Fotografato il primo buco nero. La galassia M87 dista circa 55 milioni di anni luce da noi

di Grazia De Gregorio

‘’L’ottimo raccordo tra teoria e osservazioni ci ha convinto che questo è un buco nero come predetto da Einstein". La foto più ambita dell’astrofisica è stata mostrata al mondo nel pomeriggio del 10 aprile. Il buco nero del quale è stata catturata l'immagine è quello al centro della galassia M87. Inaf e Infn hanno partecipato al progetto internazionale Eht.

(UMDI UNMONDODITALIANI) ‘’È la prima prova visiva diretta di un buco nero e della sua ombra. È l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero al centro della galassia Messier 87, scattata dall'@ehtelescope, a cui partecipano ricercatrici dell’INFN e dell’INAF #EHTblackhole’’, il tweet dell’INFN, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, postato il 10 aprile 2019. Per la prima volta è stato fotografato un buco nero. Dopo che nel 2016 le onde gravitazionali avevano dimostrato l'esistenza di questi misteriosi oggetti cosmici, arriva la prima prova diretta e l'immagine, che lo testimonia, è quella del buco nero M 87, al centro della galassia Virgo A (o M87), distante circa 55 milioni di anni luce. Al risultato del progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht), l'Italia ha partecipato con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). È stato rivelato dalla sua ombra, che appare come una sorta di anello rossastro, il buco nero al centro della galassia M87 con la massa di sei miliardi e mezzo quella del nostro Sole. Pubblicato in sei articoli in un numero speciale della rivista Astrophysical Journal Letters, il risultato è stato annunciato contemporaneamente in sei conferenze stampa. A Bruxelles lo hanno presentato il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) e il progetto Event Horizon Telescope (Eht), alla presenza del Commissario Europeo per la Ricerca, la Scienza e l'Innovazione, Carlos Moedas; le altre cinque conferenze stampa sono state organizzate a Santiago del Cile, Shanghai, Tokyo, Taipei e Washington. Fin dal 2014 l'Erc ha finanziato con 14 milioni di euro il progetto Eht e in particolare le ricerche coordinate da Luciano Rezzolla, Heino Falcke, della Radboud University Nijmegen, e Micheal Kramer, della Royal Astronomical Society. A catturare l'immagine rivoluzionaria è stata la rete di otto radiotelescopi, che fa parte della collaborazione Eht.

LE DICHIARAZIONI DI LUCIANO REZZOLLA

’Quella che abbiamo visto è l'ombra di un buco nero’’, ha detto all’ANSA Luciano Rezzolla, direttore dell'Istituto di Fisica Teorica di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht.’Nei buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie, la materia che viene attratta si riscalda e, cadendo nel buco nero, emette luce, parte della quale è osservabile con i radiotelescopi – ha aggiunto riferendosi al confine, che separa un buco nero dallo spazio che lo circonda.– In queste condizioni fisiche, infatti, è possibile rivelare la cosiddetta zona 'in ombra', ossia quella regione di 'assenza di luce' e che è tale in quanto la luce al suo interno viene assorbita dall'orizzonte degli eventi. Con i telescopi di Eht abbiamo finalmente raggiunto una risoluzione sufficiente per guardare su una scala dell'orizzonte degli eventi. Dall'interno di questa superficie - ha spiegato - nessuna informazione può essere scambiata con l'esterno. Per questo motivo i buchi neri sono importanti in fisica: il loro orizzonte degli eventi è infatti un limite invalicabile alla nostra capacità di esplorare l'universo".

11 / 04 / 2019


 






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