IL RE E’ NUDO! LA TERZA VIA, IL DOPO BERLUSCONI. IL PRESIDENTE DI EURISPES, GIAN MARIA FARA AL RAPPORTO ITALIA 2010 di Mina Cappussi –
ABBIAMO DIMENTICATO LA LEZIONE DI CALAMANDREI! COME PREPARARSI AL DOPO BERLUSCONI. LE SCHIERE DI ASPIRANTI PRETENDENTI SONO NUMEROSE. L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI EURISPES A BACCHETTARE LA POLITICA E I POLITICI, A PUNTARE IL DITO SULLE INCONGRUENZE, A DISVELARE IL “RE NUDO”. SIAMO UN PAESE IMMOBILE, PRIVO DI IDEE E PROGETTI. GLI UFFICI DI RAPPRESENTANZA DELLE REGIONI SERVONO SOLO PER ORGANIZZARE LE VACANZE DEI POLITICI
“La mancanza di un progetto che segni pesantemente il presente, mortifica le attese degli italiani e impedisce di immaginare e costruire il futuro”. Atteso in religioso silenzio, l’intervento del Presidente di Eurispes è giunto come un fulmine a ciel sereno a bacchettare la politica e i politici, a puntare il dito sulle incongruenze, a disvelare il “re nudo” della famosa favola di Andersen, avendo analizzato, uno per uno, i singoli indumenti dell’imperatore credulone. Perché il Rapporto Italia 2010 non è un libro da mettere sullo scaffale, ma uno strumento di lavoro, una bacchettata fragorosa, un grido d’allarme che snocciola, dati e cifre alla mano, i numeri del Bel Paese. Gian Maria Fara, Presidente del prestigioso Istituto di Studi Politici e Economici e Sociali che fino al 1993 si chiamava Ispe, ha presentato una relazione corposa, monopolizzando la cerimonia di presentazione dell’edizione 2010 del Rapporto, la 22esima. Un problema tecnico, risolto con l’ausilio del volume di millecentoquattordici pagine come sostegno al microfono, gli ha dato lo spunto per un attacco ironico, che ha attirato le simpatie del pubblico. “Come vedete abbiamo problemi di comunicazione – ha sottolineato – Mi viene in mente che  tanti anni fa scoprii che un mio amico aveva usato il Rapporto per sostenere un divano con una gamba rotta. Fu allora che compresi che il nostro lavoro poteva servire a qualcosa!”. Gli applausi scroscianti hanno regalato un’atmosfera cameratesca alla cerimonia, che pure ha visto la partecipazione di autorità civili e militari, ministri, parlamentari, rappresentanti del mondo economico e produttivo.
“ Siamo un paese immobile, privo di idee e progetti: un paese popolato di litigiosi aspiranti ingegneri o architetti che non hanno interesse a che i lavori partano e si concludano nel segno del cambiamento necessario. Questi sono i padroni della transizione infinita interessati più che alla prospettiva al mantenimento dello 'status quo'”.
L’auditorio che affollava la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si è preparato ad ascoltare un intervento il cui “senso politico” non ha tardato a venire a galla, man mano che l’analisi procedeva, lucida e coraggiosa, investigando le diverse anime di un’Italia “fotografata” nelle sue linee essenziali, nei processi di cambiamento in atto, nei “segnali” che da più parti reclamano attenzione. Il Presidente ha spiegato le ragioni delle dicotomie messe in evidenza nel testo, crescita e declino, pubblico-privato, inclusione ed esclusione, rischio-sicurezza, tradizione-tendenza, spirito-materia precisando che la scelta metodologia rende più “frizzante” l’analisi.
“L 'anno scorso - ha cominciato Gian Maria Fara - fummo i soli a sostenere che la crisi finanziaria non avrebbe inferto colpi irreparabili all'economia italiana e che sarebbe stata di breve durata e mentre molti economisti prevedevano sventure, noi vedevamo possibile una sia pur lieve ripresa già a partire dalla fine del 2009. I fatti dimostrano che le nostre analisi erano corrette e libere da pregiudizi politici. Pensavamo di aver fatto la scelta giusta, portando un contributo di ottimismo, invece si arrabbiarono tantissimo. Il pessimismo serviva a chi doveva chiedere, serviva alle banche per stringere i cordoni della borsa”.
E ha parlato della “fase di transizione nella quale la Repubblica è impantanata da quasi vent'anni”
 E' diventato chiaro che il modello di sviluppo elaborato dalla classe dirigente nel dopoguerra si era praticamente esaurito dopo aver trasformato un paese agricolo in una delle prime dieci potenze economiche. Oggi giganti quali la Cina e l’India producono a costi molto più bassi di quelli che ci possiamo permettere. Da allora l’Italia è stata una sorta di cantiere sempre aperto perché nessuno ha le idee chiare su cosa si deve costruire. Non abbiamo timore di essere accusati di eccessivo allarmismo, ma dal nostro osservatorio cogliamo segnali preoccupanti di disagio, di distacco, quando non di ostilità nei confronti delle Istituzioni che aspiranti capipopolo vorrebbero cavalcare. E mentre tutto ciò accade, la nostra classe dirigente appare interessata solo agli equilibri di potere, a costruire e smontare alleanze, a difendere privilegi e vantaggi senza rendersi conto che l'intero sistema si sta progressivamente sfaldando. Una sola preoccupazione è in cima ai pensieri di tutti: come prepararsi al dopo Berlusconi. Le schiere di aspiranti pretendenti sono numerose e divise in due categorie, quelle dei pazienti disposti a sopportare una lunga attesa, e quella degli impazienti che temono che il logoramento dell’attesa possa essere troppo lungo”. E ha proseguito analizzando la situazione politica, gli “ antagonisti di Berlusconi che alla fine ne legittimano il metodo senza avere un progetto per il futuro”. Ha fatto cenno al Lodo Alfano, al leaderismo, alle  recenti vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio dei Ministri.
“Ormai – ha ricordato il Presidente di Eurispes – siamo passati da un Parlamento di eletti ad un Parlamento di Nominati e abbiamo dimenticato la lezione di Calamandrei!”
In quel mentre entrava nella sala Francesco Rutelli, e Gian Maria Fara si è addentrato nell’analisi. Il 27,5 per cento dei cittadini italiani non si sente rappresentato dal bipolarismo, non si riconosce in alcuno dei due schieramenti; badate, è quasi un terzo dell’elettorato. C’è dunque una terza Italia, maggioritaria e senza troppe pretese, che accoglie le attese, interpreta i bisogni”.
Politici e partiti sono avvisati, saranno confluiti pure tutti nella PdL, ma l’elettorato non ci sta, chiede l’alternativa. Ci guadagneranno partiti e partitini restati fuori, quelli che hanno appoggiato, ma senza entrare a pieno titolo, quelli che fanno, come si suol dire, da ago della bilancia.
 Poi Gian Maria Fara ha puntato il dito contro gli uffici di rappresentanza delle Regioni. “Sarebbe ora di chiudere inutili uffici di rappresentanza regionale in giro per il mondo, a New York, a Tokio, a Londra, che servono solo per organizzare le vacanze di uomini politici”
E ha proseguito in un silenzio religioso sui temi scottanti della nazione. Al tavolo dei relatori, assieme a lui, il Direttore della Biblioteca Centrale Nazionale, Osvaldo Avallone, il responsabile Eurispes per il settore Immigrazione, Marco Ricceri, la Presidente di Eurispes Italia Spa, Stefania Lazzari Celli, il Direttore di Eurispes, Susy Montante.
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