Giù le mani dai soldati della Folgore. La bufala dell'Università di Messina candidata al Nobel

di Serena Lastoria

Millantanta una pretesa scientificità messa in discussione da altri professori universitari, evidentemente più accorti. Barnao e Saitta commettono un abominio metodologico e fanno del diario di una sola persona uno "history case". Pronta la candidatura al Nobel. Insorge anche il Ctim di Arcobelli. I nostri militari all’estero, al pari dei connazionali espatriati, sono portatori della cultura italiana e come tali andrebbero rispettati per il loro lavoro e per ciò che rappresentano. La loro vita fatta di sacrifici e impegno nel garantire la pace tra i popoli, è stata messa in discussione da una pubblicazione di alcuni "professori" dell’Università di Messina dal titolo “Autoritarismo e creazione di personalità fasciste nella folgore”, che descrive la realtà militare come una fabbrica di mostri fascistoidi ammazza bambini

folgore(UMDI UNMONDODITALIANI) Fango sui nostri militari, su quanti hanno versato e versano il proprio sangue per mantenere la pace, per difendere la nazione. Accuse gravissime, senza alcun fondamento reale, sono state confezionate dall'Università di Messina per mano (penna?) di due "studiosi" che, sull'argomento, proprio non hanno "studiato". Lo scorso gennaio, infatti, era stato pubblicato dal Centro Inter-universitario per le ricerche sulla Sociologia del Diritto, dell’informazione e delle Istituzioni Giuridiche un articolo di ricerca "scientifica" dal titolo “Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane”, un’autoetnografia in cui viene riportata l’esperienza militare di Charlie Barnao, assistente presso l’Università di Messina, il quale descrive la realtà militare come una fabbrica di mostri fascistoidi ammazza bambini. Per il prof. Marco Orioles, che insegna sociologia all’Università di Verona, si tratta di “una grande bufala teoricamente debole e metodologicamente azzardata, che denota un grandissimo velo ideologico” e avvia una raccolta firme contro i colleghi. Anche i para’ non ci stanno efull metal jacket rispondono con queste parole allo “studio” incriminato: “Siamo un gruppo di cittadini italiani, nonché paracadutisti in congedo, e ci rivolgiamo a voi in quanto direttori scientifici della collana di quaderni del C.I.R.S.D.I.G., per manifestare tutte le nostre perplessità, sulla pubblicazione del Working Paper n.50, dei quaderni della sezione comunicazione, dal titolo “Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane:un’autoetnografia”, ad opera di Charlie Barnao e Pietro Saitta. Le nostre intenzioni non hanno carattere censorio, tant'è vero che se la pubblicazione in questione fosse un romanzo o qualsiasi altra forma di fiction nonci sarebbe stato nulla da ridire. Lo sdegno che proviamo non è suscitato tanto dal contenuto del quaderno, peraltro molto discutibile, folgorequanto dal fatto che la pubblicazione millanti una qualche pretesa di scientificità avallata da una istituzione pubblica quale è l’Università di Messina. Nel frontespizio del quaderno, inoltre, è riportata la lista dei membri del comitato scientifico assieme alla dichiarazione che i lavori pubblicati nella collana sono soggetti ad un processo di peer-reviewing. Ciò significa che un certo numero di revisori, su incarico di uno degli editori dei quaderni, dovrebbe aver letto il lavoro, aver mosso eventuali rilievi, richiesto approfondimenti e variazioni ed infine avallato la pubblicazione. Ebbene, quel che non riusciamo davvero a capire è come dei revisori terzi rispetto agli autori, abbiano potuto giudicarecon favore un lavoro che di scientifico non ha proprio nulla. E’ infatti immediato verificare, fin dalla prima lettura, anche per dei non addetti ai lavori, che nell’articolo in questione gli autori Barnao e Saitta commettono un abominio metodologico, estrapolano da un singolo case study di tipo narrativo, praticamente una mitopoiesi dell’anno di servizio militare di uno dei due autori, una serie di ipotesi molto forti ed azzardate sulla Brigata Paracadutisti Folgore che poi estendono all’intero corpo delle Forze Armate italiane con l’esplicita pretesa di contribuire alla conoscenza degli intrecci tra guerra e pace nelle democrazie contemporanee. Tra l’altro, la presenza nel lavoro citato di alcuni errori evidenti, probabilmente dovuti a superficialità, avrebbe dovuto consigliare ai revisoriarcobelli perlomeno una lettura particolarmente attenta. Naturalmente il fatto che si tratti di abominio metodologico è nostra opinione, di semplici cittadini, magari mal influenzati dall’orgoglio ferito per aver servito il paese nei paracadutisti. Ma se davvero avessimo torto noi, sarebbe auspicabile che il Saitta ed il Barnao venissero candidati al premio Nobel per la sociologia, in quanto due ricercatori capaci di estrapolare delle mirabolanti verità sulle democrazie contemporanee, sulla base di una racconto autobiografico di quasi 20 anni fa, ambientato tra le mura di una caserma, non possono che essere dei genii.”. Anche il com.te Vincenzo Arcobelli, presidente del Ctim Nord America, Comitato tricolore per gli italiani nel mondo, dice la sua sull’articolo anti-folgore: “In un articolo apparso su il Giornale del 7 Dicembre, si metteva in evidenza il lavoro di due professori per una pubblicazione intitolata autoritarismo e creazione di personalità fasciste nellafolgore. I due professori nell’estendere l’articolo si sono ispirati a preconcetti ideologici dettati dalle esigenze propagandistiche della “guerra fredda” senza presumibilmente essersi resi conto che tale “guerra” è stata persa proprio da chi sosteneva l’ideologia comunista e che, a quanto pare, vi è rimasto nostalgicamente attaccato. ctimL’articolo rappresenta un documento di disinformazione che pare essere stato redatto da elementi del disciolto, per fallimento, KGB di sovietica memoria. Gli studenti meritano ben altro tipo di base documentale per la loro formazione culturale e non mi pare necessario porre in evidenza negativa una “goliardia” che in essenza costituisce uno degli elementi positivi per la formazione dello spirito di corpo, così come la disciplina ne è parte costituentein quanto essenziale ad un positivo svolgimento di qualsiasi operazione bellica. La storia ci insegna che negli scontri tra armati è sempre prevalso quello con maggior disciplina e rigore nel rispetto degli ordini impartiti. Rarissimi a casuali sono i casi opposti. Le missioni di “pace”, proprio perché effettuate prevalentemente da militari, implicano un comportamento identico a quello necessario in una situazione bellica. I nostri militari all’estero, al pari dei connazionali espatriati, sono portatori della cultura italiana e ne rappresentano un elemento di prestigio che non può e non deve essere in alcun modo essere gratuitamente denigrato per motivi di veteroidealismo fallimentare. Se gli estensori dello scritto dovrebbero vergognarsi di diffamare in tale modo la Folgore ed attraverso lei tutte le nostre Forze Armate, maggiormente sono da biasimare quanti con spirito acritico o partigiano hanno vagliato lo scritto approvandolo e rendendolo quindi documento di errata informazione. Infine un ringraziamento a tutti quei “folgorini” che per l’onore dell’ Italia sibandiera sono sacrificati arrivando a suscitare l’apprezzamento del nemico. Ad El Alamein ed altrove la Folgore non è stata sconfitta, ma è stata annientata dalla superiorità in materiali ed uomini, e per questo grande sacrificio l'Italia e gli Italiani, ovunque essi siano, ne dovranno essere per sempre grati. Viva la Folgore! Viva l’ Italia! E Viva quanti la rispettano ed apprezzano!”.

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20 / 12 / 2012


 






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