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IN VESPA DA GENOVA A VARSAVIA. L’IMPRESA DI ALESSIO BARTALI, DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANI IN POLONIA CON IL CULT DELLA PIAGGIO

di Mina Cappussi -

26 anni, nativo di Genova, Alessio Bartali è socio dell’Associazione “Italiani In Polonia” www.italianiinpolonia.org . Esattamente un anno fa, il 14 ottobre del 2007, è cominciata, per lui, un’avventura fantastica, che lo ha portato a macinare migliaia di chilometri in…Vespa! Ecco il suo racconto, così come lo ha appuntato, vivacizzato dall’esplosione di adrenalina di un’impresa incredibile.

“Domenica 14 ottobre alle ore 10.30 sono pronto a partire per questo mio viaggio che mi porterà a raggiungere la capitale dell'est europeo e ad iniziare una nuova vita. La giornata è di quelle da addii.

Per un'ultima volta carico la Vespa, baci e raccomandazioni da mamma e nonna e parto in direzione di Serravalle Scrivia dove mi fermo a salutare gli zii.

Faccio altri 15 km e arrivo nel paesino di amici (dove mi sta aspettando mio padre), mangio e bevo come un lupo. Aspetto qualche ora dopo la mangiata, abbraccio mio padre e riparto intorno alle 16 con il ritornello del boss che mi frigge nell'orecchio (My father's eyes) Passo Piacenza, Cremona, Mantova seguendo la Padana inferiore, gustando gli odori delle cittadine cresciute sulle rive del , patria del grande Virgilio.

Sbaglio strada un paio di volte in prossimità di Padova e mi ritrovo a gironzolare per paesini immersi nel verde dell'alto Polesine (a ricordarmi che anche in mezzo all'oro c'e' sempre un po’ di povertà). Sono già stato da queste parti un paio di anni fa e mi ritorna il ricordo di una conversazione avuta con una maestra di scuola che mi spiegò come in queste zone è particolarmente forte il fenomeno dell'emigrazione. Infatti la mancanza di lavoro spinge la maggior parte dei giovani verso le grandi città.


Raggiungo Padova dopo 400 km, infreddolito, nonostante mi sia fermato per indossare almeno un maglioncino, alle 21 dove sono accolto da una mia amica.


Il lunedì passo l'intero giorno a girare senza meta...una giornata da turista giapponese con tanto di guida (la mia amica) e macchina fotografica al seguito per Padova. Un'altra bellissima giornata ma colorata da quella malinconia simile all'ultimo giorno di vacanza ai tempi della scuola.


La sera conosco una coppia di Australiani. Gireranno l'Europa fino a Febbraio. Lui mi domanda curioso,dove vado con quella „uespa” come la chiama lui. Il suo ' You are very crazy, vespaman!' fa sorridere entrambi. Passiamo la serata insieme a raccontarci le nostre vite e poi ci salutiamo. Lui oltre al classico “safe journey” aggiunge “take it easy” e di nuovo scoppiamo a ridere.


Ci salutiamo e martedì sono in sella. Il sole splende e la temperatura e' mite, faccio rifornimento di benzina e via per Tarvisio (il percorso lo scelgo di giorno in giorno, senza troppi piani e soprattutto senza l'ormai necessario a detta di molti, Gps?!?!?).


Passo Treviso, la valle del Piave in cui il ricordo della tragedia della prima guerra mondiale e' ancora vivo…zona che ora e' ricca di industrie; passo vicino alla fabbrica dell'Aprilia a Noale e mi viene da pensare non so perchè a Colannino e a come la Piaggio si sia trasformata in questi ultimi anni, spesso verso orizzonti poco consoni alla vecchia e gloriosa marca.


Passo veloce per Udine, e poi su il Tagliamento verso Tarvisio. Gemona del Friuli ,la Carniae le sue doline.


A questo punto comincio a rendermi conto che e' da più di 200 km che sono partito e non sono ancora in riserva. Arrivato a destinazione infatti, mi renderò conto di aver tenuto per tutto il viaggio medie di 37 38 km al litro nonostante la velocità sia stata vicina agli 80, 90 km/h.


Raggiungo Tarvisio, tempo per due foto, un panino, un caffè e via in Austria (strombazzate di clacson e pugno alzato al cielo). Decido di raggiungere Graz attraverso Villach e Klagenfurt sorta sulle rive del bellissimo lago di Wörthersee. Foto d'obbligo. Ho scelto la strada giusta. Vedo monti, paesini e panorami incredibili. A questo punto per raggiungere Graz senza prendere l'autobanh sono costretto ad arrampicarmi su per una montagna…arrivo in cima a 1500mt, le cime già innevate e gli impianti di risalita che partono proprio dalla strada...

