Direttrice Ce.S.F.O. (Centro Servizi Formazione Occupazione)
“Lavoro da 32 anni nel settore della Formazione Professionale – l’intervento della Direttrice del Ce.S.F.O., Antonietta Ricca, e non posso che lodare pubblicamente il Preside e il corpo docente dell’Istituto Pallotta di Bojano, che hanno dato vita a questo momento di riflessione, che va oltre le mimose, per ricordare a tutti il lungo cammino di rivendicazioni che le donne hanno dovuto affrontare. La scuola ogni tanto si ferma, per fortuna, mette da parte i programmi ministeriali, per qualche ora, e affronta i temi veri, quelli che la vita stessa ci pone dinanzi. E’una grande opportunità che si offre a questi giovani che saranno uomini e donne di domani, affinché le pari opportunità siano una realtà concreta e tangibile, affinché il futuro riservi un futuro migliore a tutti, in difesa dei diritti e della diversità, che è una ricchezza e un’opportunità”.
LA TESTIMONIANZA DI MARIA ANNA LO PRIORE
Calda e pregnante la testimonianza di Maria Anna Lo Priore, che ha raccontato la propria esperienza di mamma lavoratrice, invitando i ragazzi a tenere nella giusta considerazione le esigenze, la sensibilità, la personalità delle coetanee. “Ai miei figli – ha detto – ho insegnato proprio questo, perché sono convinta che l’esempio più grande arrivi proprio dalla famiglia, prima che dalla scuola”.
L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI DELLA REGIONE MOLISE, ANGELA FUSCO PERRELLA
“La scuola – ha cominciato l’assessore alle Politiche Sociali e al Lavoro della Regione Molise, Angela Fusco Perrella – ha un ruolo fondamentale, che è quello di formare e preparare alla vita coloro che hanno avuto affidati, e che devono costruire il loro destino e il loro futuro. Considero l’Istituto Pallotta di Bojano una scuola modello. E’ per questo che sono presente, ogni volta mi chiamate, perché non vengo per dare, ma per apprendere. Una scuola modello, dicevo, che accompagna, assieme alla famiglia, la fase più difficile della vita. Da 34 anni nella scuola, posso interrogarmi oggi su quello di cui hanno bisogno i giovani. Se riusciamo a dare servizi essenziali, comunichiamo ai bambini, ai cittadini di domani, che la vita è straordinaria, piena di sorriso e di speranza. Ma la vita è qualcosa di diverso, è attraversata, purtroppo, da momenti di dolore e di solitudine e chi vi accompagna dovrà far sì che la vostra vita sia serena, e soprattutto carica di speranza. Se manca la speranza, non c’è possibilità di costruire.

Dunque, cosa fare per rendere più accessibile ai giovani questa vita, questa esperienza, questo futuro?
E’ una responsabilità forte quella che abbiamo. Ciascuno di noi ha un ruolo e deve assumersi le proprie responsabilità, deve essere convinto che si possono dare risposte adeguate, ma solo se si sta insieme e si fa rete. La signora Concetta, quando tanti anni fa ha pensato di rimboccarsi le maniche per dare un futuro ai suoi figli, ha assunto una responsabilità ancora più grande, è riuscita a dare risposte ai lavoratori dell’azienda, ai figli, alle famiglie dei dipendenti che avevano diritto a conservare il posto di lavoro. Quindi c’è un valore aggiunto che vede la donna alla prese con una scelta difficile, quella di conciliare i tempi di lavoro con i tempi di vita, un dubbio atroce, che io stessa ho vissuto, se fare la mamma o fare la mamma e qualcos’altro. Allora, non c’erano i servizi che oggi le istituzioni hanno messo in campo. Una mamma con una bimba in grembo come poteva lavorare? Era la famiglia il supporto prezioso, e le suore del Sacro Cuore che sopperivano a tante carenze. Oggi le suore del Sacro Cuore gestiscono classi primavera, servizi per la terza infanzia, per la famiglia, per le donne che hanno scelto di essere mamme lavoratrici. Come si può consentire alla donna di fare carriera se non la si accompagna nel sostenere il peso delle responsabilità? Oggi parliamo di responsabilità condivise tra uomini e donne nell’allevamento e nella cura dei figli. Ma per fare questo occorrono i servizi, e la politica deve attrezzarsi. Sono orgogliosa del ruolo che rivesto, per la delega al lavoro e alle politiche sociali, politiche giovanili, immigrazione, perchè questo mi consente di pensare a garantire la qualità della vita a tutte le persone, in qualsiasi momento della loro vita si trovino. Orgogliosa perché si possono offrire risposte adeguate ai bisogni. Ho pensato che mancavano le risorse e che bisognava chiederle con forza. Abbiamo la Consulta Giovanile, che quotidianamente ci dice cosa fare per i giovani. Ho battuto i pugni sul tavolo come sanno fare bene le donne. Sette milioni di euro da trasferire alle famiglie è stata la conquista più forte. Come si protegge la donna e la famiglia se non si fanno azioni di politiche per la famiglia, per la scuola, per i più deboli?
Un altro problema è quello di come impiegare le risorse. Ed ecco l’importanza della rete. Il tavolo permanente con 260 Associazioni di volontariato, l’ultimo bando che ha dedicato 250.000.000 euro, cinque miliardi delle vecchie lire che devono arrivare alle famiglie. Siamo rientrati nel Piano Strategico Nazionale con gli obiettivi di servizio destinati alla prima, alla seconda e alla terza infanzia. Per la scuola abbiamo obiettivi importanti, per costruire insieme il percorso dei nostri giovani. Dobbiamo mettere al centro la persona, prima che il cittadino. Siamo tutti responsabili se qualcosa non funziona, se c’è un ragazzo che cade nell’alcoolismo o nella dipendenza, se si verificano episodi di bullismo, se c’è una famiglia che non riesce ad arrivare alla fine del mese. Noi non suoniamo strumenti solisti, ma formiamo un’orchestra”.

E’ seguito un lunghissimo applauso, interrotto solo dalla signora Pietrunti. “Volevo complimentarmi con questi ragazzi e con i loro insegnanti – ha detto – per la disciplina, l’educazione e la pazienza dimostrate”. Sono intervenuti i ragazzi.

Martina Tavone ha riassunto gli obiettivi espressi dagli intervenuti, combattere il mobbing, rafforzare la presenza femminile nelle istituzioni. “Il Paese non cresce – ha sottolineato – se non crescono le donne”.
Valeria Cinque ha spiegato che se molto è stato fatto fino ad oggi, resta ancora molto da fare per offrire medesime opportunità alle donne e agli uomini. Ilenia Pace, Stefano Perrella e Maria Piparo hanno ricordato la storia dell’U.D.I, l’Unione Donne Italiane che, nel 1946, scelse la mimosa, fiore umile e profumatissimo, come simbolo per la giornata della donna.
Chiara Iannaccone ha interpretato una poesia di una grande donna, la grande anima del nostro terra, Madre Teresa di Calcutta.
La chiusura è stata affidata a Sabina Iadarola, pure della III C, che ha interpretato versi noti:
“Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lagrime e gli affanni;
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso, un atto
Che non mi tocchi dolcemente il cuore!
Ah! Se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
Perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando inferma e stanca
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Pur, se fosse un mio prego in Ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
del sacrificio mio ringiovanita”.
UN MONDO D’ITALIANI - Italian International e-magazine Network
diretto da Mina Cappussi


13 / 03 / 2009





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