E' morto Romeo Salmonì: l’uomo che ispirò Benigni per La vita è bella

di Stefania Paradiso *
“La storia di Rubino Romeo Salmonì è la storia di tutti noi. È la vicenda di un ragazzo romano che, per il solo fatto di essere di religione ebraica, fu costretto a subire le leggi razziali e poi la romeo salmonìdeportazione nel campo di sterminio di Auschwitz. Tutti noi sentiamo di avere un debito di riconoscenza verso Romeo e verso tutti gli uomini e le donne che come lui hannoavuto la forza di scampare alla macchina di morte nazista e hanno trovato il coraggio di raccontare la loro tragica esperienza. Per questo siamo grati a Romeo. Per avere avuto la forza di sopravvivere e per essere riuscito a raccontare la sua esperienza”. Nicola Zingaretti
(UNMONDODITALIANI)E’ venuto a mancare ieri all’età di 91 anni “l’ebreo che sconfisse Hitler”, come ebbe più volte modo di definirsi con la sua solita ironia, Romeo Salmonì, uno degli ultimi sopravvissuti romani alle deportazioni naziste della seconda Guerra Mondiale. Salmonì - sfuggito alla razzia nazista del 16 ottobre del 1943 al Ghetto di Roma - era stata catturato dalla polizia fascista nell'aprile del 1944 e portato prima in via Tasso e quindi a Regina Coeli. Da lì cominciò quello che lo stesso Salmonì definì il ''lungo viaggio verso la morte'', ovvero la deportazione a Fossoli e poi ad Auschwitz. Riuscito a sopravvivere al campo di sterminio, tornò a Roma alla fine di agosto del 1945 dove ritrovò i genitori, ma non i fratelli Angelo e Davide, uccisi dai nazisti. La sua vicenda ispirò a Roberto Benigni il film da Oscar La vitala vita è bella è bella.
Profondo cordoglio per la scomparsa di Salmonì è stato espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha scritto di aver "appreso con profonda tristezza la notizia" della morte di un "testimone e vittima di una delle pagine più tragiche e dolorose della storia". "Nel corso della sua lunga esistenza si è costantemente adoperato per rafforzare e diffondere, in particolare tra le nuove generazioni, i valori essenziali di libertà, giustizia e democrazia, oscurati dalla barbarie della stagione nazifascista", ha aggiunto il capo dello Stato.
''Con la scomparsa di Romeo Salmonì ci lascia un grande uomo che con il suo coraggio e la sua forza è riuscito a salvarsi dall'inferno di Auschwitz-Birkenau. Romeo è stato un esempio per i giovani e per l'intera città'', così lo ha ricordato il sindaco di Roma, Gianni fine dell'orroreAlemanno. ''Con la sua forza d'animo, il suo ottimismo e la sua volontà è riuscito a ricostruire dal niente una vita. Ricordo la felicità dei suoi occhi durante i festeggiamenti delle nozze di diamante con Mirella e i sorrisi dei suoi familiari ai quali ha trasmesso, nonostante l'incubo dei campi di sterminio nazisti, l'amore per la vita e per la famiglia - ha continuato il primo cittadino - La storia di Romeo come quelle degli altri ex deportati deve essere utile perché non torni ad accadere quello che è successo, purtroppo, a tantissime persone''.
Condoglianze alla famiglia di Romeo Salmonì anche dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: ''Era un uomo straordinario che ha dedicato la sua esistenza e il suo impegno a tenere vivo il ricordo dello Shoah e a coltivare, soprattutto nei più giovani, il seme della pace, del rispetto e della tolleranza. Salmonì ha conosciuto l'orrore di Auschwitz e dell'Olocausto facendosi testimone di quella tragedia e soprattutto testimone della memoria e dei valori irrinunciabili della libertà e del rispetto reciproco, valori che la Regione Lazio continuerà a portare avanti con iniziative che permettano ai giovani conoscere la storia e non dimenticare''.
Testimone coraggioso sopravvissuto ad una delle pagine più tragiche e infami dellapresentazione del libro ho sconfitto hitler storia del nostro Paese e dell’umanità intera”, ha ricordato il Presidente del Senato Renato Schifani.
Ma il ricordo più bello lo fa Roberto Benigni quando dice “Mi resta di lui l’immagine di una persona che aveva voluto vivere a tutti i costi e in maniera giusta”.
Sfuggito alla cattura nel ghetto, fu catturato dalla polizia fascista nell’aprile del 1944, portato prima nel campo di concentramento italiano di Fossoli e poi, con un convoglio bestiame, nel campo di sterminio di Auschwitz dove arrivò il 22 giugno e divenne l’ebreo A 15810. Il numero tatuato per sempre sul suo corpo Salmonì non lo hai mai nascosto, lo ha sempre mostrato come segno di ammonimento alle future generazioni, per non dimenticare.
Nessuno dei superstiti dei campi di concentramento ha mai dimenticato quel viaggio nell’orrore perché chiunque vi sia stato “non esce mai completamente da Auschwitz” come ebbe a dire poco tempo fa lo stesso Salmonì. I suoi ricordi, la sua storia l’ha raccontata in un libro presentato quest’anno, “Ho sconfitto Hitler” è il titolo delle sue memorie, un titolo che orrore dell'olocaustoracchiude tutto il suo pensiero.
Il Cavaliere di gran croce dell’ordine al merito della Repubblica, come è stato insignito dal Presidente della Repubblica ad inizio dell’anno, amava ricordare la sua esistenza: “Io sono ancora qui sano e salvo. Ho fatto i miei conti: sono uscito vivo dal Campo di sterminio di Auschwitz, ho una bella famiglia, ho festeggiato le nozze d’oro, ho dodici splendidi nipoti, credo di aver sconfitto il disegno di Hitler!” era questa la sua visione della vita, quel modo di guardare sempre in positivo che ispirò il personaggio di Benigni nel film “La vita è bella”.
Un desiderio di raccontare che lo ha animato per tutta la vita, dal suo primo viaggio di ritorno a Birkenau, organizzato dalla Comunità ebraica di Roma nel 1962, è stato un continuo racconto, nelle scuole, ai giovani, in sinagoga, ai politici, ai gruppi che visitavano Auschwitz.
L’esempio di un uomo rinato nonostante dalla violenza e dall’orrore inflitti da altri, con l’orgoglio di potere dire che Romeo Rubino Salmonì sia davvero riuscito a sconfiggere Hitler.
ateneo roma tre*stagista per conto dell’Università Roma Tre
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10 / 07 / 2011


 






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