PATTI LATERANENSI. RINNOVATI NEL MOLISE A 80 ANNI DALLA FIRMA di Mina Cappussi -
IL RICONOSCIMENTO DELLE RADICI CRISTIANE IN UN ATTO POLITICO DI GRANDE CORAGGIO
Gli accordi, che abrogarono la legge delle guarentigie, comprendevano un trattato politico e un concordato. Con il primo veniva ufficialmente creato lo stato indipendente della Città del Vaticano, sotto la piena sovranità della Santa Sede; il papa si impegnava a mantenersi neutrale nelle questioni internazionali e ad astenersi dalla mediazione nel caso di conflitti se non specificamente richiesto da tutte le parti in causa.
Il concordato imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo stato italiano, ma soprattutto stabiliva alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l'insegnamento della dottrina cattolica, definita fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica, diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano ottenere o conservare nessun impiego pubblico nello stato italiano. I Patti lateranensi costituirono per il regime fascista una preziosa legittimazione; legando il concordato, cui soprattutto teneva, al trattato, a sua volta la chiesa si garantì da mutamenti unilaterali al primo riservandosi la possibilità di riaprire la questione romana.
Nel secondo dopoguerra, dopo la caduta del fascismo, alla nascita della Repubblica italiana, i Patti lateranensi furono inclusi nella Costituzione, nonostante le discussioni accese. La Democrazia cristiana sostenne quello che sarebbe poi diventato l'articolo 7 della Costituzione repubblicana che recepiva il complesso dei Patti come base dei rapporti fra stato e chiesa e stabiliva che il concordato poteva essere modificato unilateralmente dallo stato italiano solo attraverso la stessa complessa procedura prevista per la revisione della Costituzione. Le forze laiche presenti nell'Assemblea costituente si opposero a questa soluzione, che recepiva surrettiziamente nella Costituzione punti del concordato palesemente in contrasto con le sue disposizioni in materia di libertà religiosa . L'articolo 7 fu infine approvato con l'essenziale contributo del voto favorevole del Partito comunista, motivato dalla volontà di evitare che la repubblica nascesse senza il riconoscimento della chiesa e con il rischio di aggiungere una divisione religiosa ai molti motivi di debolezza della nuova costruzione politica che già esistevano.
Nel 1984 la Santa Sede, nella persona del segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli, e il Governo italiano, nella persona del presidente del Consiglio, Bettino Craxi, procedettero alla revisione del trattato, con l’innovazione di non considerare più il cattolicesimo religione ufficiale dello stato italiano.
Oggi, nel MOLISE, I Patti Lateranensi sono stati rinnovati, per così dire, grazie ad una intuizione del Presidente della Giunta, Michele Iorio, e al carisma dell’arcivescovo della Diocesi Bojano-Campobasso, monsignor Giancarlo Maria Bregantini, il vescovo antimafia, noto per il suo coraggio e la sua caparbietà.
Il Governatore Iorio, infatti, ha presentato al Consiglio Regionale nove emendamenti alla bozza di testo del nuovo Statuto al vaglio dell'Aula.
Negli emendamenti proposti si legge, tra l’altro, che ''Lo Statuto deve esplicitare con chiarezza le basi culturali e religiose che caratterizzano il popolo molisano, nel riconoscimento delle comuni radici cristiane, ed indicare, sulla base di ben specifici valori e principi che sono propri di questa regione, le strade da percorrere per uno sviluppo armonico di tutto il suo territorio. Lo Statuto deve essere un'occasione storica per tutta la classe politica regionale per rivendicare il nostro passato e per costruire un futuro all'altezza della nostra storia e delle nostre tradizioni. Un futuro che dovrà vedere proprio nello Statuto lo strumento che traccia la ''via maestra' per riequilibrare il nostro territorio, per eliminare le differenze tra le zone più progredite della regione e quelle con maggiore difficoltà, per assicurare a tutti i molisani la possibilità di usufruire di servizi di qualità e coltivare in piena libertà, ovunque essi vivono, interessi ed iniziative economiche e culturali”.
Ci vuole un atto di coraggio, in tempi in cui certi valori non sono più di casa, e la religione cristiana è messa a dura prova dal materialismo imperante, per statuire un’appartenenza antica di cui l’uomo ha assoluto bisogno. Quello del Molise potrebbe essere il primo atto di una nuova stagione di consapevolezza, affinché altre Regioni seguano l’esempio di un fazzoletto di terra, tra monti e mare, che ha sempre rivendicato una tradizione religiosa pregnante e sostanziale.
Non è un caso se proprio nel Molise è giunto il vescovo-coraggio, e se la seconda regione più piccola d’Italia rivendica il diritto a conservare intatte l’aria, l’acqua, la terra per trasmettere la speranza alle nuove generazioni. Il Molise è fatto di questo, di buoni sentimenti, di ospitalità, di valori e tradizioni tramandati da generazioni. Avere il coraggio di ribadire tutto ciò, di rinnovellare il “patto”, di dichiarare a testa alta le proprie radici cristiane, non è cosa da poco.
E come allora il partito comunista non fece mancare il proprio voto per evitare che la repubblica nascesse senza il riconoscimento della chiesa, oggi non verrà meno il senso di responsabilità di tutti i Consiglieri regionali, chiamati all’importante decisione.
Si tratta di parole, certo, segni convenzionali vergati al computer e annessi ad un documento statutario, ma dietro le parole, dietro i simboli, c’è la volontà di un popolo che guarda con speranza al futuro.
UN MONDO D'ITALIANI -- ITALIAN INTERNATIONAL DAILY MAGAZINE
Il Giornale Quotidiano Internazionale, diretto da Mina Cappussi,diffuso in ogni angolo del pianeta in cui vi sia una comunità italiana,associato al quotidiano ORA ITALIA della Patagonia Argentina e all’emittente radiofonica pubblica del sud America, Radio Nacional. Nata come LRA, Estación de Radiodifusión del Estado, ha trasmesso per la prima volta il 6 Luglio 1937 dall’ufficio di Posta e Telegrafia nella città di Bs.As.Oggi è più conosciuta come Radio Nacional e trasmette da Viedma a Ushuaia, da Bs. As a Formosa; ha sottoscritto un accordo con Radio Emilia Romagna, RER, per il programma Ora Italia su 93.5 FM
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05 / 10 / 2009
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