Iavam a la scola insieme a Bagnoli del Trigno Ricordi ed emigrazione

Angelo Lippucci famiglia bagnolese VAncouverdi Mina Cappussi -

Intervista ad Angelo Lippucci della Famiglia Bagnolese di Vancouver. Quando assaggiai per la prima volta il burro a casa di Teodorico e Andrea De Blasio, farmacista di Bojano. L’emigrazione ha inferto ferite che non si possono rimarginare agli affetti, alle amicizie. Il mondo dei signori e quello del popolo, una festa e lo scattone per sancire la fratellanza.

(UMDI - UNMONDODITALIANI) “Abbiamo trascorso l’infanzia assieme a Bagnoli del Trigno, e il mondo, il nostro mondo, era bellissimo, è stato come vivere nelle fiabe!” Angelo Lippucci è appena arrivato da Vancouver, in Canada, dove vive assieme a Rina e alla sua famiglia, emigrato da Bagnoli assieme aTeodorico e Andrea De Blasio, avvocato a Roma l'uno, farmacista a Bojano l'altro tanti altri negli anni della seconda grande ondata migratoria italiana. Ci siamo incontrati a Campobasso, dove l’ho invitato alla presentazione di due libri di poesie di Teodorico De Blasio “Iavam a la scola” e “Sulle mie colline molisane”, prefazione di Antonio Mario Di Nunzio per la Palladino Editore, nell’ambito dei festeggiamentiper il Patrono di Bojano, San Bartolomeo Apostolo. E’ qui che è scattata la molla dei ricordi, perché Teodorico De Blasio, neanche a farlo apposta, è stato compagno di banco di Angelo ed entrambi i fratelli, Teodorico e Andrea, sono stati grandi amici del nostro, prima che emigrasse in Canada.

La mente, il cuore, le immagini di Bagnoli. Quanto ha cancellato il tempo?

“I miei ricordi sono vividi, sembra che il tempo non sia mai passato. Ricordo il nostro maestro alle Elementari - prosegue Angelo - si chiamaBAgnoli del Trigno, stupendo centro del Molise Gennarino Di Tosto. Con Tedorico ho frequentato la quarta la quinta classe, gli piaceva scrivere, era bravo, ma non avrei mai pensato di ritrovarmi di fronte addirittura due suoi libri, me li ha dati proprio il nostro maestro, Gennarino. Sì, Teodorico scriveva, scriveva sempre, a macchina, con la Olivetti del papà, che pure era maestro”.

Le vostre strade si sono divise, ad un certo punto.

“Sì, la vita ci ha allontanato, l’emigrazione ha inferto ferite che non si possono rimarginare agli affetti, alle amicizie, ai legami. So che Teodorico è diventato un avvocato, se ne è andato a Roma, ma ci siamo visti poche volte dal 1964, mentre rivedo ogni anno Andrea, titolare di una Farmacia a Bojano, lungo corso Amatuzio. Con Teodorico ndavamo a pesca nel fiume Trigno, lui aveva una bella rete e poi riusciva a inseguire i topi che infestavano la cantina con il fucile ad aria compressa: si era specializzato, non ne mancava uno! Eppure era un tipo calmo e timido, ma quando si andava a caccia era uno di noi. Sì, perché Teodorico e Andrea facevano parte di un altro mondo, quello dei signori, io appartenevo al popolo, alla gente povera.

Sappiamo che lei ha operato la “fusione”, per così dire, tra i notabili di Bagnoli e i meno abbienti.

“In effetti io sono stato l’anello di congiunzione. Riuscii a far invitare Teodorico ad una festicciola che avevamo organizzato noi monelli del rione e a lui piacque tantissimo, si divertì molto. Fu quella la pietra miliare sulla quale nacque il sodalizio tra aristocrazia e popolo di Bagnoli. Andrea e Teodorico erano affabili, educati, certo, molto più educati di noi. Loro mangiavano con la forchetta e la cercavano quando venivano a mangiare a casa nostra; noi lottavamo a chi mangiava di più. E così si sono adattati”.

Cosa l’ha colpita di più di quell’altro mondo?

“Il burro. Lo vidi per la prima volta a casa De Blasio. Lo portò la domestica in tavola. Io non sapevo cosa fosse e rimasi piacevolmente colpito da quel sapore che si scioglieva in bocca”.

E invece dall’altra parte, cosa aveva di interessante il mondo dei popolani?

“La prima volta che invitai a cena Teodorico, mia madre era preoccupata, perché non avevamo mai avuto invitati tra gli aristocratici del paese. Si mangiava lo “scattone”, lui non l’aveva mai visto. Lo scattone è fatto di pasta, acqua in cui si fa cuocere la pasta, la “broda” detta in dialetto bagnolese 'lavatura' e vino. Noi non usavamo il cucchiaio a tavola e lui non sapeva come trangugiare il preparato brodoso. Gli dissi “si fa così” mostrandogli come berlo direttamente dal piatto. Devo dire che imparò presto”.

Facevate i compiti assieme?scattone molisano

“Per i compiti più difficili, come quelli di grammatica, Teodorico e Andrea aiutavano noialtri che eravamo più duri a capire. Il papà Adolfo De Blasio e lo zio Riccardo (che viveva con loro) ci facevano ripetizione e davano una mano per i compiti. Appena avevano finito volavamo fuori a giocare. E il pomeriggio era lunghissimo”

Anche tua moglie è di Bagnoli. Faceva parte anche lei del gruppo degli amici?

Rina si era trasferita a Roma con la famiglia e veniva a Bagnoli solo in estate. Tra gli altri amici ricordo Francesco, figlio del giudice Corradino Pascasio, e Michele Murazzo”.

TEodorico De Blasio

Una curiosità

Dello scattone ha parlato nel 1973 il Journal of American Folklore in un articolo dal titolo 'Medicina e Folklore in una comunità rurale italiana', scritto da Leonard W. Moss e Stephen C. Cappanari della Wayne State University di Detroit, tradotto da Renato Cavallaro. La rivista aveva condotto una ricerca sulle abitudini alimentari di un paese molisano chiamato 'Cortina d'Aglio', uno pseudonimo che nascondeva il nome proprio di Bagnoli del Trigno.

Ancora oggi lo scattone si apprezza come antipasto ed è il piatto delle feste tradizionali di paese come in 'Frammenti d'Antico', grandiosa manifestazione in costume ideata dal dr. Mastrodonato che si terrà il 18 agosto 2013. Gli ingredienti sono la stessa broda di cottura della pasta fatta in casa a cui i contadini aggiungono vino rosso e peperoncino gustando il tutto come aperitivo, specialmente nel periodo della raccolta delle olive e della vendemmia.Lo scattone, infatti, serviva per riscaldarsi ed aprire lo stomaco alle altre pietanze, non a caso si consumava all'inizio del pasto come prodotto liquido, soprattutto nelle giornate fredde e di gran fatica nei campi.

La tradizione prescrive che lo scattone sia preparato in un paiolo di rame stagnato.

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mi dispiace, perdono, grazie, ti amo

17 / 08 / 2013



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