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NON FU BRUCIATA DALLE TRUPPE MAROCCHINE LA STATUA DI SAN GIORGIO DI PAOLO SAVERIO DI ZINNO. IL RITROVAMENTO A SCAPOLI (ISERNIA)

di Franco Valente *

C’è un luogo, al confine tra i territori di Colli a Volturno e Scapoli, dalle parti del bivio per Pescorosso, che viene popolarmente chiamato “Le cercule di S. Giorgio”. Ritenevo che fosse una delle tante dedicazioni a quel santo, ma oggi, per un fatto piacevolmente occasionale ho saputo perché quelle querce si chiamano così.
Questa mattina ho voluto iniziare l’anno cercando di rimettere insieme un po’ di notizie su Scapoli per consegnarle al dott. Dino Ricci che è alla ricerca di qualunque cosa che possa servire a fare luce sulla storia del suo paese.
Ho cominciato rileggendo La Gazzetta della Provincia di Molise che, nel 1874, pubblicava una serie di articoli del dott. Giuseppe Martino. Questi, medico di Castelnuovo a Volturno, aveva deciso di raccogliere alcune notizie “Topografiche” dei paesi del mandamento di Castellone, odierno Castel S. Vincenzo.
A proposito di Scapoli annotava: Il protettore di Scapoli è S. Giorgio. Di questo santo esistono due statue, una antica, l’altra nuova. La prima è piccola, meschina, come il cavalluccio sul quale siede S. Giorgio, vestito da guerriero col suo cimiero e lancia,la cui vista però ha più del ridicolo, che del devoto, e saviamente il P. Abate Cassinese la interdisse (Inventario della Madrice e Parrocchiale Chiesa di S. Giorgio Martire di Scapoli per Notar Morelli di Colli nel 1726). Bella poi, maestosa e viva è la statua nuova. Il cavallo è brioso, l’aria marziale che splende nel cavaliere che lo guida, e la lancia che il Santo tiene in mano, conficcandola nelle fauci del drago velenoso, sono ammirevoli, e mostrano la perizia dello statuario di Campobasso, Paolo di Zinno, che nel 1770 la vendé per duc. 60, mentre fu valutata per oltre duc. 200.
Che a Scapoli vi fosse una statua di Paolo Saverio Di Zinno era a me del tutto sconosciuto ed ho provato a vedere se del S.Giorgio scapolese avessero parlato Nicola Felice e Riccardo Lattuada quando, nel 1996, hanno dato alle stampe una pregevole raccolta di notizie su questo straordinario artista, noto soprattutto per essere l’ideatore e costruttore dei misteri di Campobasso e di una quantità incredibile di statue lignee.
A proposito della statua di S. Giorgio di Scapoli Nicola Felice dice che la statua è da comprendere tra le “sculture perdute di Di Zinno” perché “scomparve durante il secondo conflitto mondiale, forse bruciata dalle truppe marocchine d’occupazione”.
Poiché questa fine ingloriosa di S. Giorgio non mi convinceva, oggi sono andato a Scapoli per saperne di più dalla viva voce della gente.
Della storia dei marocchini nessuno sa nulla, ma della traslazione delle statua da Campobasso a Scapoli avvenuta nel 1770 ancora si raccontano alcuni particolari.
Pare che a Campobasso si siano recati 24 giovani che si erano organizzati in sei squadre di portatori che, a turno, avrebbero trasferito a spalla il santo fino a Scapoli.
Dopo aver superato il fiume Volturno nei pressi di Colli a Volturno cominciarono a salire verso il paese seguendo l’antico tracciato stradale che attraversava un piccolo bosco di querce, ma uno dei giovani fu preso da malore e morì sul posto. Ovviamente la statua dovette sostare parecchio tempo tra le querce che nei racconti dell’accaduto un po’ alla volta divennero “le cercule di S. Giorgio”.
La statua poi, finalmente, fu portata nella chiesa di S. Giorgio, che si trova subito fuori dell’abitato antico di Scapoli, e lì è rimasta fino al tempo di Charles Moulin, l’accademico artista francese che aveva fatto delle rocce delle Mainarde la sua dimora (Lille 1869 - Isernia 1960).
Moulin vi fece alcuni restauri quando ormai la statua cominciava a presentare vistosi cedimenti. Successivamente da un artigiano-imbianchino di Scapoli alla patina antica fu applicato uno strato di tempera che fece perdere ogni carattere originale fino al punto che una ventina di anni fa il parroco di Scapoli decise di commissionare una nuova statua ad artigiani altoatesini, secondo una triste consuetudine diffusasi dalle nostre parti dagli anni Settanta.
Poi è arrivato il terremoto del 1984. L’antica statua di S. Giorgio, ormai da tempo depositata nella sagrestia della chiesa, fu trasferita in un fondaco privato e successivamente spostata in un altro luogo sacro dove è ben custodita.
In quel luogo, oggi che è il primo giorno del 2009, l’ho ritrovata.
Lo strato di pittura a tempera ha reso irriconoscibile quest’opera che certamente è tra le più importanti della produzione di Paolo Saverio Di Zinno. Sicuramente è la composizione plastica più dinamica tra quelle che si conoscono soprattutto per la straordinaria potenza con la quale il santo dal cavallo rampante colpisce il drago.
Ma di quest’opera avremo modo di parlare prima di tutto per sollecitare un restauro che appare improcrastinabile e poi per evidenziare che il nostro Molise ancora mostra poca attenzione per l’opera di Paolo Saverio Di Zinno, uno dei più originali e straordinari interpreti della scultura barocca meridionale.
* architetto, studioso, cultore di storia e di architettura
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