Giornata Mondiale contro la Violenza contro le Donne. Vittime responsabili? Il Molise e i Centri Antiviolenza

di Mina Cappussi -

Chi subisce non denuncia, oppure fa passo indietro. Le motivazioni sollevano le donne dal reato di connivenza. Il governatore del Molise, Toma: l’impegno della Regione. Ma il Coisp, sindacato di Polizia, aveva già portato alla Asrem il Codice Rosa e la dr.ssa Doretti. Centri antiviolenza: bacini di voti per sistemare parenti e amici, o luoghi per curare la violenza di genere?

(UMDI – UNMONDODITALIANI) Violenza contro le donne. Quanta la responsabilità delle vittime? Una visione leggermente fuori dal coro, quella che, nel riprovare, senza mezze misure, qualunque tipo di violenza, sia essa fisica, psicologica, verbale, prende in considerazione l’atteggiamento di accettazione delle donne, che non denunciano, o se denunciano, spesso fanno passo indietro. Eppure il problema esiste, ma sembra davvero fuori contesto in una società in cui le donne avrebbero tutti gli strumenti per fermare questa spirale dell’orrore. Perché accade allora? Perché ci sono i legami sentimentali, le ritorsioni psicologiche, le minacce economiche, ma soprattutto per via di una certa cultura dura a morire. Per non parlare del fatto che la connivenza è punita dalla legge. E allora perché? La Giornata Internazionale contro la Violenza contro le Donne deve servire proprio a questo, a fare luce sulla problematica e a scardinare queste convinzioni. Sulla questione il piccolo Molise non ha nulla da invidiare a regioni numericamente più consistenti, a giudicare dalla presenza di ben tre centri antiviolenza. Ovvio che disporre di tre centri significa poter fare affidamento su tre bacini di voti e tre possibili enti in sui sistemare amici, parenti ed elettori. Ma Centri antiviolenza significa anche che il problema esiste, e non può essere sottovalutato.

«La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre il 25 novembre – spiega il presidente della Regione Molise, Donato Toma, offre l’occasione per focalizzare l’attenzione su quanto la Regione Molise ha inteso promuovere a tutela delle vittime e dei loro figli e per la prevenzione del fenomeno. La Rete antiviolenza è stata costituitaallo scopo di condividere azioni e interventi con soggetti pubblici e privati che si occupano della materia. Oltre a ciò, è stato posto in essere un modello organizzativo dei servizi su tutto il territorio, che ha il suo punto di forza nella semplificazione dell’accesso e nella razionalizzazione delle risorse.L’esperienza maturata ha permesso l’acquisizione di una puntuale conoscenza del problema e delle modalità operative funzionali a costruire un percorso individualizzato di concreto riscatto dalla condizione di dipendenza e soggezione. Non va dimenticato che le vittime di violenza sono portatrici di bisogni complessi, che richiedono un’assistenza globale e l’impiego di professionalità capaci di operare, in modo integrato, sulla base di metodologie condivise”.

Il dr. Toma forse non lo ricorderà, perché all’epoca non calcava ancora il palcoscenico regionale, ma sulla questione molto ha fatto il Coisp, il sindacato di Polizia, che portò a Campobasso, nell’aula dell’Università degli Studi del Molise, Facoltà di Giurisprudenza, assieme al segretario nazionale, Franco Maccari, anche la responsabile del Codice Rosa, Vittoria Doretti. E fu proprio la sottoscritta a moderare l'incontro, alla presenza, tra l'altro, del neo rettore dell'Unimol, Gianmaria Palmieri.

L’ATS, AMBITO TERRITORIALE SOCIALE DI CAMPOBASSO

“Nel Molise – prosegue Toma - si è optato per una gestione pubblica della materia, affidando agli Ambiti territoriali sociali - che operano in collaborazione con l’Associazione Be Free e che hanno come capofila l’ATS di Campobasso - la realizzazione dei tre Centri antiviolenza, a Campobasso, ove ha sede anche la Casa rifugio, a Termoli e a Isernia. Gli operatori dei Centri svolgono, inoltre, interventi nel campo della prevenzione.

L’ASREM

“Il recepimento, da parte della Giunta regionale, delle Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza, - conclude Toma - consentirà all’ASReM di organizzare un sistema di accoglienza idoneo e qualificato. I risultati conseguiti ci portano a valutare positivamente quanto fin qui è stato fatto e ci spingono a impegnarci ulteriormente per un’implementazione dei progetti, a partire dall’organizzazione di percorsi formativi rivolti agli operatori degli Enti locali, delle Forze dell’ordine, del Servizio sanitario regionale, oltre a una capillare campagna di sensibilizzazione».

24 / 11 / 2018

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