Europa League: Inter-Eintracht 0-1, nerazzuri fuori dall’Europa

di Andrea De Marco -

Nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Europa League, i nerazzurri perdono in casa contro l ‘ Eintracht e dicono addio alla competizione. Decisivo un gol dell’attaccante Jovic dopo appena 5’ di gioco

(UMDI-UNMONDODITALIANI) C'è chi salva la faccia a una Nazione, calcisticamente parlando, cioè l'Eintracht che vince al Meazza 1-0; e poi c'è l'Inter. Che più corta non si può. In termini di giocatori disponibili ma non solo. Di solito, in questi casi, tocca ai più esperti e ai più celebrati prendere per mano i superstiti. Invece ci sono "grandi firme" che, mentre suona forte l'allarme, restano algide, decentrate, apparentemente impassibili mentre la barca cola a picco. La condanna è persino beffarda, perché l'Eintracht si vede offerta su un piatto d'argento non la torta che al pranzo pre-partita viene offerta al chairman ospite, ma la qualificazione. Il match ha storia breve. Cinque minuti e il jet europeo vola via. Un pallone perso male, poi una partita giocata senza idee, con soluzioni solo individuali e dei pochi che gettano il cuore oltre l'ostacolo. Un caos organizzato. Eppure l'Eintracht, che crea un numero incredibile di occasioni da gol, passa per un gol, un gol solo, regalato dalla difesa di casa. Ironia della sorte. Si salva solo Handanovic, un bastione insuperabile per chi gli si pone davanti. E poi i "bambini", gettati nella mischia, simbolo dell'impotenza della panchina.

Primo tempo

Pazza Inter, amala... recita l'inno. Davvero dura però dare retta al ritornello, stasera, nel primo tempo, che l'Eintracht domina al punto che - al riposo con il vantaggio di un gol - questo vantaggio gli sta persino strettissimo. Pronti via e dopo 5' il primo patatrac di una squadra che vede minate le sue poche, assolute certezze. De Vrij commette un grossolano errore, confidando nella sua fisicità, ignorando quella di Jovic che l'olandese sfida con un colpo di testa all'indietro che si rivela un boomerang. Contatto tra i due, il difensore cade e Jovic può comodamente scavalcare con un pallonetto Handanovic uscito nella terra di nessuno. Le amnesie continuano, tra una squadra, l'Inter, che porta palla, e un'altra che la fa girare, si allunga nel pressing e si restringe in difesa, come una fisarmonica che sa il fatto suo. Dopo 45' il pil dell'Inter è fatto di uno scatto con il timer giusto di Keita, rientrante, che si allunga il pallone facilitando il compito in uscita di Trapp; dall'altra parte invece i tedeschi hanno colpito una traversa con haller a porta vuota, dopo un diagonale di Kostic smanacciato da Handanovic; e ancora trovano sulla loro strada un Handanovic all'altezza su conclusione di un Gaçinovic partito a sua volta in campo aperto e poi ancora coraggioso nel mettere la mano per spostare il pallone sui piedi di Haller, pronto a ribadire in porta. La manovra nerazzurra è lenta fin dall'origine, perché la cerniera centrale Vecino-Borja gioca al rallentatore. Candreva e Politano ingaggiano duelli personali, Perisic è quello di questa stagione, anonima, abulica; più ombre che luci, mentre Keita paga la lunga inattività.

Ripresa

Qualcosa deve cambiare, ma cosa? Certo Spalletti non può fare affidamento sulla panchina, dove siede mezza Primavera, oltre a Padelli, Ranocchia e Brozovic. Non cambia nulla, Politano corre finché ne ha ed è il solo a cercare di dare un senso a qualcosa che un senso non ce l'ha. Keita da prima punta viene fagocitato dai corpulenti avversari, Candreva gira al largo e non ha alternative al suo solito cross, di Perisic vice-campione del mondo non c'è traccia. Entra pure Ranocchia, ma si assesta in difesa. La ripresa è da scapoli-ammogliati, con gli uni a buttarla come viene e gli altri a non sfruttare dieci situazioni di larga superiorità numerica. Brutta, bruttissima gara. E il marchio di fabbrica di una storia europea, per l'Inter, quest'anno, contrassegnata dal farsi male, in casa propria.

15 / 03 / 2019

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