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MOLISANI NEL MONDO. ARMANDO MANZO. LA STORIA DI UNA PARTENZA. IL DOLORE CHE HA RISVEGLIATO L’AMORE PER LA TERRA DEGLI AVI

di Mina Cappussi –
Lo sguardo è quello un po’ triste di chi non ha mai dimenticato quella “partenza”, nonostante i tanti anni trascorsi, la Vita che è andata avanti, riservandogli “un posto di onorabilità” nella società argentina. Armando Manzo, commerciante di abbigliamento, originario di Duronia, in provincia di Campobasso, è tornato in Italia per l’attuazione del progetto di interscambio sportivo finanziato dalla Regione Molise, Servizio per i Molisani nel Mondo, invitato a partecipare ai lavori del Consiglio dei Molisani nel Mondo come membro del Direttivo dell’Unione Regionale del Molise di Mar del Plata, di cui è presidente Esteban Manzo.
Quando Armando comincia a raccontare, nell’ambito del progetto AGORA’ MEDIAPOLIS UN MONDO D’ITALIANI, si vede che quella storia ce l’ha impressa nel cuore.
Giovanni Manzo e Incoronata di Pierno, originari di Duronia, partirono nel 1952. Prima era partito il papà, appena dopo essersi sposato in Italia, poi, appena si era sistemato, era venuto a prendere la moglie. Ma Incoronata non partiva volentieri, nel Molise ci lasciava un pezzetto di sé.
“Sono cresciuto a Mar del Plata – racconta Armando – ma in casa di parlava il dialetto di Duronia”. Quando gli chiediamo se si sente italiano o argentino ci risponde con una sorta di accettazione triste del proprio destino.
“Difficile trovare una risposta – precisa – è come se si è innamorati di due donne, ma bisogna sceglierne una sola. In questo caso posso dire di amare entrambe, l’Italia, il Molise, che è la Terra dei miei avi, l’Argentina in cui sono cresciuto, di cui ho appreso la cultura. Però quando sento parlare italiano, quando ascolto i discorsi per strada, in campobassano, mi succede qualcosa dentro, non so nemmeno io cosa, ma è come se ci fosse una parte di me che prendesse il sopravvento. Sono già venuto nel 2005 per la Conferenza dei Molisani nel Mondo organizzata da Michele Picciano, nel 2007 e poi quest’anno con la squadra di calcio di Mar del Plata, rappresentativa argentina di origini italiane che ha giocato l’amichevole qui nel Molise. Però sono venuto anche nel 1989, per i Mondiali di Calcio, ed ero venuto prima, quando ero bambino. Ricordo che avevo 9 anni, sono venuto con papà, ho fatto visita a dei parenti a Milano, che viaggio in quella vecchia 1100 Fiat, con papà che cantava a squarciagola canzoni napoletane…”.
Qui Armando non ha retto all’emozione, rammentando la gioia di un padre che mostrava al proprio figlio la Terra, le abitudini, il calore e l’ospitalità della gente molisana, la bellezza di una natura ancora selvaggia, la pregnanza delle tradizioni.
“Ricordo – aggiunge dopo un po’ – che quando ho visto per la prima volta il mio paese, Duronia, mi è sembrato di conoscerlo da sempre. Mio padre me l’aveva sempre descritto in ogni particolare, era come se avessi visto la fotografia delle case, delle vie, della gente. Mi diede un pallone, mio padre, e io via a giocare con i ragazzi di Duronia, come se avessi sempre giocato per quelle stradine, con i calzoni corti e la fronte imperlata di sudore. Giocavo con quei ragazzi, tra di essi c’era mio cugino, Adelmo Berardo, oggi Consigliere Regionale del Molise. E poi si andava a guardare le partite al campo sportivo; un mondo così solare, così immediato, così vero, che mi sembrava di essermi svegliato da un sogno!”
Armando, cosa ti ha colpito di più di quella prima visita?