Entro in una baita dove alcuni omoni con i baffoni giocano a carte e bevono birra. Poi via giù per Graz da dove decido di mettere le ruote (ruotine, meglio) in direzione dell'Ungheria. Scende la nebbia e la temperatura, tengo duro, entro in Ungheria e al primo motel mi fermo. Dopo 500 km sono praticamente congelato e distrutto e mi addormento subito.

La mattina la nebbia e' aumentata e la temperatura scesa vicino allo zero. 20 km e mi fermo per fare il pieno. Nonostante non piova sono praticamente zuppo dalla testa ai piedi.

Tra le nebbia passo miriadi di paesini che se non sapessi di essere in Ungheria, potrei tranquillamente scambiare per polacchi, cechi o slovacchi. Infatti sono presenti ovunque i segni di 50 anni di follia di regime totalitario; tra cui il triste e grigio aspetto delle città.

Passo paesi da nomi impronunciabili...mi fermo a Csorna…la Vespa e' da un po’ di km che sembra avere qualche problemino...A bassi giri singhiozza, non riesco a partire senza una buona dose di frizione (chissà che benzina ho messo su, mi viene da pensare). Mi fermo a pulire il carburatore (sarà proprio come avevo pensato io). Casualmente li vicino stanno inaugurando un monumento a ricordo delle vittime del 1956, in cui l'intera Ungheria si ribello all'egemonia russa. Ribellione finita nel sangue quando l'esercito russo entro a Budapest pochi mesi dopo.


Entro in Slovacchia (vai con le clacsonate di rito) a Bratislava con il castello sulla collina a dominare una città piena di vita che saluto con qualche strombazzata di clacson e via per Zilina... Tra i Carpazi e il verde della campagna slovacca mi ritrovo vicinissimo al confine Ceco che supero poco dopo.

Le mie ruote solcano solo per pochi chilometri le strade ceche, attraverso i Carpazi (e via altri passi alpini) entro in Polonia (vai con altre strombazzate). La temperatura e' bassissima vicina allo zero. Voglio arrivare a Zywiec, il paese in cui producono la famosissima e omonima birra.


Nel letto di un alberghetto trovato li vicino mi addormento non prima pero di essermi bevuto una meritata birra chiaramente prodotta li a pochi metri di distanza.

La mattina il sole che mi ha accompagnato fino al giorno prima mi abbandona…pioggia e vento e temperatura bassa...parto con: doppio paio di calzini (uno di lana) scarponcini, calzamaglia, pantaloni da sci, maglietta di cotone, maglietta termica e maglione di lana con giacca Dainese. Guanti pesanti, sottocasco, cappello di lana e casco integrale...in più indosso la mitica cerata con pantaloni antipioggia...risultato che non posso muovermi praticamente ma almeno non sento freddo e non mibagno...

Strada bagnata, vento trasversale, e lo stato delle strade non aiuta certo...stringo i denti e risalgo...Bielsko-Biala, Katowice. Passo nel paese di Tychy. E' da li che esce la nuova 500 e vedo un paese cresciuto intorno alla fabbrica.

Giungo a Czestochowa (foto sotto il santuario obbligatoria) e finalmente il cartello Warszawa! Quasi 500 km già alle spalle oggi...sbrigo alcune faccende e via di nuovo per Dzialdowo…sono già le 20.00, mi aspettano altri 150 km di freddo, strade da paura e buio intenso…praticamente vado avanti solo per inerzia...quando raggiungo quota 2000 km sul tachimetro dalla partenza, mi alzo sulla sella e suono il clacson all'impazzata cosi per risvegliare le articolazioni del mio corpo congelato...


Finalmente dopo milioni di buche e quasi 700 km giornalieri raggiungo la meta....esulto come un bambino, e bacio la Vespa. Mi accorgerò solo il giorno dopo che gli ultimi trenta chilometri gli ho fatti praticamente senza rendermene conto, con il vento polare in faccia in una sorta di trans buddista.


CE L’HO FATTA! CI SONO RUSCITO! E penso a tutti quelli che mi non credevano ci riuscissi davvero. Vorrei vedere le loro facce. Tutta invidia di chi vorrebbe una volta uscire dalla normalità della vita di tutti i giorni ma non ci riesce perchè ha troppa paura.

All'inizio avevo qualche dubbio sulla mia “vespetta” che e' risultata essere incredibilmente affidabile. Piuttosto ho a volte dubitato della mia resistenza fisica sotto acqua freddo e vento.


Un viaggio bellissimo, davvero, senza paragoni...vivere cosi alla giornata, fermarsi dove capita senza troppi problemi esistenziali. Con un po’ di dispiacere per chi non si muove di casa senza sapere a che ora ci sarà la cena nell'albergo prenotato un anno prima e che senza gps non posteggia neppure nel garage.


Spero un giorno di poter avere un'altra esperienza simile, magari in compagnia di altri folli
Ho già in mente un'altra folle sfida..verso steppe lontane...ci rivediamo fra un anno!

Alessio Bartali

scrivi a minacappussi@gmail.com

13 / 10 / 2008





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