Era morta una vecchietta, i figli piangevano disperati, tutti vestiti di nero. Ecco, mi è rimasto impresso il canto di dolore degli anziani di Duronia. Non l’ho mai dimenticato. Credo che sia stato proprio quel gemito forte, il lutto di gente avvezza al dolore, alle privazioni, ai sacrifici, a risvegliare in me l’amore per la mia Regione. E’ come se quell’amore fosse sempre esistito nel profondo e all’improvviso è affiorato. Ricordo il viaggio a Como, dove andammo a trovare il fratello di mia madre, Enzo Di Pierno. Ecco, è così che nel 1989, quando avevo 25 anni, abbiamo fondato l’Unione Regionale del Molise di Mar del Plata. Posso dire che quest’associazione nasce da un canto funebre, che ha toccato certe corde. All’epoca c’erano già altre associazioni originarie del Molise. Io le frequentavo, soprattutto quella di mio padre, il Centro Italo-Argentino di Mar del Plata. Di quelle persone non c’è rimasto più nessuno, sono tutti deceduti, erano gli emigranti originari, quelli che erano partiti perché costretti a lasciare la loro terra. Giocavano a bocce, a Tressette, cucinavano piatti tipici molisani e parlavano dialetto”.
La vicenda della famiglia Manzo è simile a quella di tanti altri molisani che in quegli anni dovettero guardare oltre i confini regionali e nazionali per poter sperare in un futuro migliore. Con il papà di Armando, Giovanni, era emigrata una sorella, Antonietta. Un’altra sorella, la più piccola, emigrò in Canada, a Montreal. “Mio padre – aggiunge Armando – mi diceva sempre che la vita è dura, che l’emigrazione significa dolore e sofferenza. Mia madre, che è malata, non sa oggi che la sorella di Duronia è morta. Credo sia questo il senso e il dolore dell’emigrazione.
Ebbene, noi tutti dobbiamo lavorare per un obiettivo, trasformare tutto questo dolore dell’emigrazione in opportunità, memoria ma anche voglia di cambiare. In questa direzione va letto il lavoro del Servizio per i Molisani nel Mondo della Regione Molise e del dr. Teresio Onorato, secondo le direttive del Presidente Iorio
E’ per questo che abbiamo rafforzato l’associazionismo e presentato progetti operativi, perché intendiamo trasformare il ricordo e il dolore in momenti di appartenenza per i nostri giovani.
Anche noi festeggiamo il Corpus Domini, abbiamo uno dei Misteri, San Nicola e ogni anno, a Mar del Plata, viene riproposta la processione con migliaia di fedeli. Una tradizione religiosa assai sentita, che coinvolge gli adulti, ma anche i giovani. Vorremmo dar vita ad una grande manifestazione in questo ambito, è il desiderio di molti in Argentina, e don Rocco Di Filippo si è reso disponibile per un evento di spessore che coinvolga tutti gli italiani e molisani in Argentina. Abbiamo un gruppo folk dedicato al bojanese Cosimo Silvaroli, che unisce il folklore di due Paesi, il tango argentino con i balli popolari del Molise. Abbiamo una Scuola d’Italiano e una insegnante, Maria Teresa Perrella, originaria di Bojano, che coordina tutti i corsi per quei ragazzi che intendono studiare la lingua della nostra Patria. C’è poi la Ferias de Colectividades del Mundo, una festa della Mondialità in cui sono rappresentate tutte le nazioni, la Germania, la Spagna, il Brasile. Ed è il Molise che ha il compito di rappresentare l’Italia, proponendo, tra l’altro, prodotti tipici italiani, tra i quali formaggi e salumi, ferratele, canestrelle, pizzelle. E poi c’è il Coro del Matese…”
Armando continua a parlare, l’attaccamento all’Italia e al Molise lo si legge negli occhi, non servono parole per descriverlo, e mentre continua a parlare di tradizioni, di cultura, di religiosità popolare, pare che il tempo si sia fermato, le lancette di un orologio invisibile hanno battuto un’epoca ormai lontana che sa di valige di cartone, qualche abito, fame, miseria e speranza: gli ingredienti, insomma, dell’emigrazione.
Le storie presentate sul magazine fanno parte del progetto AGORA’ MEDIAPOLIS - UN MONDO D’ITALIANI che raccoglie storie, ricordi, pensieri, emozioni, sensazioni, di chi è partito, di chi è tornato, di chi non c’è più, che saranno raccolte in una pubblicazione, con l’obiettivo di lasciare un’impronta alle generazioni future, affinché, alla luce della Memoria, non dimentichino i sacrifici, le aspirazioni, le conquiste, i sogni le speranza, di chi ha dovuto lasciare la propria Terra, le proprie radici, alla ricerca di un futuro migliore.
UN MONDO D'ITALIANI -- ITALIAN INTERNATIONAL DAILY MAGAZINE
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04 / 07 / 2009





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